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venerdì 18 gennaio 2008

Soru: «Prendere un presidente
a casa è fascismo». I rifiuti sono
una goccia nel mare, un'inezia
Scelta impopolare di responsabilità

di Giorgio Melis

Renato Soru non è personaggio da difesa, che si fa chiudere nell'angolo o arretra intimidito quando è sotto schiaffo. All'opposto. È uomo d'attacco. Quasi sempre così. Ma raramente lo è stato come ieri in Consiglio. Nervoso, la tensione interna che gli si leggeva nel volto a tratti contratto, duro e determinato. All'offensiva: non con la guardia alzata a parare i colpi. Ha rovesciato sugli accusatori il processo che gli si voleva celebrare per la spazzatura napoletana: molto attenuato nei toni per la solidarietà dovuta e dichiarata dopo l'assalto alla sua casa, a lui, la famiglia, gli amici dentro.

Di sicuro, ha messo a tacere molti avversari: difficile negargli rispetto non solo per quel che ha subito ma per come ha reagito. «Non è in gioco la mia serenità. L'avevo prima e adesso: domani anche questo sarà alle spalle». Ma ha voluto ribaltare l'agenda della seduta straordinaria del Consiglio, rifiutando l'ordine delle priorità. «Credevo che al centro del dibattito ci sarebbe stata la violenza, i fatti gravissimi e senza precedenti a Cagliari. Di questo voglio prima parlare. Dopo dirò dei rifiuti, che mi sembrano meno importanti».

È iniziata così una requisitoria durissima, rilanciata anche alla fine dei ventitre minuti di discorso. «Non sono certo io ad aver fatto paragoni con l'assalto alla casa di Emilio Lussu: un personaggio di levatura eccezionale, sono indegno di qualsiasi confronto con lui. Parlo di quel che è accaduto a me. Un politico, il legittimo presidente della Regione, può essere contestato, attaccato, essere oggetto di aspre polemiche in Consiglio e fuori, in dimostrazioni pubbliche, in congressi e interventi. Ma quando alla sera torna a casa, dev'essere tranquillo come chiunque altro, con la sua famiglia».

Soru ha evidentemente incubato un sordo furore, una motivata indignazione per un evento inaudito, preceduto da fatti e parole molto sopra le righe. Su questo passaggio ha quasi gridato la sua denuncia: «Ringrazio tutti della solidarietà. Ringrazio soprattutto i molti sardi che me l'hanno manifestata fuori dell'ufficialità, con partecipazione. Ma è gravissimo che si possa andare a prendere il presidente a casa. Per umiliarlo davanti ai familiari. Agli occhi dei cittadini. Per cercare di intimidirlo. Per costringerlo a cambiare le decisioni prese. Non succedeva da molti decenni. Questo è squadrismo fascista, è violenza gravissima. Oggi sceglie me come bersaglio, domani un altro presidente, certo migliore di me. La Sardegna ha un problema, se si può andare a prendere a casa il suo presidente». Un concetto che ha martellato per alcuni minuti, in toni sofferti e insieme furenti nella conclusone dell'intervento, tra poche interruzioni dominate con freddezza.

Non c'è solidarietà per l'illegalità:
vedi Napoli e lasciala morire

Ma la controffensiva ha investito le contestazioni di merito che gli sono venute dal centrodestra e anche dalla maggioranza. Dalla quale infine ieri si sono levate infine voci alte e forti, di sostegno morale e politico al presidente: da Rifondazione a Italia dei Valori, dai Ds a quelli scontati ma determinati di Progetto Sardegna, infine - per la Margherita - di Francesco Sanna. Ha smontato il teorema della violazione della legge sarda sul divieto di accoglimento di rifiuti extraregionali (peraltro in parte demolita dalla Consulta) richiamando la legge nazionale del 1992 (premier Andreotti) che sulle emergenze prevede il superamento pro tempore delle norme vigenti: ovviamente incluse quelle regionali di rango inferiore. E ironizzato sulla solidarietà a parole verso le popolazioni della Campania e la sostanza dell'atteggiamento di molti: equivalente a un «arrangiatevi, sono fatti vostri».

Il più sconcertante in proposito è stato il sardista Giuseppe Atzeri. «Non c'è emergenza perché deriva dal dominio dell'illegalita. Cosa c'entra la solidarietà se il problema è l'illegalità?». Più o meno, vedi Napoli e lasciala morire. E dire che Camillo Bellieni, figura luminosa e padre nobile del sardismo, ha trascorso gran parte della sua vita, morendovi, nell'amata Napoli. Lavorando sempre politicamente, benché sempre sorvegliato come antifascista, per la causa del Mezzogiorno. Prima dello scioglimento dei partiti decretato da Mussolini nel 1926, fondò anche in Abruzzo e forse in Lucania i locali Partiti d'azione: sul modello del Psd'az. Tra i quattro mori ha vinto il separatismo non dall'Italia ma dalla solidale visione federalista, divorziando dai principi fondanti: infatti il suo ex segretario e un ex deputato si sono candidati con la Lega di Bossi.

