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martedì 15 gennaio 2008

La trash expedition anti-Soru
è oltre il livello di guardia:
la Procura può stare a guardare?
Per Palomba ci scappò il morto

di Giorgio Melis

È avvilente. In Italia sono in atto accadimenti di grande interesse politico, sociale e culturale. Le polemiche con rinuncia di papa Ratzinger alla visita all'Università della Sapienza e relativa esplosione del conflitto latente su laicismo e clericalismo. La tormentata ricerca di un'intesa sulla legge elettorale e le riforme senza le quali il Paese rischia di affondare. La partita del contratto-guida dei metalmeccanici, che avrà vaste ripercussioni in tutto il mondo del lavoro. E ancora altre grandi questioni che stanno a cuore ai sardi come agli altri italiani. Ma nell'isola delle tenebre politiche siamo inchiodati alla spazzatura. All'immondezza sulla quale è stata creata una losca montatura che continua benché demolita a ogni livello, specie in quello informativo nazionale, contro le menzogne e le mistificazioni del gruppo Unione. Resta il tema centrale e ossessivo, dal quale non si può prescindere benché puzzi come tanti di quelli che la maneggiano.

Nonostante le gravissime conseguenze, il barbaro assalto alla casa di Soru che ha rischiato di essere incendiata con bombe molotov e la guerriglia contro le forze dell'ordine, le devastazioni, la città in preda a una guerriglia urbana mai vista, si pesca ancora nel torbido. Si vuole tenere alta la tensione creando suspense sull'arrivo di una flotta-pattumiera. Benché a ogni livello - ufficiale e mediatico - sia stato chiarito che dovranno arrivare meno di una decina di traghetti, per un complesso di seimila tonnellate (come gran parte delle altre regioni, l'Abruzzo addirittura 15 mila) di rifiuti: lo 0,5 per cento della produzione sarda, che un impianto come quello del Tecnocasic potrà smaltire in pochi giorni, come ha bruciato in poche ore il primo carico di 500 tonnellate. E' stato ulteriormente ufficializzato che i prossimi rifiuti saranno composto da ecoballe (non quelle spaziali sparate da L'Unione Sarda e Videolina). Ovvero spazzatura già trattata, ridotta in grandi cubi e assolutamente sicura.

È stato detto e ribadito che la Sardegna deve dare la sua solidarietà, esemplare ed esaltata a ogni livello nel Paese, anche perché ogni anno deve esportare circa 500 mila tonnellate di rifiuti tossici e nocivi, pericolosi, prodotti qui e che non può smaltire per l'assenza di impianti adatti, esistenti solo nella penisola o all'estero. Bene, con tutto ciò e nonostante le gravissime violenze provocate con una campagna di disinformazione mirata e indecente, le strumentalizzazione e la ricarica di tensione non conosce tregua. Specie da quelli che hanno provocato le maggiori tensioni, sfociate nella violenza dell'assalto a casa Soru e nell'attacco selvaggio ad agenti e carabinieri.

I fascisti esultano, si dipingono come eroi
nel sito con An per gli incidenti

Chi ha orchestrato la mobilitazione? Benché Casini abbia condannato l'exploit vergognoso dell'Udc e Berlusconi abbia di fatto dato ragione alla scelta di Soru invitando i suoi all'obbligo della collaborazione per l'emergenza Napoli, dalla pattumiera protestataria sarda tracimano nuove iniziative e indegne speculazioni. Mentre sul sito sardo di Azione Giovani, con logo congiunto di Alleanza nazionale, si esalta la battaglia del porto canale, i partecipanti si descrivono come eroi di un'epica impresa: lo ha rilevato ieri su Repubblica Alessandra Longo. Sul sito fascista ha letto queste espressioni insieme deliranti e allarmanti anche a futura memoria: «Se assisti a scene come quella cui abbiamo assistito noi, ritrovi il senso di tutto ciò che hai fatto da quando hai iniziato a militare fino ad oggi, e quel senso ha la forma di un abbraccio tra due camerati e tante braccia levate verso la corriera della polizia». Nel fascista saluto romano.

