giovedì 17 gennaio 2008
Lettere.
di Bartolomeo Pasella
Gli ultimi fatti relativi alla nave dei rifiuti campani e tutto quel che ne è seguito provocano delle riflessioni che devono essere messe a fuoco per aiutare noi stessi a capire quale futuro prossimo avrà la Sardegna. Sembra evidente che si sia creato un anti-tutto quando, volontariamente o involontariamente, si nomina Soru: probabilmente gli saranno addebitate anche condizioni meteo non gradite.
A quanto si sente in giro, l'esclamazione del “peggio Soru” attraversa indistintamente il popolo della destra e quello della sinistra. Oggi alcune iniziative seppur lodevoli e apprezzate vengono immediatamente velate di nero solo perché la Giunta che le ha prodotte viene guidata dall´imprenditore sanlurese. Sarà inevitabile per tutti i sardi aspettare ancora qualche anno per vedere se il dopo Soru sarà effettivamente migliore, qualunque esso sia. Oppure varrà la considerazione purché lo faccia un altro va bene comunque?
Purtroppo non dimentichiamo che alle simpatie spesso non si legano i fatti! Per anni abbiamo votato politici che si sono accordati anche tra parti avverse pur di conservare il potere. Politici che non hanno indicato un futuro, che non hanno prodotto leggi di riforma, che non hanno nemmeno scritto il programma elettorale… talvolta lo hanno copiato.
La nave dei rifiuti campani è lo stata lo strumento ideale in mano a quanti, di destra e di sinistra, non fanno altro che cercare pretesti per attaccare Soru, a prescindere dal merito delle decisioni prese. La solidarietà è una delle qualità del popolo sardo: perché in questo caso è emerso esattamente l'opposto?
Analizzare i fatti a “bocce ferme” è sempre più difficile. Non ci si pone nella condizione ideale di valutare oggettivamente i fatti, nemmeno all´interno del centro-sinistra in cui la posizione pro Cabras o pro Soru ha determinato una divisione di vedute in un momento in cui ci si doveva unire. Non esiste probabilmente una verità dei fatti tanto oggettiva da sembrare apprezzabile, per il solo fatto che il punto di vista politico è un punto di vista soggettivo, anche di vedere i fatti, anche di vedere i bilanci.
Insomma non esiste una via da seguire, esistono dei fatti, analizzare questi fatti slegati da ragionamenti di tipo personalistico sarebbe la via da seguire per un mondo migliore, ma la gente, si sa, al ragionamento preferisce sostituire l'istinto, votando i “simpatici“ e/o i “famosi”, e quelli che ritiene, spesso a torto, i propri interessi economici.
Una cosa è certa, tanti di quelli che oggi hanno apprezzato diverse scelte dell´attuale governo regionale sono diventati più esigenti nei confronti di chi ci governa. Non sarà facile farci digerire enti inutili, class action della nomenklatura per difendere tuorli di potere ad ogni livello, togliendo da quei tuorli ogni sia pur minima traccia di contenuto.
Per sintetizzare vogliamo che nel nostro futuro ci sia “il potere al nostro servizio” e non “il nostro servizio al potere”.
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