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venerdì 18 gennaio 2008

L'opposizione contesta le scelte solitarie,
quasi tutto il centrosinistra con Soru
Ma sui rifiuti l'armistizio è impossibile

di Marco Murgia

Nessun ordine del giorno unitario, nonostante per qualche ora si fosse accarezzata l'idea. Una mozione, quella del centrodestra, respinta con 37 voti contrari, 23 favorevoli e 4 astensioni; una approvata, della maggioranza, votata per parti e con una buona partecipazione dell'opposizione. È il risultato della seduta fiume in Consiglio regionale sull'arrivo dei rifiuti dalla Campania, al termine di un dibattito andato avanti sino a pochissimi minuti prima della mezzanotte: tutto incentrato sulla solidarietà bipartisan al presidente della Regione Renato Soru - presente in aula per buona parte della giornata - dopo gli scontri di venerdì notte sotto la sua abitazione privata ma anche, in un confronto finalmente faccia a faccia, sull'operato politico della Giunta. Con le annunciate e confermate posizioni divergenti fra le coalizioni e i distinguo all'interno dello stesso centrosinistra: soprattutto sul metodo, e quindi sulla mancata tempestiva comunicazione, e sul concetto di solidarietà. Punto cardine o abusato, a seconda dei punti di vista.

Violenze, metodo e capacità dell'isola di partecipare alla solidarietà richiesta dal governo nazionale sono anche i temi su cui Soru punta tutto il suo intervento. Parla per ultimo dopo aver ascoltato la maggior parte dei consiglieri iscritti a parlare: 53, come risulta dall'elenco in mano al presidente dell'assemblea Giacomo Spissu. Parla per ultimo, ringrazia tutti per la solidarietà - i componenti del Consiglio «ma anche tutti quei sardi che me l'hanno manifestata in maniera informale» - ma sottolinea come pensasse che «il tema vero fosse la violenza». Gli scontri cui ha assistito dalle finestre della sua abitazione l'hanno colpito, anche se «ero sereno, sono sereno e lo sarò ancora». Però «abbiamo un problema se in questa regione il presidente non può tornare tranquillo la sera a casa: non solo per me, credevo potesse essere un valore per tutti»: invece «andare a prendere il presidente della Regione a casa è squadrismo, è fascismo».

La censura per quanto accaduto è durissima. Il precedente illustre esiste: risale al 1926 «ma sono indegno di qualsiasi paragone con Emilio Lussu, se non per il fatto che anche lui siano andati a prenderlo a casa». L'attacco subito dal presidente di sicuro puntava a «spaventarlo e umiliarlo davanti ai suoi familiari e vicini»: in terza persona, quasi a chiarire che l'obiettivo era lui ma potrebbe essere chiunque altro per quel «problema che abbiamo» ora in Sardegna: ma è «un vulnus che voglio dimenticare già da domani».

Sul metodo: «Ho agito per emergenza, anche se qui qualcuno dice che non ce n'era». Non per andare in soccorso alla classe politica campana, in risposta a diversi interventi dai banchi del centrodestra, ma «per una città bloccata, per i bambini che da 20 giorni non vanno a scuola e per l'immagine dell'Italia, non di Napoli, sui tg di tutta Europa». Soprattutto perché «voglio rappresentare una Regione che rivendica i suoi diritti ma adempie anche ai suoi doveri». Sapeva che «sarebbe stata una scelta impopolare, ma andava fatta perché voglio rappresentare anche una Sardegna che qualche volta se ne frega delle scelte impopolari e non molla quando è il momento di testimoniare il proprio dovere». E poi: se qualcuno «dice che siamo tutti solidali» ma che la partecipazione dell'isola «è solo una goccia nel mare», allora «di cosa stiamo discutendo? Del metodo? Tutto questo per una goccia del mare?».

Neanche della «Sardegna pattumiera», dal suo punto di vista: con i passi avanti fatti negli ultimi tre anni e mezzo - con la quantità di rifiuti destinati alle discariche che entro il 2008 sarà dimezzata rispetto al 2004, con il completamento di diverse filiere del riciclo previste dal nuovo piano regionale di gestione del solido urbano - l'Isola si avvia a «finire di essere pattumiera»: di sé stessa prima che degli altri. E senza dimenticare «le 540mila tonnellate di scarti che esportiamo dagli stessi porti in cui qualche sindaco non vuole far passare i rifiuti campani: senza pensare di bloccare quelli in uscita». Quel piano «sarà sottoposto alla valutazione di impatto ambientale in ogni comune: quello dovrà essere il momento del confronto, non lo smaltimento di sei sacchetti di immondizia».