Ecco, questo dà il senso del clima creato e che si vuole mantenere incandescente. Ha voglia Antonello Soro a chiedere a Fini una presa di distanze dai “camerati” coinvolti, che hanno partecipato con le bandiere di An all'attacco alla casa di Soru. Pia illusione, ma occorre vigilare perché c'è gente che soffia sul fuoco. Arruola teppisti presunti ultra calcistici, organizza la discarica di mondezza con camion e furgoni davanti all'abitazione del presidente: assediato con famiglia e amici e a rischio anche di un attentato incendiario.

A livello politico, sembra che tutto ciò non sia accaduto e non intacchi la determinazione di criminalizzare sempre e comunque Soru (ieri ha rinunciato a partecipare a Ballarò, benché Giovanni Floris l'avesse insistentemente invitato). Nella prima guerra mondiale, gli austro-tedeschi (c'era anche il giovane Rommel) scatenarono, dopo il primo bombardamento a tappeto dello storia, un attacco alle truppe italiane che portò alla rotta di Caporetto. La chiamarono “strafe-expedition”, spedizione punitiva. Bene, quella in atto, preceduta da altre criminalizzanti, è una conclamata trash-expedition, l'offensiva-spazzatura che il complesso politico-editoriale (centrodestra e gruppo Unione) conduce in maniera sgangherata e pericolosa, anche in prospettiva.

Quando un consigliere comunale cagliaritano dei Riformatori sostiene, dopo quanto è accaduto, che è bene e bisogna contestare ancora Soru a casa sua, l'irresponsabilità e la volgarità politica sono arrivate a un punto di non ritorno: in barba ai richiami nazionali di leader moderati ma civili come Casini. E un simile atteggiamento che viene ribadito può innescare altre violenze giustificate da quella politica: esibita ogni giorno nella criminalizzazione di Soru.

Volevo farlo ieri e ho rinunciato. Ma alla luce degli ultimi sviluppi è bene ricordarlo: un demonizzazione mediatico-politica di intensità assai minore di quella attuale, nel 1998 portò a minacce alla vita di Federico Palomba. Purtroppo ci scappò anche il morto: un giovane esaltato che si suicidò, quando fu scoperto, con la pistola con cui avrebbe potuto anche uccidere. Mi ha colpito un'osservazione dell'ex presidente regionale dell'Inps, Mimmia Fresu, che in un commento su l'AltraVoce ha osservato che «se non ci fossero le forze dell'ordine, saremmo un popolo da guerra civile», pronto a combattersi fino al sangue dietro gli stemmi dei partiti. È vero, non solo in Sardegna ma da noi di più negli ultimi dieci anni, la politica è un ripiego rispetto alla pulsione violenta per lo scontro fisico.

A Cagliari, con l'assalto di venerdì notte, forze locali e regionali hanno fatto fare a una città pacifica, ironica, disincantata, un pericoloso salto di qualità. Hanno creato una situazione che, in forme diverse, l'accomuna inopinatamente ai paesi dell'interno dove gli amministratori sono contestati con le bombe e gli incendi, mentre la dialettica è a base di piombo, non di parole. Questa è un sottocultura che non appartiene alla nostra città, la respingiamo con sdegno ritenendola un tossico prodotto mutuato o d'importazione dalle aree della violenza a fior di pelle: dove la politica mai si è fatta con la spada o il fioretto ma sempre con la clava o la lupara. Una situazione che impone una severa riflessione a tutti, ai responsabili primari e ai pusillanimi conniventi dell'altra parte, mentre niente c'è da aspettarsi dal gruppo editoriale che cavalca i peggiori istinti e istiga la società a dare il peggio di sé. Appunto come quando c'era in campo un tale Liori, rovinoso per il giornale e l'editore, e che parrebbe ancora essere al timone con una controfigura.

