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giovedì 17 gennaio 2008

Gli ambiziosi progetti di E-Polis
che sbarca in nuove città
ma ancora non paga i collaboratori

Il tanto atteso rilancio del gruppo E-polis per ora è rimasto sulla carta, gettando nello sconforto centinaia di collaboratori. Che, ancora in attesa di ricevere i loro compensi, annunciano uno sciopero a catena lungo le quindici testate del free press ripescato la scorsa estate da una difficile crisi. Una minaccia che ha il sapore di una resa davanti all'indifferenza mostrata dall'azienda nei confronti dei lavoratori che attendono da un anno il riconoscimento economico del proprio lavoro. Ma anche un appello perché la condizione di tanti collaboratori non sia ignorata e oscurata dal susseguirsi di promesse che rappresentano la beffa ai danni di chi ha creduto e investito in un progetto editoriale che, paradossalmente, punta ad allargarsi sul territorio nazionale.

Un grido d'allarme che giunge nella nostra redazione attraverso e-mail e lettere nella speranza di ritrovare quella giusta visibilità, utile a tenere alta l'attenzione su un problema che riguarda centinaia di colleghi sguinzagliati come segugi alla ricerca di notizie per la realizzazione di un prodotto editoriale che è nato e vive anche grazie al loro prezioso lavoro.

Una resa alla quale aderiscono, dopo Roma, Vicenza e molte altre realtà locali, i free lance di Brescia. Da ieri, e ad oltranza, hanno deciso di incrociare le braccia: «Dopo mesi senza ricevere alcun compenso ma solo promesse non mantenute, collaboratori e fotografi della redazione E-Polis de Il Brescia da oggi hanno incrociato le braccia e continueranno ad oltranza per cercare di porre fine a questa incresciosa situazione. Alla quale nemmeno la nuova gestione, inaugurata a settembre con l'imprenditore Alberto Rigotti, è riuscita a porre rimedio». Così scrivono nel comunicato consegnato ieri al caposervizio, affinché ne fosse informato il Cdr.

Il cambio ai vertici dell'azienda e la ripresa delle pubblicazioni non hanno tradotto in fatti le promesse, mai mantenute e prontamente riformulate all'occorrenza, sull'imminente pagamento dei debiti contratti con i collaboratori. «Anzi, la nuova proprietà, in barba ai debiti che la precedente gestione aveva contratto con collaboratori e fotografi, centinaia su tutto il territorio italiano, che non si è curata di saldare, ha rilanciato, ipotizzando l'apertura di altre quattro nuove edizioni».

Davanti a questo scenario, grottesco e paradossale, i collaboratori chiedono sostegno. Perché la comunicazione e l'informazione sullo stato di disagio che attraversano non sia interrotta. «In questo momento quasi tutti i collaboratori delle redazioni di E-Polis in Italia si trovano in stato di agitazione, ma dall'azienda nessun segnale di disponibilità.

L'ultima comunicazione da parte dell'amministrazione era giunta a conclusione del 2007: era stato annunciato il saldo di tutti i pagamenti inevasi entro il 31 dicembre, come concordato con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Ma la scadenza, come tutte le altre che si sono susseguite in questi mesi, è stata puntualmente smentita nei fatti. Ad oggi non un solo euro di quanto spetta è stato dato ai collaboratori». Ecco perché si dicono pronti «ad agire attraverso azioni legali collettive e coordinate con i collaboratori delle altre edizioni della testata nei confronti di E-Polis». Contro quella che «fino a ieri era la nostra azienda».

Delusioni e frustrazioni che si aggiungono alla protesta che giunge dalla capitale: sfiora i 50mila euro il debito nei confronti dei collaboratori romani. Nuova proprietà, vecchi debiti. «Dopo aver sbandierato le meraviglie del telelavoro, che in realtà si traduce in tariffe irrisorie e nettamente al di sotto dei limiti previsti dal contratto nazionale (con articoli pagati in teoria ogni tre mesi da 3 a 18 euro lordi, senza alcun rimborso spese e nel totale disprezzo della professionalità dei collaboratori), ora la priorità del gruppo E-Polis non è saldare i debiti ma avventurarsi in nuove iniziative editoriali dal futuro incerto e compromettente».

