martedì 15 gennaio 2008
di Giorgio Melis
Gli aligatori indietreggiano, scornati e rabbiosi. Continuano a fare fumo polemico ma è chiaro ormai che l'ignobile montatura politico-informativa sui rifiuti dalla Campania è diventata un boomerang per chi lo ha lanciato irresponsabilmente, cavalcando un vergognoso allarmismo basato su numeri risibili. La spirale di violenza che è stata deliberatamente innescata sulla solidarietà che la Regione ha per prima offerto - come poi 15 Regioni su 20 - e la battaglia scatenata attorno alla casa di Renato Soru hanno prodotto due effetti. Da un lato si è disvelato un oscuro, limaccioso ed eversivo disegno squadristico, dai contorni ancora ambigui ma con precise responsabilità politiche. Dall'altro, ha consentito ai sardi, attraverso mezzi d'informazione diversi da L'Unione Sarda e Videolina - massimi strumenti mediatici di sistematico terrorismo allarmistico e fraudolento, in combutta col centrodestra - di avere una percezione corretta della realtà.
In particolare, grazie agli accurati servizi degli inviati speciali di tutti i maggiori quotidiani nazionali e televisioni libere come Sky, hanno avuto le notizie attendibili, non quelle stravolte, negate od oscurate dai media del gruppo Zuncheddu: con un'azione di provocazione politico-editoriale inaudita. Appunto una turbativa dell'opinione pubblica, ingannata deliberatamente, e nella quale è stato possibile innescare la violenza di una guerriglia urbana ignota a Cagliari da decenni. Nonostante l'enorme confusione suscitata ad arte, oscurando i dati disponibili dal primo momento (i rifiuti campani equivalgono allo 0,5 per cento della produzione della Sardegna, che ne esporta di tossici e nocivi quasi 500 mila tonnellate, da smaltire nella penisola o all'estero), è stata almeno ristabilita una parte di verità che mai i lettori del quotidiano, tv e radio del gruppo Unione avrebbero e hanno finora avuto. Si continua a glissare con una determinazione davvero impudente per non dover di fatto ammettere la vergognosa falsificazione e montatura messe in atto.
Di questa operazione ben sopra le righe ed estremamente pericolosa, Renato Soru ha annunciato di voler investire la Procura della Repubblica per le opportune valutazioni. Attende il parere degli avvocati regionali prima di recarsi a palazzo di giustizia. Deve farlo e nessuno - tanto meno l'Ordine e il sindacato dei giornalisti - si permettano di gridare all'attentato alla libertà di stampa od altro: risulterebbero ulteriormente complici di un'operazione scellerata. Contro la quale non hanno alzato un dito ed emesso tremolanti parole solo dopo che ha provocato violenze squadristiche e raid terroristici che solo per caso non hanno avuto più gravi conseguenze anche per le persone. Non ha nulla a che spartire con la libertà di stampa - anzi, ne è la negazione da sanzionare - lanciare e mantenere una campagna di allarmismo sociale per tirare la volata a un centrodestra irresponsabile, antidemocratico e fraudolento. Fino all'esplosione di una violenza premeditata e organizzata, che va perseguita penalmente e politicamente.
La strategia della tensione a mezzo stampa non è meno ma più grave perché ha effetti di massa. Specie quando viene reiterata dopo aver alimentato o provocato gravissime conseguenze e diffondendo ancora notizie false. Ancora ieri, L'Unione titolava a tutta pagina: “Nebbia fitta sull'import di rifiuti. Non si sa quando e quanta spazzatura arriverà nell'Isola”. Un altro falso, anche rispetto all'articolo (ormai è una regola che indica una volontà di vertice). Non c'è nebbia e tanto meno fitta. Solo notte e nebbia sull'informazione distorta del quotidiano di Cagliari.
Si sapeva e si sa tutto. Sui siti internet dei quotidiani e nelle dichiarazioni ripetute della Regione, ci sono tutti i dati essenziali a rendere palese la malafede di chi s'inventa dati falsi e li diffonde con pervicacia incredibile, che non può restare impunita. Nel Corriere della Sera di domenica c'era perfino una tabella a colori, ben visibile, sulla quantità di rifiuti “appaltata” a ciascuna Regione. La Sardegna figurava con le seimila tonnellate di cui si parla da tre giorni. Erano in risalto i dati riferiti alle altre Regioni: a partire dall'Abruzzo, con 16 mila tonnellate: due volte e mezzo la solidarietà della Sardegna.
