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mercoledì 16 gennaio 2008

Floris, zero in rifiuti, pretende solidarietà
da Soru e la nega, non paga e protesta
Essere politico e fare politica: un abisso

di Cinzia Isola

Altro che fare le barricate ideologiche e scatenare la guerriglia mediatica e urbana. Nella guerra ai rifiuti campani, il Comune del sindaco Floris ha perso l'occasione per fare il mea culpa. Anche perché in tema di spazzatura Cagliari non brilla certo per efficienza. Sarebbe stato più facile ammettere che l'amministrazione comunale ha già il suo bel da fare con i propri rifiuti. Piuttosto che scegliere l'attacco politico, prontamente ideologizzato dal centrodestra, sfruttando le genuine aspirazioni indipendentiste dell'Irs e di Sardigna Natzione. Che respingono lo Stato italiano, rifiuti compresi.

Sarebbe stato meglio riconoscere che la Regione non ha strumentalizzato la solidarietà per rispondere a ragioni di politica nazionale, mascherando convergenze istituzionali con il governo amico. Perché la Costituzione è la carta fondamentale dello Stato e non del Governo Prodi. Ed è lì che si parla di solidarietà nazionale, non nel programma di governo, che solo per caso ora è guidato da un leader piuttosto che un altro. Senza dimenticare che, da tempo, la stessa solidarietà è stata offerta al sindaco Floris e agli sfortunati assessori riformatori che si succedono collezionando insuccessi nella gestione dei rifiuti. Perché è bene ricordare: ogni volta che il Comune di Cagliari manca la quota minima di differenziata, scatta la sanzione regionale, in base al decreto Ronchi.

Una solidarietà quindi che si può, volendo, anche quantificare. Quel che è certo, il Comune di Cagliari che stenta a differenziare i suoi rifiuti ha accumulato un sacco di debiti. Multe non pagate per milioni di euro: 350 mila euro al mese, tutte le volte che non si raggiunge la soglia minima del 10% di raccolta differenziata. Debiti sui quali la Regione ha chiuso un occhio davanti alla fin troppo spesso sbandierata minaccia: raccolta differenziata o multe. Insieme, no. Perché una cosa, dal punto di vista economico, esclude l'altra. Quindi, o si cerca di ripartire con i cassonetti colorati in tutta la città, oppure si pagano le multe. Un aut aut autoreferenziale del Comune che, parafrasando, ha praticamente estorto la solidarietà della Regione.

Dal punto di vista politico, poi, la patata bollente sembra diventato un affare da smaltire tutto in casa dei Riformatori. Che alla causa hanno sacrificato prima il giovane ingegnere Giorgio Angius, e poi lo smaliziato politico della porta accanto, Gianni Giagoni. Un assessorato che sembra più una punizione reiterata che un riconoscimento di cencelliana ratio per il partito di Fantola. Ma tant'è. La raccolta differenziata a Cagliari non decolla e i risultati sono a dir poco insoddisfacenti: l'ultima rilevazione utile pubblicata sul portale “Separa” parla di un misero 11,04% di raccolta differenziata, a novembre. Che non muta di molto una tendenza consolidata che si attesta mediamente intorno al 10%. Ormai, in città, di differenziare i rifiuti se ne parla solamente. E da anni.

Annunciato con grande entusiasmo nel 2005, il progetto Separa - inizialmente sperimentato con i cosiddetti “grandi utenti” (mercati civici e commercianti) - si rivelò subito un grattacapo per l'assessore di turno. Alla fine di gennaio, il Comune diede il via alla sperimentazione con la raccolta trisettimanale degli imballaggi in circa mille negozi delle principali vie commerciali. Nello stesso periodo, circa 300 bidoni furono distribuiti tra fruttivendoli, supermercati, ristoranti e pizzerie per la separazione della frazione organica. In questo caso, il conferimento sarebbe stato quotidiano.

Ma a scatenare le prime reazioni furono proprio gli imballaggi. In base ad un'ordinanza del sindaco, gli esercenti devono depositare gli imballaggi di cartone davanti al loro negozio. Tassativamente, il lunedì, mercoledì e venerdì, entro le 13. Naturalmente è proibito smaltire i cartoni nei vecchi cassonetti e i trasgressori rischiano una sanzione da 25 a 300 euro. Eppure il servizio non decolla e i cartoni si accumulano su strade e marciapiedi. Intanto, si introduce la raccolta della carta e del cartone anche per le famiglie, attraverso la dislocazione dei contenitori gialli in tutta, si fa per dire, la città. Mentre per la plastica, il capoluogo si è dotato del cassonetto blu. E l'umido? Meglio andarci piano. Ecco perché ha coinvolto solo alcuni quartieri. I cosiddetti quartieri pilota: Pirri, Quartiere Europeo, Mulinu Becciu e Genneruxi.

I risultati, non è un mistero, sono stati deludenti. Tutti insieme, i precursori della differenziata organica hanno raccolto solo il 2,8% dell'umido. Alla fine la raccolta differenziata in città è rimasta imbrigliata in un misero 10%, a fronte di un 30% su base regionale. E comunque ben lontano dall'ambizioso obiettivo del 27% , fissato con eccessivo ottimismo da Gianni Giagoni. A più riprese, il Comune ha annunciato l'imminente riavvio del progetto “Separa”, ma finora la raccolta dell'umido è al palo. E anche separare carta,vetro e lattine è un'impresa per i cittadini solerti che spesso devono cercare in altre vie un'alternativa ai cassonetti mancanti - o già strapieni, per giorni - nei pressi della propria abitazione.

La scelta coraggiosa, o semplicemente, il decisionismo del presidente Soru, finito nell'occhio del ciclone per aver offerto disponibilità a smaltire una minima parte dei rifiuti campani, offre un ulteriore spunto di riflessione. Sulla differenza che può passare tra essere un politico o fare politica, rischiando di mettere in pericolo la propria “popolarità”: vero e proprio spauracchio del politico di professione. Quello che non pensa di “dover fare” qualcosa per il bene di tutti, ma a “come fare” qualcosa per qualcuno ed essere rieletto. È vero, la città è un complesso eterogeneo e difficile da gestire sotto il profilo dei rifiuti. Specie in alcuni quartieri. Inutile infilare la testa sotto la sabbia: se la sperimentazione è andata così così nelle zone residenziali, figurarsi cosa potrebbe accadere nei quartieri popolari ad elevatissima concentrazione abitativa. Dove anche la comunicazione istituzionale è resa difficile dal contesto sociale.

Obbligare, pena sanzioni, i cittadini ad una rivoluzione della raccolta dei rifiuti può certamente portare all'impopolarità. Ma il senso di responsabilità di un politico si misura anche sulla base della capacità decisionale nei momenti difficili. Nessuno si sognerebbe mai di organizzare un sit-in sotto casa dell'assessore Giagoni perché dà avvio seriamente alla raccolta differenziata. Ma è pur vero che in materia di rifiuti il coraggio per la Giunta Floris pare subordinato al consenso delle masse popolari. Che nascondono grandi sacche di resistenza alla raccolta differenziata. E soprattutto grandi bacini elettorali da non pregiudicare in nome della spazzatura. Seppur nostra, meglio rinviare. Ad ogni costo. Compreso l'aumento del 20% sulla Tarsu.


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