E anche a Roma, la scelta sembra quasi obbligata: «Di fronte a un simile scenario, vecchi e nuovi collaboratori romani non attenderanno ulteriori promesse e annunciano imminenti azioni legali, collettive e coordinate con i collaboratori delle altre edizioni della testata».

Nel rincorrersi di voci, promesse e speranze, il nodo da scegliere sembra solo uno. La capacità economica dell'imprenditore trentino. Che in diverse occasioni ha ribadito l'obbiettivo del progetto editoriale: il business. Con lo sviluppo di un'iniziativa che sarebbe costato un investimento di oltre 50 milioni di euro per risanare E-Polis e rilanciarlo. Un investimento che non sembra riguardare i lavoratori esterni del giornale, che a fronte di un investimento così cospicuo sono costretti da un anno, ormai, ad elemosinare spiccioli. Un accattonaggio professionale che rischia di minare pericolosamente la condizioni minima di un qualsiasi corretto rapporto di lavoro: la retribuzione. C'è un limite alle promesse, almeno morale. Paletti invisibili che dovrebbero essere piantati nella coscienza di ognuno e fissati dal rispetto della dignità professionale, ma soprattutto umana.

Intanto nella serata di ieri è stato divulgato il verbale dell'incontro tra E-Polis e il dipartimento sindacale della Fnsi con il Cdr e e le assostampa interessate. «In data 16 gennaio 2008 in Roma si sono incontrati i rappresentanti di E-Polis S.p.A. (anche attraverso la rappresentanza della controllante “Valore Editoriale S.p.A.”) e il Comitato di redazione delle testate del Gruppo, assistito dalle Associazioni regionali di stampa della Sardegna, della Lombardia, del Veneto, dell'Emilia Romagna, Toscana, Romana e della FNSI.

Nel corso dell'incontro è stata fatta una verifica della fase attuativa prevista dall'intesa del 14 novembre 2007. Il sindacato dei giornalisti ha rappresentato preoccupazione per i ritardi in ordine a: presentazione piano editoriale e industriale; definizione delle pendenze relative agli oneri previdenziali verso l'Inpgi; pagamento dei compensi arretrati ai collaboratori; struttura delle redazioni. L'azienda ha assicurato la presentazione del piano industriale e del piano editoriale alle rappresentanze sindacali dei giornalisti per il giorno 22 gennaio, presso la sede della Fnsi, motivando il ritardo anche a causa del cambio del Direttore e per l'attesa della nomina della nuova figura dell'editore incaricato, avvenuti il 1º gennaio 2008».

L'azienda ha comunicato di aver avviato a definizione le pratiche per il saldo del debito Inpgi attraverso presentazione di un piano di rateizzazione. Ha inoltre comunicato di non aver potuto presentare entro dicembre la fideiussione all'ente previdenziale perché in attesa dell'accettazione del piano da parte dell'Inpgi e perché, in quel momento, aveva difficoltà di accesso alle garanzie fideiussorie per ragioni patrimoniali che - assicura - ora sono superate».

Per quanto riguarda il pagamento dei compensi arretrati ai collaboratori, quantificati in circa 900 unità, è stato comunicato quanto segue:

  1. dal 10 gennaio bonifici di pagamento in corso per i compensi relativi al primo e secondo semestre del 2007 e del 50% delle somme dovute ai fotografi;
  2. dal 21 gennaio pagamento dei compensi dovuti per il terzo trimestre 2007;
  3. dall'inizio di febbraio saldo del quarto trimestre.

Il sindacato dei giornalisti ha inoltre segnalato l'urgenza di definire, con i piani industriali e editoriali, le posizioni dei colleghi ex articolo 12 non richiamati al lavoro il 1 settembre 2007, per i quali al momento non è possibile la collocazione in cassa integrazione straordinaria. Nel corso dell'incontro è stata infine ipotizzata una bozza di intesa per la conciliazione della causa di lavoro ex articolo 28 legge 300/1970, promossa - anche per conto delle altre Associazioni regionali interessate, dall'Associazione della Stampa Sarda.

(red)


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