mercoledì 16 gennaio 2008
Che cosa si aspetta un cittadino dopo un fine settimana di disordini in strada? Come minimo, da parte dell'amministrazione comunale, un documento di condanna per le violenze e di solidarietà per che ne era bersaglio. Arriva puntuale, dal municipio di Cagliari, con una comunicazione letta in aula dal sindaco e approvata dal Consiglio «pur nella differenza delle posizioni politiche». Un documento di solidarietà molto formale al presidente della Regione Renato Soru, dopo gli scontri sotto la sua abitazione privata: buono per mascherare il fatto che, dietro la forma, di condiviso c'è davvero poco. È il logico risultato di un dibattito che aveva all'ordine del giorno le violenze dello scorso fine settimana dopo l'arrivo della prima nave di rifiuti proveniente dalla Campania: teso come poche altre volte, nell'aula di palazzo Bacaredda, e tutto improntato alla ricerca delle responsabilità anziché delle soluzioni da proporre.
E dire che l'inizio del sindaco Emilio Floris, chiamato a riferire in aula sull'argomento, era stato promettente. Tutto improntato alla solidarietà verso la «vita privata» di chiunque, che «è sacra»: tanto più se la vita privata minacciata è anche quella di un rappresentante delle istituzioni: se «oggetto di intimidazioni», infatti, «si corre il rischio di non far decidere in serenità neanche nelle vesti di pubblico ufficiale». È il motivo per cui il sindaco vorrebbe un documento votato da tutto il Consiglio, «di rigetto per quella manifestazione e per quelle future, che spero non siano - se ci saranno - di quel tipo».
In attesa della conclusione delle indagini, poi, «mi riservo di agire per il risarcimento dei danni di immagine causati alla città», ha detto il sindaco. Tutto prima di tracciare «un confine netto» tra la manifestazione di venerdì e la mancata comunicazione istituzionale: «Non solo dal presidente della Regione ma anche dal commissario straordinario del governo», soprattutto sul «superamento delle leggi regionali sull'importazione dei rifiuti».
L'approvazione di quel documento da parte del Consiglio non ci sarà per il regolamento interno, che non prevede il voto su un dibattito straordinario come quello di ieri: sarà il sindaco stesso a comunicare la condanna per le violenze e la solidarietà dell'assemblea al presidente Soru. Condanna e solidarietà, parole della maggior parte dei consiglieri intervenuti, che sono «naturali e scontate». Il dubbio, soprattutto tra i banchi del centrodestra, è su quanto siano sincere: perché prima c'era stato un dibattito ad altissima tensione. Sino alla richiesta di dimissioni del sindaco da parte del capogruppo di Sinistra democratica Massimo Zedda. Ma è solo un passaggio, peraltro già annunciato, che si mischia ad altre considerazioni anche più pesanti.
Dal capogruppo di Alleanza nazionale, a esempio: «Ci aspettavamo una condanna del presidente della Regione su quanto successo al porto canale», quando i manifestanti, soprattutto politici del centrodestra insieme ai militanti indipendentisti, erano stati dispersi dalla polizia a colpi di manganello, «e invece niente». Piuttosto, chiede Alessandro Serra, «a chi ha giovato quanto successo a Bonaria? È colpa del presidente Soru, che ha portato avanti un atto segreto e mai comunicato, il fatto che il dibattito non sia arrivato prima nelle sedi istituzionali».
Attacca anche l'esponente dell'Udc Ettore Businco: «Chi sono i cattivi maestri di cui ha parlato Soru?». La risposta è inutile: nel ragionamento dell'ex consigliere regionale «l'autoritarismo di chi decide da solo e ritiene la Sardegna cosa sua è la giustificazione della presenza sotto la sua abitazione privata. Bene, quindi, le bandiere sotto casa sua: che poi i teppisti usino i simboli politici è storia vecchia. Piuttosto sono gravi le affermazioni del presidente che dice di aver visto le bandiere di An e Udc» dalle finestre, durante i disordini. «Ebbè, non ci potevano essere?».
Sono solo due esempi: ma danno il peso di come il dibattito sui rifiuti sia strettamente legato alla connotazione politica delle parti in campo. Chi tenta di riportare sui giusti binari il discorso è Claudio Cugusi. Secondo il consigliere di Rifondazione comunista, non certo il più tranquillo in Consiglio, «la discussione doveva sottolineare come la violenza sia il principio contrario della democrazia: invece continuiamo a rinfacciare le cose da destra e sinistra dando un pessimo esempio di noi. Non riusciamo a capire, non spogliandoci della parte politica, la ferita che ha subito Cagliari: che lì ci fosse la casa di Soru, poi, è un dettaglio. Dopo potremo discutere delle responsabilità, ma ora parliamo di come la città possa uscire a testa alta da questa situazione».
Situazione che è pesante, se anche l'ex candidato sindaco Gian Mario Selis accende il suo microfono. Un fatto più unico che raro, visto che l'esponente del Pd ha sempre centellinato le sue parole evitando di iscrivere il suo nome tra gli iscritti a parlare. Invece questo «è uno dei momenti in cui bisogna esprimere la propria opinione. Non solo sui fatti contingenti», dice, «ma serve guardare oltre. Il problema dei rifiuti è serio a prescindere dalle navi: se eccediamo per fare propaganda, gli uni e gli altri, non svolgiamo il nostro ruolo di classe dirigente. E quando questo accade allora la violenza, cattiva politica, esorcizza il dialogo. Quella dell'altro giorno non è da sottovalutare, perché si percepisce un malessere che è nella vita di tutti i giorni. Il nostro ruolo non è quello di dare la colpa a Soru o Floris» e neanche «quello di soffiare sul fuoco», piuttosto «quello di accollarci le responsabilità su come affrontarlo: usciamo dal senso di inutilità che attanaglia diversi di noi qui dentro, confrontiamoci su come poter dare un segnale e un barlume di speranza ai cittadini».
Appunto: il segnale dato ieri non era quello che era lecito attendersi. Al di là della solidarietà «naturale e scontata».
(ma. mu.)
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