Le dicerie degli untori: epidemie
con i rifiuti napoletani, Capelli il pasdaran

Occorre una presa di coscienza che faccia uscire la politica dall'imbarbarimento in cui è caduta. Anche perché le conseguenze si fanno sentire. Le dicerie degli untori, martellate e usate come una clava con ogni mezzo mediatico disponibile (ne hanno tanti) e con invasivi gossip a saturazione, hanno prodotto sconfortanti ricadute della trash-expedition. Ti senti chiedere al bar o all'edicola, dall'idraulico o dal meccanico e dalla signora al supermercato, di unirti alla battaglia contro l'arrivo dei rifiuti napoletani: per evitare i sicuri rischi di epidemie, di malattie contagiose e appestanti, che intossicherebbero la Sardegna mettendola nella lista delle regioni a rischio, dunque prontamente disertate dai turisti. C'è poco da obbiettare e fare appello alla ragione quando i veleni sono stati diffusi e ancora vengono sparsi, con le visioni immaginarie e terrificanti dell'isola malsana pattumiera che i vacanzieri escluderebberero dai loro itinerari.

Detto testualmente (e sentito su Videolina, naturalmente) anche dal senatore riformator-referendario, presunto moderato perché “de is de nosus”, Massimo Fantola: uno che potrebbe buscarsi al massimo qualche virus influenzale al Senato e smaltirlo nelle sue frequentissime performances tennistiche nell'aria buona dei campi di Monte Urpinu. Si prova a opporre i fatti, le notizie vere. Ma è fatica improba e talora vana. Talmente assertiva e violenta la psicosi inoculata nel corpo sociale sardo da un'informazione falsa, in sinergia totale con le strumentalizzazioni del centrodestra. Unita alla gravità e violenza delle barbare reazioni che hanno fatto credere a un attacco difensivo contro l'Apocalisse in arrivo. Gli untori mediatici e politici hanno davvero avvelenato i pozzi dell'opinione pubblica, creando allarme e turbamento popolare che non sarà affatto facile riassorbire.

Così accade che se Renato Soru pubblica a pagamento una paginata di spiegazioni e notizie sull'Unione Sarda, non potendo contare su cronache oneste o non distorte del quotidiano nemico, diventa un cialtrone (il solito Roberto Capelli) «che vende demagogia a pagamento». Capelli, più e più volte volte colpito e affondato da Soru e responsabile del boomerang sul proprio schieramento per gli appalti del centrodestra dal 2000 al 2004, è il primo firmatario della mozione di sfiducia pubblicata domenica - poche ore dopo l'assalto a casa Soru con una bandiera dell'Udc in prima linea - sulla stessa Unione Sarda, a pagamento. Ora replicherà, soldi dei consiglieri di opposizione, euri nostri. Vostri? Ma andate a quel paese. Tutto pagato con i sontuosi finanziamenti ai gruppi che il Consiglio elargisce a man bassa, utilizzati ad libitum e senza controlli dagli onorevoli con indennità di 20 mila euro mensili. Soldi vostri? Pubblici, nostri, versati dai cittadini sardi a voi che ne fate un abuso inaudito nel Consiglio più costoso d'Italia: 104 milioni di euro nel 2007.

Da che pulpito la lezione di moralità a Soru! Vive come un monaco, fatica da pazzi, sbaglia spesso perché decide molto o troppo, ha decimato il parco-macchine della Regione, non spende i soldi nostri nelle valanghe di necrologi che i politici - anche tre-quattro a testa se con cariche istituzionali - esibiscono come status. Magari esagera, ma non ne ha mai fatto uno sui giornali sardi: un costume che ha frenato anche gli eccessi di altri e comunque uno stile di sobrietà: avrebbe potuti farne a iosa e farli pagare dalla Regione, come hanno fatto e fanno amministratori di ogni rango, non solo regionale. Insomma, l'opposizione può spendere i soldi pubblici per esibire con rara sensibilità, poche ore dopo la battaglia di Bonaria, la mozione contro Soru. Il quale non può fare altrettanto per cercare di dare ai cittadini un'informazione sul problema che è stato gonfiato a dismisura e falsificato: come hanno dimostrato i reportages di tutti i maggiori quotidiani nazionale con i loro inviati a Cagliari.