Il dibattito: lunghi interventi e pochi passi avanti

Che non sarebbe stata una giornata rilassante in Consiglio lo sapevano tutti. Troppa attesa per il primo vero confronto politico, almeno a livello regionale, su un argomento delicato e caricato all'eccesso: fino alla guerriglia di una settimana fa e al possibile attentato incendiario contro la casa di Soru sventato sabato. Su un punto sono tutti d'accordo, ed è la solidarietà al presidente e alla popolazione campana: approvata, nella premessa della mozione del centrosinistra, con 40 voti favorevoli, 7 contrari e altrettanti astenuti. Il perché lo sottolinea Paolo Maninchedda nel suo intervento: «I gravissimi episodi di violenza non sono stati né occasionali né dovuti a una degenerazione di una protesta pacifica», sottolinea il consigliere di Sardegna e Libertà, mai tenero con il presidente, ma «nascono dall'idea sbagliata che si possa dare una spallata ai governi attraverso la piazza» e «dall'idea sbagliata che si possa governare la piazza dopo averne svegliato gli istinti più bassi».

Qualcuno l'ha fatto, impossibile negarlo: però c'è chi chiede di evitare «la strumentalizzazione degli scontri per nascondere il problema che è la decisione solitaria del presidente» (Franco Ignazio Cuccu, Udc) e chi chiede al questore di Cagliari, che aveva parlato di «teppisti prezzolati», colpevole di aver «inopportunamente seminato il sospetto» a chi abbia davvero giovato quanto accaduto a Bonaria: dopo tutto, ribadisce il capogruppo dello stesso partito Roberto Capelli, «quando troppo di frequente si richiama l'emergenza per eludere le regole si è in emergenza democratica»: e questo contribuisce ad alzare le temperature. Ancora, secondo il forzista Gerolamo Licandro «le comunicazioni ufficiali sbagliate hanno alimentato le tensioni», e «il no deciso non è di pancia ma è per Soru e il suo operato».

Il decisionismo di Soru e le successive spiegazioni, legate alla solidarietà nazionale richiamata dall'articolo 2 della Costituzione, non convincono gli esponenti del centrodestra: è sbagliato, sottolineano in molti, perché la situazione in Campania «non è di emergenza ma viene da una cronicità lunga 14 anni» frutto dell'incapacità di un governo di centrosinistra e dell'azione criminale della camorra: c'è chi rifiuta il «soccorso rosso» a Bassolino e compagnia (Matteo Sanna, An), con «la violazione palese della legge regionale numero 6 del 2001, votata dal Consiglio, sull'importazione di rifiuti, da parte di Soru e Morittu», secondo l'Udc Nello Cappai. Per il capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa non si deve «confondere la solidarietà con la copertura delle responsabilità politiche dell'emergenza campana». La contestazione è tutta per «la fretta con cui Soru ha dato disponibilità della Regione ad accogliere rifiuti, senza coinvolgere la popolazione locale, senza richiedere prima chiarimenti sulla quantità e la qualità dei rifiuti in arrivo».

È un passaggio, questo, sottolineato in diversi interventi. Anche tra i consiglieri del centrosinistra. Antonello Licheri, a esempio: per l'esponente di Sinistra autonomista, presidente della commissione Ambiente, è mancata la concertazione e la comunicazione dettagliata, anche al parlamentino. Secondo l'esponente dello Sdi Maria Grazia Caligaris sarebbe stato necessario «informare prima i cittadini per portare avanti scelte condivise». Entrambi si asterranno dalla votazione del dispositivo del documento della maggioranza.

La presentazione della mozione del centrosinistra era stata affidata a Siro Marroccu: l'ex capogruppo dei Ds aveva difeso la scelta di accogliere i rifiuti campani - «Il presidente ha dimostrato di sapersi assumere le proprie responsabilità in un momento di emergenza nazionale» - invitando la minoranza ad approvare «una risoluzione unitaria per dare sostegno all'azione del presidente della Regione e per prendere realmente le distanze dai gravi fatti che sono accaduti venerdì scorso». Si sarebbe potuta discutere, ma è una ipotesi, se non fosse scoppiata la bagarre legata alle dichiarazioni di Sandro Frau (Pd) che aveva invitato a individuare i mandanti degli scontri e «in primo luogo il sindaco di Cagliari»: intervento censurato dal centrodestra al grido di «vergogna», subito rettificato dallo stesso consigliere con scuse a Emilio Floris - ma non gli risparmieranno una querela - ai colleghi e alla presidenza.

Pieno sostegno all'azione del presidente Soru da parte degli altri esponenti del centrosinistra, a iniziare dal fedelissimo Chicco Porcu e sino ad Adriano Salis (Italia dei Valori) che richiama le parole di Silvio Berlusconi a favore della collaborazione di tutti - «Un leader nazionale che non si è fatto obnubilare da interessi di bottega» - passando per Giuseppe Pirisi che dopo aver ricordato «le critiche mosse in altre occasioni» giudica «giusta» l'iniziativa che «non ha lo scopo di mercanteggiare nulla».

Avanti così, sino all'intervento dell'assessore Morittu, che ribadisce la possibilità per l'isola di partecipare alla solidarietà nazionale senza compromettere il proprio sistema di gestione e anche le comunicazioni, via telefono, con diversi sindaci nelle concitate ore in cui si stava prendendo la decisione. Potevamo farlo e l'abbiamo fatto: la posizione della Giunta non cambia di una virgola. Tutto il resto, con le parole di Soru, «è da dimenticare».


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