mercoledì 16 gennaio 2008
di Matteo Bordiga
Non lasciarsi sopraffare dall'apatia e dall'indifferenza di fronte alle tonnellate di rifiuti che «minano la salute di centinaia di migliaia di cittadini napoletani innocenti e indifesi». Nessuno può rimanere insensibile: è necessario «aiutare, come primo obiettivo, le persone in difficoltà. Ovvero coloro che non hanno voce e si ritrovano la monnezza sotto casa o davanti al mercato quando vanno a fare la spesa». Poi verrà il tempo «della punizione per chi si è reso responsabile della situazione in Campania, degenerata negli ultimi tempi dopo un immobilismo durato per anni».
In queste parole pronunciate all'unisono da padre Salvatore Morittu e don Angelo Pittau è racchiuso lo spirito dell'appello che alcune delle figure maggiormente impegnate nella comunità cristiana dell'Isola rivolge a tutti i sardi. Un invito a mettere da parte egoismi, pregiudizi e «sciocchi campanilismi antipartenopei» per riscoprire invece il senso «più profondo della solidarietà», come afferma don Pittau, del centro d'ascolto “Madonna del Rosario” di Villacidro. «Dobbiamo metterci in testa che la Sardegna fa parte dell'Italia: come noi ci appoggiamo e chiediamo sostegno alle più ricche regioni del Nord, allo stesso modo siamo chiamati a rispondere quando qualcuno protende la sua mano verso di noi in cerca di aiuto».
Assieme a padre Morittu dell'associazione “Mondo X Sardegna”, a don Ettore Cannavera della comunità “La Collina”, a don Giovanni Usai della comunità “Il Samaritano” e a don Salvatore Benizzi della cooperativa “San Lorenzo”, don Pittau ha sottoscritto ieri un comunicato stampa che condanna nettamente i momenti di follia collettiva dei giorni scorsi. «Noi sacerdoti impegnati nell'accoglienza degli ultimi, “rifiuti della società”, non possiamo tacere davanti a questa ondata di violenza collettiva», si legge nella nota, «e tanto meno di fronte alle manifestazioni di teppismo che in questi giorni hanno offeso l'immagine della nostra Sardegna: una regione da sempre apprezzata per il suo spirito di ospitalità e di accoglienza».
Producono frutti ben diversi «i gesti concreti d'aiuto promossi in questi giorni dalle massime autorità regionali a beneficio della popolazione campana»: scelte da condividere, spiega il documento, «perché siamo convinti che il tessuto etico di un popolo si irrobustisca nella solidarietà, alcune volte anche sofferta. È nostro auspicio che questo moto di solidarietà permei sempre di più l'intera società sarda, perché solo così si raggiunge l'autentica coesione di cui la nostra terra ha bisogno».
E proprio a questioni di ordine morale fa appello don Pittau, invocando «quell'impulso solidale e quel sentimento di fratellanza che deve contraddistinguerci, specie di fronte a emergenze così gravi. La nostra, purtroppo, oltre a essere una regione tradizionalmente altruista e generosa è anche una terra insanguinata, nella cui cultura è stata a lungo connaturata la piaga della violenza. Noi oggi siamo chiamati a seminare pace, non a far germogliare il seme del rancore. Proprio l'altro giorno mi è capitato di parlare con un bambino, iscritto alla prima media, che mi raccontava di quanto risentimento ci fosse nelle parole di una sua insegnante», prosegue don Pittau, «che se la prendeva contro i napoletani e si augurava che qualcuno tirasse indietro la spazzatura a chi l'aveva fatta sbarcare nell'Isola. Credo che i bambini debbano essere educati alla cittadinanza, non all'inciviltà».
Insomma, la priorità adesso è tendere la mano ai «fratelli partenopei»: «Non ci interessa sapere se Soru ha avvisato per tempo della sua decisione alleati, opposizione, Comuni e Province. Siamo estranei alle schermaglie della politica», conclude don Pittau, sottolineando che i sacerdoti vogliono solo invocare aiuto «per una regione in difficoltà».
Padre Salvatore Morittu, condividendo lo spirito delle parole di don Pittau, aggiunge «un sentito auspicio. In prima battuta è necesario rispondere alle urgenze rappresentate dai problemi dei cittadini indifesi, ma subito dopo è importante che i responsabili di questa situazione vengano individuati e perseguiti. Perché non si può pensare di continuare a vivere in uno Stato dove persone senza scrupoli fanno il bello e il cattivo tempo, ben sapendo che poi a pagare saranno i più deboli. E che ci sarà sempre qualcuno pronto a mettere una pezza agli incalcolabili danni causati. Bisogna intervenire drasticamente e punire penalmente chi ha ridotto Napoli in questo stato», ribadisce Morittu, «perché altrimenti la gente perderà non soltanto lo spirito di solidarietà, ma anche il senso di giustizia».
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