venerdì 18 gennaio 2008
di Ugo Collu*
La scomparsa di Ruth Guggenheim Nivola è una grave perdita anche per la Sardegna. Alla Fondazione e al Museo intitolato a Costantino, infatti, lei ha dedicato i 20 anni sopravanzati alla morte del marito. Aveva sei anni meno di lui e aveva conservato una vitalità giovanile e una intelligenza di rara profondità, sempre più corroborata negli ultimi anni da invidiabile saggezza. Sapevamo della sua subdola malattia alle ossa, ma non ci aspettavamo una così repentino epilogo. Due anni fa aveva subito un intervento delicato da cui era uscita provata, ma non abbattuta. Aveva ripreso come prima ad interessarsi di tutto ciò le stava a cuore: l'archivio, la scelta delle opere per il completamento della esposizione permanente nel Museo, il progetto dei nuovi spazi espositivi che concluderanno il complesso museale di Orani.
L'avevo per qualche ora visitata solo alcuni mesi fa nella sua casa di Amagansett e faticava a salir le scale per raggiungere la camera da letto. L'osteoporosi galoppante le rendeva faticosa la respirazione, lo sterno le premeva sempre più violentemente i polmoni. Epperò era serena e quasi allegra, vitale come sempre. La morte non le incuteva paura, mi confidava che l'aveva quasi addomesticata fino a tenerla costantemente al suo fianco. La caratterizzava una saggezza d'altri tempi e una speranza religiosa protesa all'ottimismo universale. Una donna positiva, una memoria morale anche per la Sardegna.
Di famiglia ebrea - il padre tedesco, Samuel Guggenheim, un medico molto conosciuto a Monaco, e la madre russa, Magnia Brochis, storica dell'arte - aveva da adolescente percorso il calvario della persecuzione nazista. Nel 1933 a 16 anni dovette trasferirsi con la famiglia prima a Baden-Baden e poi a Torino dove studiò in un collegio di suore. Un breve ritorno a Francoforte e nel 1933 devette abbandonare definitivamente la Germania per stabilirsi a Milano.
Nel 1935, dopo qualche anno di studi in Svizzera, si iscrive alla scuola d'arte di Monza dove incontrerà Costantino, il suo futuro sposo. Fu il carattere forte e un po' rude del giovane oranese (di sei anni più grande di lei) ad attrarla.
Durante il suo primo giorno di scuola notò un banco vuoto al centro dell'aula, si informò di chi fosse. Le dissero che apparteneva ad un allievo, sospeso perché si era rifiutato di salutare al modo fascista durante una cerimonia ufficiale. L'allievo era Costantino Nivola. Stava scontando una sospensione di sei mesi.
La conoscenza di Costantino fu per Ruth una rivelazione. Di lui ammirò subito l'intelligenza acuta e vivace e la vitalità un poco selvaggia. Ma fraternizzò anche con i due compagni del futuro marito, e cioè Salvatore Fancello e Giovanni Pintori. Erano tutti e tre poveri in canna. Giunti a Monza con una borsa di studio della Camera di commercio, non avevano da sfamarsi, anche perché l'assegno arrivava sempre a fine anno. Ruth ricordava, compiangendoli, che però non c'erano problemi, in quanto lei poteva dividere in tre parti l'abbondante merenda che si potava dalla sua casa benestante.
È nota la storia della loro fuga a New York per sfuggire alle leggi razziste, Nivola era anche ricercato dalla polizia fascista per i contatti intrattenuti a Parigi con Lussu. E si conosce la storia degli stenti nel loro primo soggiorno newyorkese; la loro vicenda sembra uscita da un film di Frank Capra. Solo in seguito arrivarono i successi. Costantino conobbe Le Corbusier e tramite lui tanti altri architetti e artisti. Ma Ruth, diplomata anche lei in grafica pubblicitaria e di spiccate capacità artistiche quanto lui, accettò di vivere nella sua ombra, convinta che curare la famiglia fosse per lei l'opera d'arte più alta e impegnativa.
Solo quando i figli si sono resi autonomi ha dato alcuni segni concreti della sua preparazione artistica creando una serie di modelli per gioielli: ricami di fine eleganza esposti in varie parti del mondo e qualche anno fa anche in Italia. Aveva un immenso amore per la Sardegna e solo prima delle feste di Natale mi ribadiva la sua speranza di tornarci nella prima estate. Le sue ossa però non hanno retto. È morta circondata da figli e nipoti in quella casa di Long Island, restaurata e arredata con amore insieme a Costantino, che non ha mai voluto abbandonare. Neppure durante la malattia. Si è spenta nella casa de is crobie e parestaggius. Sul letto della camera del tappeto di Sarule.
* presidente dell Fondazione Costantino Nuvola
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