venerdì 18 gennaio 2008
di Gian Valerio Sanna
L'interesse generale di un popolo non risiede nelle aspettative politiche di chi anche attraverso paludamenti professionali intende promuovere la propria visione delle cose.
La Giunta regionale non intende sottrarsi a nessun referendum o giudizio del corpo elettorale, che al contrario considera vera essenza della democrazia popolare. Tuttavia l'interesse generale non alberga nella speculazione politica di chi cavalca problematiche così complesse per accreditarsi a un futuro politico tutto personale o di parte.
Il popolo in genere è cosa assai più complessa di quello che alcuni interessi chiassosi e rumoreggianti lasciano intendere e dovrebbe essere “vangelo” anche per l'avvocato Benedetto Ballero (vedi l'articolo pubblicato su La Nuova Sardegna) la considerazione che l'interesse alla tutela di valori costituzionali ed universali valga assai più di quello che lo porta a rappresentare le posizioni legittime ma, naturalmente di parte, dell'onorevole Pili.
Noi pensiamo che faccia parte dei doveri pubblici di tutela dell'interesse generale verificare se sia legittimo mettere a giudizio popolare una materia costituzionalmente tutelata e che forse andrebbe sottratta - proprio per la sua caratura “universale” - al gioco della speculazione politica.
Ricorrere al Giudice Ordinario significa avere paura del giudizio di merito presso il Consiglio di Stato e dunque chi teme davvero la verifica a che sia tutelato “l'interesse generale” nella legittimità degli atti e delle procedure è l'avvocato Benedetto Ballero.
Sappiamo bene che la tutela paesaggistica è una prerogativa dello Stato che, attraverso le Regioni, la persegue in virtù di una precisa previsione dalla nostra carta fondamentale ed è perciò doveroso se non obbligatorio verificare la sua sottoponibilità a giudizi referendari ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione. Non ci sottraiamo per altro a controdedurre alle conclusioni in giudizio sulla dichiarata unitarietà della disciplina paesaggistica che in realtà si snoda in più di cento articoli di differente portata, argomento e grado di vincolo.
Credo, infine, siano maturi i tempi per riflettere sul ripristino di un corretto ed equilibrato utilizzo dell'istituto referendario. Purtroppo la debolezza e l'inconsistenza della politica degli ultimi anni ha trasformato il referendum in una resa delle dinamiche parlamentari ed istituzionali.
I costituenti ben altro pensavano che indebolire il valore della delega dei cittadini al governo pubblico, ma purtroppo i dati, ripetuti e costanti, di uno scarso interesse al voto referendario ci richiamano anche ad una difesa di questo importante istituto da restituire al suo valore originario e da sottrarre ad un utilizzo “a sportello” utile spesso a chi non accetta il responso di una regola elettorale, parlamentare e democratica.
La Giunta dunque auspica e persegue sempre il lineare e legittimo svolgimento delle prerogative democratiche mai dimenticando che allo stesso modo è democratico e nell'interesse generale tutelare coloro che credono indispensabile che la Sardegna non sia privata di una tutela che si propone con uno sguardo diverso al futuro, a un futuro non delle persone ma dell'intera comunità sarda.
(red)
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