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venerdì 18 gennaio 2008

Frau (PD) lancia l'attacco a Emilio Floris
“primo mandante”, tempesta in aula
Poi richiamo e scuse ma il sindaco querela

Metti una parola, pesante e di troppo, in un dibattito in Consiglio regionale su un tema delicatissimo, al termine di una settimana ad alta tensione come quella appena trascorsa. Associa quella parola al primo cittadino di Cagliari, indicato dall'esponente del Partito democratico Sandro Frau come «primo mandante» per i «disordini che venerdì scorso avevano messo a ferro e fuoco un intero quartiere della città, vicino alla villa privata del presidente della Regione Renato Soru». Il risultato è un annuncio di querela a carico del consigliere e la «valutazione, regolamento alla mano, da parte dell'Ufficio di presidenza» in via Roma, come annunciato dal presidente dell'assemblea Giacomo Spissu. Nell'immediato, invece, la sospensione dei lavori dell'aula per i toni troppo caldi dopo l'uscita infelice dell'ex rappresentante di Progetto Sardegna: nonostante le scuse immediate in aula e subito dopo in televisione, appena prima di quelle personali «ma tardive» via telefono a Emilio Floris.

Frau aveva iniziato il suo intervento davanti a una assemblea che aveva appena terminato di ascoltare la presentazione delle mozioni e le prime dichiarazioni dei consiglieri. Aveva ribadito il pieno sostegno alla scelta del presidente che «ci riempie di orgoglio perché quanto fatto è possibile grazie al lavoro svolto in questi anni sulla gestione dei rifiuti» e sulla denuncia dell'«imbarbarimento» per una manifestazione «che tutti dicono pacifica ma convocata sotto la casa privata di un rappresentante delle istituzioni». Quella sera Frau era a casa di Soru: avevano assistito insieme agli «scontri che hanno messo a ferro e fuoco un quartiere della città». Incidenti per i quali «è necessario individuare i mandanti: il primo è il sindaco di Cagliari».

Una frase stoppata prima della conclusione dalla reazione dei consiglieri del centrodestra: «Vergogna, calunniatore» urlano dai banchi dell'opposizione, e chiedono la registrazione delle dichiarazioni di Frau. Seduta sospesa e allontanamento dall'aula del più acceso fra i contestatori, Carlo Sanjust di Forza Italia, colpevole di impedire la ripresa dei lavori. Nella fattispecie con le scuse dell'esponente del Pd, sollecitate anche da Spissu: «L'esercizio dell'attività politica non può metterci a riparo dall'attenzione che dobbiamo usare per le parole e per le persone, soprattutto quelle che ricoprono ruoli istituzionali: tanto più in un contesto sul quale indaga la magistratura e nell'ambito del quale il questore di Cagliari ha parlato di teppisti prezzolati. Credo che le parole vadano pesate e misurate, tanto più in una sede istituzionale come questa. Credo che l'onorevole Frau abbia commesso un errore a individuare una responsabilità politica. Penso che debba delle scuse al sindaco di Cagliari e a questa assemblea».

Proprio mentre Frau si accingeva a intervenire per porgere le proprie scuse, nell'aula si sono levate alte le urla di protesta di Sanjust, che dopo qualche minuto è stato accompagnato fuori dai commessi. L'esponente azzurro si è poi presentato in sala stampa per contestare la conduzione di Spissu: «Sono stato cacciato perché chiedevo che l'onorevole Frau venisse censurato per le sue affermazioni. Per l'ennesima volta il presidente Spissu ha usato due pesi e due misure: vorrei solo ricordare che l'onorevole La Spisa era stato censurato e sospeso per due giorni dall'attività dell'aula per aver dato del buffone al presidente della Regione mentre Frau è là che continua a parlare».

Prima di lasciare il palazzo di via Roma per un precedente impegno già fissato per il pomeriggio a Villacidro, lo stesso Frau è arrivato in sala stampa: «Non mi riferivo a mandanti di delinquenti ma al clima politico che si era creato. Le affermazioni che ho fatto sono totalmente lontane dal mio modo di essere e di pensare». Poche parole per ripetere le scuse già chieste in aula: le stesse usate in diretta durante la prima edizione pomeridiana del telegiornale di Videolina e poi espresse al sindaco in una telefonata privata.

Troppo tardi, però, secondo Emilio Floris: «L'accusa rivoltami oggi durante i lavori dell'aula dal consigliere regionale Sandro Frau, eletto nelle liste di Progetto Sardegna, trascende dall'esercizio dell'attività politica. Le parole non possono né devono essere pronunciate con leggerezza, soprattutto in una sede istituzionale quale è il Consiglio regionale della Sardegna». Certo, ci sono state le scuse personali, conferma il sindaco in una nota, ma «queste sono giunte comunque in ritardo rispetto al conferimento dell'incarico a un legale di tutelare l'immagine e l'onorabilità della città di Cagliari e delle sue istituzioni da attacchi gratuiti e destituiti di ogni prova e fondamento».

Immediate, già nel primo pomeriggio, le reazioni degli stati generali di Forza Italia. Secondo Ugo Cappellacci, commissario provinciale per Cagliari e assessore al Bilancio nella giunta Floris, Frau «scrive una pagina nera per l'assemblea regionale: ma grazie alla sua estrema sincerità possiamo renderci conto, e con noi i sardi, di che pasta è fatto il centrosinistra». Per il capogruppo azzurro in via Roma Giorgio La Spisa è «sorprendente che un consigliere della maggioranza abbia usato parole assurde e infamanti: basta con il clima di sospetto e di calunnia che avvelena la politica e la società». Ma a condannare le parole del consigliere di maggioranza è tutto il centrodestra. Secondo il senatore di Alleanza nazionale Mariano Delogu si arriva allo «squallore assoluto per infangare gli avversari politici»: anche con Floris che «è costantemente impegnato nella ricerca del dialogo e del confronto». Per il capogruppo Ignazio Artizzu, poi, «la contrapposizione politica non giustifica la violenza verbale».

(ma. mu.)


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