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venerdì 18 gennaio 2008

Interventi.

Il mito della spallata e gli istinti della piazza
Solidarietà in un quadro di poteri e garanzie

di Paolo Maninchedda

Pubblichiamo la trascrizione dell'intervento del consigliere regionale Paolo Maninchedda (Sardegna e Libertà) nel dibattito in aula del 17 gennaio 2008 sui rifiuti dalla Campania.

Onorevoli colleghi, non si possono spendere parole banali rispetto ai fatti di questi giorni. E bisogna parlarne secondo una gerarchia di gravità. A mio avviso i gravissimi episodi di violenza dinanzi all´abitazione del presidente della Regione non sono stati né occasionali né dovuti a una degenerazione di una protesta pacifica. Nascono dall´idea sbagliata che si possa dare una spallata ai governi attraverso la piazza. Nascono dall´idea sbagliata di poter governare la piazza dopo averne svegliato gli istinti più bassi.

Noi siamo lontanissimi da tutto questo. Siamo pacifici. Riteniamo sbagliato, ingiusto, umanamente ignobile convocare riunioni di protesta sotto l´abitazione privata del presidente della Regione come sotto la casa di qualsiasi sindaco. Quando si va sotto le finestre delle case private, si educa all´odio, che lo si voglia oppure no. C´è da ragionare seriamente su una brutta piega che sta prendendo il bipolarismo italiano e sardo: quasi che sia in atto una guerra fredda civile ma pur sempre una guerra civile. C´è da riflettere sui repertori ideologici e sugli strumenti di propaganda dei due schieramenti. Spero che lo facciano in primo luogo i diretti interessati.

Il secondo tema è l´uso delle forze di polizia. Al porto di Cagliari si è protestato civilmente, politicamente. Francamente i manganelli, le botte, le spinte erano a dir poco fuori luogo. Come lo erano stati in occasione delle proteste degli addetti delle imprese di pulizia. Il confine tra la protesta e l´eversione è molto netto, non si presta a equivoci. Invece, in questi ultimi tempi, si ha una ricorrente tentazione di fare appello alla polizia. Chi ha queste debolezze culturali, chi ha queste tentazioni autoritarie sappia che l´abuso di polizia ha sempre portato a situazioni di grave crisi del diritto e della democrazia.

Noi siamo contro l´uso repressivo della polizia contro le forme legittime di protesta. Non abbiamo la certezza che le stesse convinzioni siano diffuse in tutti i settori del governo regionale e di quello nazionale, specie quando si nota che a risolvere il problema campano si nomina un ex capo della Polizia e un generale dell´Esercito.

Il terzo tema è quello dei rifiuti. Il presidente della Regione ha fatto riferimento alla Costituzione, al vincolo di solidarietà che dovrebbe legare i popoli d´Italia e d´Europa. Questo appello è per noi importante, ma non abbiamo fiducia che sia un ragionamento strutturale e non episodico e occasionale. È costume infatti di questo governo regionale agire spesso secondo la logica del volta per volta. Io penso che prima o poi così facendo arriva la volta che danneggia seriamente il sistema.

Il problema della Campania è un pezzo del problema più ampio del rapporto tra lo Stato e le regioni. Abbiamo ancora nelle orecchie la discussione tenuta in questo Consiglio sulla riforma dell´art. 13 dello Statuto nella quale si esprime la filosofia per cui ogni regione fa da sé in base al proprio gettito fiscale. La Sardegna, in una trattativa senza popolo, si è interamente accollata sanità e trasporti. Il federalismo fondato sulle tasse è il federalismo degli egoisti, e la Sardegna lo ha accettato, ha accettato una formula che libera lo Stato dalla solidarietà verso di noi in settori strategici e nel campo dei diritti. Un errore di cui non si è ancora capita fino in fondo la portata.

Oggi lo Stato scopre che ha bisogno della solidarietà dei poteri locali, oggi scopre che il federalismo egoista non riesce a risolvere i problemi, che non hanno confini perché agiscono dentro tutti i confini. La Sardegna ha una strategia attiva perché questa “scoperta” della solidarietà trasformi in profondità lo Stato, o pensiamo di usare il credito maturato col governo per una trattativa su qualcosa, ma lasciando il sistema com´è? La Sardegna ha un´idea di come indurre lo Stato ad un cambio di sistema?

Noi siamo per i sistemi solidali strutturati, non per le solidarietà occasionali negoziate volta per volta. Anche perché questa episodicità ci danneggia. Se si è voluto valorizzare il gesto d´aiuto alla Campania per vantaggi futuri per la Sardegna, si deve essere consapevoli che nell´immediato le si è procurato un grave danno, perché si è distrutto un simbolo faticosamente costruito, che è quello rappresentato dalla legge n. 6 del 2001 che impedisce l´importazione dei rifiuti solidi urbani e impediva anche quella di rifiuti speciali fino alla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato questa parte incostituzionale.

La legge nasceva dalla volontà di costituire una difesa alla tentazione di utilizzare ampi settori del territorio disabitato della Sardegna per risolvere le emergenze nazionali, tra cui proprio quella dei rifiuti radioattivi è tornata d´attualità la scorsa legislatura; nasceva dalla volontà di affermare che c´era e c´è un popolo con cui chiunque abbia queste intenzioni doveva e deve fare i conti. Tra la Corte costituzionale che ci impedisce di difendere il territorio dalle scorie nucleari e le nostre scelte dinanzi all´emergenza campana - scelte che hanno tolto la difesa di popolo della Sardegna e l´hanno sostituita con un´autorizzazione amministrativa del presidente - noi oggi dinanzi ad un´eventuale futura emergenza nazionale dei rifiuti radioattivi non abbiamo più una norma a difenderci, ma anzi abbiamo sul collo un precedente appunto generato da un´emergenza nazionale.

Si deve e si può aiutare la Campania, ma si deve pretendere di farlo in un sistema chiaro di poteri e di garanzie, di sovranità e di solidarietà; solo in questo quadro la Sardegna potrà essere felicemente una Regione di diritti e di doveri; fuori da questo quadro, nella logica di “una strategia per ciascuna battaglia”, la Sardegna si indebolirà progressivamente e inesorabilmente.

Infine non ci convince chi da una parte garantisce l´aiuto e tace sul sistema politico che ha generato l´emergenza. La Campania dimostra che concentrare il potere nelle mani di una persona, centralizzarlo, personalizzarlo, selezionare la classe dirigente in base alla prossimità al leader, non ha migliorato l´efficienza delle istituzioni, non ha elevato il tasso di legalità, non ha risolto strutturalmente i problemi. La modernità richiede partecipazione e governance, richiede un sistema a rete autentico ed efficiente, non un sistema centralistico, verticistico e personalistico.

Tacere su questo sistema e non ricordarsi che questo era lo stesso sistema che si voleva per la Sardegna con la Statutaria, significa non avere capacità autocritiche, lungimiranza, capacità di correzione. Infatti, proprio la mancanza di coinvolgimento dei poteri della Sardegna in una decisione così complessa sembra confermare che, nonostante la Campania certifichi che gli autoritarismi moderni complicano e non risolvono i problemi, in Sardegna si continua a pensare che il mandato elettorale sia una sostanziale delega totalizzante quinquennale, comprensiva di tutti i poteri di sovranità di tutte le comunità. Noi siamo radicalmente ostili a questa concezione, la combattiamo oggi e la combatteremo domani perché siamo convinti che sia anacronistica e dannosa.


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