«Ho rappresentato a Roma la Sardegna
dei diritti, ora quella dei doveri»

Ma questa è un'altra storia sulla quale converrà tornare. Per parlare di sub-razzismo straccione, che oggi fa sentire non pochi sardi “superiori”, migliori dei meridionali, indifferenti ai drammi del Mezzogiorno dopo averne patiti di uguali e molto peggiori per secoli: senza averne mai conosciuto gli splendori e la civiltà. La replica di Soru, senza riferirsi a questi aspetti, li ha indirettamente richiamati. «Se siamo tutti d'accordo sulla solidarietà dovuta. Se conveniamo tutti che la quantità di rifiuti è un'inezia: seimila tonnellate, pari allo 0,3 per mille della portata delle nostre discariche, quasi la centesima parte delle 540 mila tonnellate di rifiuti tossici che la Sardegna esporta ogni anno perché non ha impianti per trattarli: magari verso la Campania, come per l'amianto. Se siamo solidali e la spazzatura da importare è una goccia nel mare, di cosa stiamo parlando? Della goccia nel mare, di quale solidarietà?».

Una domanda retorica perché le accuse principali sono dirette al metodo seguito, dalla “decisione solitaria” alla scarsa e confusa informazione. Soru ha rivendicato le responsabilità di chi governa, diverse da chi deve legiferare e controllare. «Ho agito davanti a un'emergenza, ho risposto conoscendo benissimo la situazione, sapendo che la Sardegna era ed è in condizioni di accogliere un surplus di rifiuti pari a quelli prodotti in due giorni e mezzo. Infatti il primo carico è stato smaltito al Tecnocasic in sei ore e mezzo. Sapevo che sarebbe stata una scelta impopolare ma voglio rappresentare una Sardegna che qualche volta se ne frega delle scelte impopolari e non molla quando è il momento di testimoniare il proprio dovere».

Sardegna-pattumiera? Esporta rifiuti tossici
cento volte in più di quelli in arrivo

Senza enfasi ma con determinazione, scandendo le parole, il presidente ha ricordato di aver rappresentato a Roma «la Sardegna dei diritti, rivendicandone molti e importanti. Su molti punti con pieno successo, minore per altri. Ma la testimonianza della Sardegna dei diritti imponeva e impone di fare altrettanto quando si fa appello alla Sardegna dei doveri, chiedendo anche la sua solidarietà in nome dell'unità nazionale. Ho voluto dare una risposta che rappresentasse anche questa Sardegna, conoscendone l'impopolarità. Ma dobbiamo anche chiedere ai sindaci che vogliono bloccare il transito dei spazzatura napoletana nel loro territorio: impedirete anche il passaggio dei rifiuti tossici, nocivi, che in quantità cento volte superiore partono dalla Sardegna per essere trattati fuori?».

Fin qui la replica di Soru all'orgia di interventi in Consiglio. Sono stati una cinquantina: come se alla Camera, in una sola giornata, parlassero 400 dei 630 deputati, in un'aula spesso semideserta, con tanti onorevoli che non si ascoltano neanche tra di loro. C'è stato il tempestoso incidente per l'affermazione “inappropriata” (così l'ha definita Soru) di Sandro Frau, un consigliere cui tutti riconoscono (l'ha fatto con molto calore il sardista Atzeri), equilibrio, rispetto per tutti, moderazione. Gli è scappato di accusare il sindaco Emilio Floris d'essere uno dei “mandanti” dell'attacco alla casa di Soru. Sbagliando decisamente. Se n'è scusato dopo l'interruzione e alla ripresa della seduta, anche telefonicamente con Floris, che ha ugualmente annunciato querela. L'incidente è stato parzialmente assorbito nel pomeriggio, fino ai toni più distesi dopo la replica di Soru benché non si sia potuto raggiungere - ma era scontato - l'accordo su un documento unitario.

È possibile che da questa brutta storia si tragga infine un insegnamento opposto all'andamento della legislatura: tutta dominata dalla caccia all'uomo solo, con non pochi errori suoi ma con un'esasperazione caricaturale. Sui rifiuti è stata orchestrata, tra Polo e informazione, una strumentale, grottesca montatura sulla Sardegna-pattumiera. Qui Soru ha avuto buon gioco a documentare che negli ultimi anni si sono ridotti di 200 mila tonnellate i conferimenti nelle discariche, altre centomila saranno decurtate nel 2008. «Dunque si è cominciato e si è a buon punto per eliminare, non certo aggiungere nuove pattumiere a quelle esistenti». Ma i dati reali, rapportati alle quantità totali, cancellando l'enormità di quelle esportate, sono stati oscurati. Si doveva montare la tensione e la protesta contro Soru, fino alle conseguenze viste.