L'Unione e Liori criminalizzavano Palomba:
minacce di un giovane, poi suicida

È una deriva davvero pericolosa, anche se la destra e una non piccola parte di uno squallido centrosinistra mostrano di strabattersene. Con questa politica e con questa informazione, non c'è speranza di ripristinare un dibattito rigoroso e spigoloso, duro ma corretto. Bisognerà tornare alla discussione fuori da questi circuiti appestati e fangosi. Ma intanto c'è da chiedere di nuovo, con fermezza e fondamento, cosa intenda fare la magistratura per gli eventuali profili giudiziari di una situazione fuori controllo. Il presidente del Tribunale Leonardo Bonsignore, il Procuratore Mauro Mura e l'aggiunto Mario Marchetti c'erano (con Carlo Piana) e hanno vissuto le conseguenze tragiche della demonizzazione di Federico Palomba da parte de L'Unione Sarda di allora: quasi uguale a quello attuale.

Nel luglio del 1997 ci fu un crescendo di attacchi violenti di Liori contro Palomba, legata alla vicenda della cartiera di Arbatax acquisita da Grauso (assolto al processo per bancarotta mentre Liori è stato condannato) ma intrecciata anche con l'esplosiva questione del parco del Gennargentu. Contro il quale L'Unione sparò a palle incatenate, con pazzesche mistificazioni mentre sul territorio si esercitavano gravissime violenze. In quella fase, riassumendo rapidamente, a Villa Devoto arrivò una tempesta di telefonate minacciose contro il presidente della Regione. Per questo il prefetto, sollecitato dal governo, impose una scorta a Palomba, che a più riprese la rifiutò ma vanamente. In quella fase, Liori pubblicò l'indirizzo di casa di Palomba, con grande allarme e angoscia dei familiari.

Per farla breve, la Digos riuscì a risalire all'autore delle telefonate minatorie. Risultò essere un giovane piuttosto esaltato e influenzabile che, vistosi scoperto dopo una incursione della polizia a casa sua, si suicidò con la pistola che aveva in casa. La usò contro se stesso ma avrebbe potuto farlo contro altri. Eppure lo stesso Liori attribuì la sua morte alla responsabilità morale di Palomba. Il cinico deuslese si salvò da un'altra condanna penale e dalla galera chiedendo il perdono del presidente: con una lettera pubblicata sui due quotidiani sardi e nella quale riconosceva tra l'altro d`aver perseguitato Palomba perché “strumento” di non meglio identificate forze politiche. Ottenne la rinuncia della sua vittima all'azione penale mentre andò in porto un'azione risarcitoria civile pagata da Zuncheddu dopo aver acquisito il gruppo editoriale.

La magistratura valuti se la campagna
di falsi e odio non sia un rischio mortale

Una storiaccia che è necessario riportare alla memoria degli sbadati perché l'attacco a Soru ha passato e di molto il livello di guardia di quanto accadde a Palomba. Soru va in giro a piedi e da solo, usa quasi sempre la propria auto, ora la sua casa è diventata un bersaglio che consiglieri comunali “moderati” più il mitico Maurizio Gasparri affermano possa e debba essere ancora messa nel mirino. Se non importa niente a questa politica scellerata, ci sono doveri che competono all'autorità giudiziaria. Valutare se l'azione congiunta della politica di destra e dell'informazione nemica, condotta con diffusione di notizie false e allarmistiche e montature di eccezionale gravità e negativo impatto sociale contro una persona, siano compatibili o ricadano nei profili penali. Anche per prevenire nuovi “casi Palomba”: magari in chiave anche più grave.

Qui non si tratta di interferenza nella politica e nella libertà di stampa ma di tutela dei cittadini da campagne terroristiche e anche dell'incolumità del presidente della Sardegna. Se tutto questo è normale, a giudizio della magistratura, ne prenderemo atto. Ma s'impone un pronunciamento per sanzionare che, salvo l'omicidio, tutto è permesso contro un personaggio istituzionale: magari in attesa che qualcuno riesca a bruciargli la casa dopo il mancato attentato sventato in extremis.


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