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giovedì 17 gennaio 2008

Verso la finanziaria senza capogruppo?
Giorni contati per il Pd in Consiglio,
non c'è la tregua su un nome condiviso

Il gruppo di maggioranza all'interno della maggioranza potrebbe avere oggi il suo capogruppo: quasi un mese dopo la sua costituzione in Consiglio regionale, l'armata dei 34 consiglieri del Partito democratico non ha ancora un condottiero. Il nome dell'eletto - in mancanza di accordi, finora non raggiunti, la nomina si avrà per voto segreto e con la maggioranza assoluta - potrebbe venire fuori nel pomeriggio di oggi, dopo la discussione in aula sull'emergenza rifiuti.

Il quadro è lo stesso di un mese fa, con l'ala della Margherita che avanza pretese soprattutto perché il segretario Antonello Cabras proviene dalla vecchia scuola dei Ds: un ragionamento appoggiato dallo stesso senatore, che segue in ogni sua mossa il percorso già sperimentato a livello nazionale, dove le diverse cariche sono ricoperte secondo la spartizione matematica tra i partiti. Ma quella del Pd sardo è una situazione particolare, già alla nascita con le primarie di ottobre aveva mostrato peculiarità non trascurabili. C'è da fare i conti con l'ala che fa capo al presidente Soru, che vale più o meno metà partito e non gradisce l'invisibilità, dopo le scelte di Cabras come segretario e Roberto Deriu - vicino al senatore - come presidente.

I nomi per il Consiglio sono sempre gli stessi: Antonio Biancu, già capogruppo della Margherita, e Siro Marroccu, già presidente in Consiglio regionale dei Ds. Il secondo, durante la tormentata discussione sulla finanziaria in commissione Bilancio, aveva dichiarato di essere disposto a «fare un passo indietro in nome di una soluzione unitaria»: da capire se fosse una scelta dettata dal momento e dalla necessità di licenziare la manovra in fretta dando all'esterno una minima immagine di unità o se l'idea dell'uomo di Villacidro (dove a maggio si eleggerà il sindaco, e anche questo potrebbe giocare un ruolo determinante negli equilibri interni) sarà confermata.

Anche perché dall'altra parte non si è mai palesata la stessa volontà: l'uomo forte era ed è Biancu, con Giovanni Giagu subito dietro se il capogruppo scegliesse anche lui il basso profilo. Scartata l'ipotesi Francesco Sanna, il cui nome era circolato anche durante una delle assemblee costituenti del partito: sarebbe un esponente della Margherita ma troppo vicino al presidente della Regione, nei ragionamenti degli esponenti isolani dell'ex partito di Francesco Rutelli.

Se il nome non dovesse venire fuori oggi, la prossima votazione non potrebbe avvenire, da regolamento interno, prima di cinque giorni. Fatti due conti e inclusi il sabato e la domenica, si arriverebbe a lunedì o martedì mattina. Tardissimo rispetto all'inizio della discussione in aula della finanziaria: nel pomeriggio del secondo giorno utile i relatori di maggioranza e quello di minoranza dovranno presentare le relazioni sul documento contabile per il 2008. Con numerosi temi cruciali, fra gli stessi consiglieri del Pd, rimandati direttamente all'aula: dalle politiche sul lavoro ai consorzi industriali. E sono solo due esempi.

Gli alleati, nel frattempo, non stanno con le mani in mano: Verdi, Rifondazione, Sinistra democratica e Pdci hanno una proposta unitaria che arriverà a tutta la maggioranza nel vertice sul merito della manovra previsto prima del dibattito in aula. Tutta incentrata su lavoro e occupazione: «Per l'emergenza Sardegna serve una decisa risposta alla crisi sociale sul terreno delle condizioni materiali di vita della popolazione sarda e la previsione nella legge Finanziaria 2008 degli elementi di una vera alternativa di sviluppo centrata sul lavoro, sulla piena occupazione, sull'ambiente, la ricerca, l'innovazione, la qualità della vita». La sinistra unita, in risposta e sinora in modo più compatto rispetto al Pd, con i Verdi presenterà una serie di emendamenti considerati «di primaria importanza per la definizione di un testo pienamente condiviso della nuova legge Finanziaria».

(ma. mu.)


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