Paolo Maninchedda ha ricordato che l'assalto a casa Soru è il frutto della mistica della spallata, della convinzione che la politica possa essere decisa con atti di forza. In questo caso con una violenza senza precedenti e soprattutto assolutamente ingiustificata. Ma non basta condannare i teppisti e gli squadristi. Non non è venuto fuori con la dovuta chiarezza un nodo decisivo. Non esiste, non può esistere che forze politiche organizzate, loro rappresentanti e bandiere portino la protesta sotto la casa di un qualunque avversario politico. Perché si rischia quel che è avvenuto: non casualmente, visto lo tsunami di sms mirati al peggio. Non c'è stata la minima autocritica, purtroppo.

È significativo che la censura più radicale non sia venuta da politici sardi (impegnati anzi, poche ore dopo, a comprare una pagina su L'Unione Sarda per rilanciare le accuse a Soru) ma da Pierferdinando Casini. Ha accusato l'Udc sardo di «aver sporcato la bandiera del partito» portandola sotto casa del presidente. Non c'è da sorprendersi. Il primo firmatario della mozione pubblicata a pagamento è il capogruppo Roberto Capelli. Un personaggio fatuo, incapace di misurare il peso delle sue parole: si dolse di non aver potuto schiaffeggiare personalmente Soru, assalito fisicamente dai lavoratori della formazione professionale. Non si dice oggi, col senno di poi. L'ho contestato a caldo e ripetutamente: perché abbiamo imparato che le parole spesso diventano pietre.

I sacchetti di Artizzu alla Regione:
pagato da noi, oltraggia la casa comune

Nel centrodestra ci sono altri personaggi anche più sconsiderati. Specie questo Ignazio Artizzu che ci sta in cagnesco e annuncia querele. Ha accusato Soru di inserire nel sito della Regione scritti offensivi per i consiglieri regionali. Dovrebbe trattarsi degli articoli del nostro giornale, inseriti nella rassegna stampa come atto dovuto della Regione. Se mal non abbiamo capito, il consigliere di An e portavoce ufficioso del Casic vorrebbe che l'AltraVoce fosse espunta dalla rassegna perché gli è sgradita. Da Artizzu non si può aspettare niente più della richiesta di bavaglio. L'improbabile Catone censore forse farebbe bene a regolare prima i conti giudiziari col compagno di partito Antonello Liori. E comunque motivi i suoi atti. Con le telecamere al seguito, come si conviene a un grande giornalista prestato alla politica, è stato il precursore della via politica alla spazzatura. Ha deposto sacchi di monnezza all'ingresso della Regione. Che non è la residenza privata di un presidente pro tempore. È la sede ufficiale, con tanto di bandiere, del governo della Sardegna. Si potrebbe dire la casa dei sardi, comunque il luogo dove si governa e si amministra l'autonomia.

Allora, un consigliere regionale (costo circa ventimila euro al mese), pagato con i soldi che arrivano dalla Regione, si permette di portare la spazzatura nella sede istituzionale dell'aAutonomia. Oltre il buon gusto e la decenza, offende tutti i sardi, indistintamente: la Regione-discarica, la Regione trattata come pattumiera da un suo consigliere è una vergogna che nessuna polemica politica può giustificare. Ce li vedrebbe, monsieur l'alighier, Fini e Casini depositare spazzatura all'ingresso di palazzo Chigi per protesta contro Prodi? Ha trovato prontamente epigoni a volto coperto ma non troppo: giovedì notte hanno lanciato decine di sacchi in casa di Soru e il giorno dopo l'hanno presa d'assalto puntando anche a a sommergerla di monnezza. Per stasera c'è un nuovo tam tam di sms per portare una valanga di sacchi di spazzatura, da depositare alla Regione in viale Trento. Certamente Artizzu potrà rivendicare il copyright morale della trovata.

La nostra monnezza profumata
contro quella pestifera di Napoli

Da qualche intervento in Consiglio è parso di capire che quella napoletana sia mondezza-schifezza di più non si può, terribile, appestante, più pericolosa di ogni altra. Va bene tutto, Napoli è un disastro. Anche una tragedia nazionale: la sua immagine devastante porta danno a tutti. Infatti prontamente il Veneto va facendo pubblicità all'estero per il suo turismo con uno slogan: “Qui non è come a Napoli”. Neanche Cagliari e neanche Olbia, anche se tutta questa civiltà nuragica stentiamo a vederla. Nei mesi scorsi, non adesso, il Corpo forestale ha diffuso i dati su centinaia (forse anche più) discariche abusive o “volontarie” scoperte e chiuse in tutta la Sardegna. L'iRS di Gavino Sale ha portato alla luce terrificanti depositi a livello del mare di residuati chimici e industriali. Ma i nostri rifiuti sono puliti e magari profumati al gelsomino: niente da spartire con quelli tossici e puzzinosi della Campania infelix.

A proposito, L'Unione Sarda titolava l'altro ieri: “Navi dei rifiuti, psicosi tra nuovi arrivi e falsi allarmi”. Psicosi? Ma quando mai, e poi chi l'avrebbe creata? Non certo la stessa Unione con le sue ecoballe e i titoloni: “Rifiuti da Napoli tutto l'anno, una nave con 750 tonnellate a settimana”. Se va male, saranno sei-otto in neanche un mese. Una goccia nel mare: di cacca.


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