Quando il primo quotidiano nazionale, così come Repubblica, La Stampa e altri giornali riportano i dati corretti, e un solo altro giornale locale diffonde dati falsi, cosa si può e si deve concludere? È in atto un'azione distorsiva con ricadute sociali pesanti, di fronte alle quali si deve reagire a ogni livello. In particolare con un'oggettiva e rigorosa valutazione da parte della magistratura. Senza che possa farsi condizionare da un potere mediatico improprio e abusivo o dal tabù della falsa libertà di stampa, massacrata e dunque da tutelare anche per via giudiziaria. Anche le toghe devono avere ben presente che il soggetto da difendere non è un gruppo editoriale ma la massa dei cittadini-lettori.
Già in passato, la Procura cagliaritana aveva dovuto farlo in un'altra fase oscura della vita del quotidiano. Sotto certi aspetti, sembriamo tornati alla malefica stagione di Antonangelo Liori, al quale peraltro il successore in carica era legatissimo, e devoto servitore. Solo un'azione tempestiva può fermare una deriva irresponsabile e pericolosa, specie in assenza di una qualsiasi reazione della corporazione giornalistica che consente di fare strame della dignità dell'informazione e del rispetto dovuto ai lettori rappresentando una realtà stravolta.
Oltre questo aspetto, ci sono passaggi inquietanti nell'assalto alla casa di Renato Soru. Al quale hanno partecipato inizialmente (con intenti pacifici, si dice ora: ma quando mai e dove le abitazioni private degli avversari sono state teatro di pesantissime proteste?) e con le loro bandiere i partiti del Polo e dintorni. Intanto la diffusione degli sms a valanga, che nessuno può ascrivere ai teppisti del calcio: non hanno né possono avere accesso ai numeri di migliaia di persone di ogni rango sociale. A prescindere dalla smentita degli Sconvolts che si dicono indicati come comodo capro espiatorio, non avendo interessi extracalcistici e politici, quali e quante manone hanno messo in moto la macchina infernale? Chi ha dato appuntamento a migliaia di persone chiedendo di scaricare la spazzatura a casa di Soru, come aveva fatto due giorni prima alla Regione l'antesignano Ignazio Artizzu, mosca cocchiera di quel che è accaduto poi? Sul suo cellulare ci sono solo innocue comunicazioni politiche o altro?
La ricostruzione dei fatti deve anche spiegare come la massa degli aggressori, presunti ultrà calcistici, possa essere entrata in scena alle spalle e dopo i dimostranti “politici”. Si erano appostati e infiltrati a centinaia? E come mai le avanguardie dei partiti di destra non se ne sono accorte e non hanno dato l'allarme? È possibile che nessuno abbia visto i teppisti armati di tutto punto, come si fossero materializzati dal nulla all'improvviso, rendendosi visibili solo quando hanno attaccato selvaggiamente le sparute (prima dei rinforzi) forze di polizia? Poco credibile, quasi inverosimile che non ci siano state precise sinergie da smascherare.
Cosa può aver motivato, oltre un preciso mandato retribuito, i due arrestati ai quali si attribuisce il piano per un attentato incendiario con bottiglie molotov contro la casa di Soru e gli agenti di guardia? Una passione calcistica tanto sfrenata e misteriosamente mirata o un pactum sceleris con misteriosi mandanti?
Se gli squadristi “prezzolati” sono stati slegati e scagliati contro la casa di Soru e le forze di polizia, sapendo bene cosa rischiavano, devono aver avuto un incentivo ben forte. Chi lo ha fornito e perché, scatenando peraltro una guerriglia innanzitutto diretta contro agenti e carabinieri? A queste domande si chiede una risposta non incerta e fumosa ma concreta e possibile. Perché i filmati, gli accertamenti sui tabulati dei telefonini, la sequenza dei fatti consentono un'indagine non certo proibitiva. La città è stata sfregiata, gettata nella paura e preda della violenza: forze dell'ordine e magistratura debbono dare risposte repressive e rassicuranti ai sardi: senza guardare in faccia a nessuno e senza tremori di fronte ad alcuno. Qui non si è tratta di una rissa da stadio ma di qualcosa di ben più grave e peggiore, sulla quale occorre far luce.
Sul piano politico ora si assiste alla retromarcia squallida del centrodestra sardo, squalificato anche da Berlusconi (Formigoni si è subito allineato al Cavaliere), che ha chiesto a tutte le Regioni di collaborare a risolvere l'emergenza campana. Al Polo isolano e i suoi alleati (specie questo Udc scomunicato anche dal suo leader Casini per la bandiera “sporcata” fra i teppisti a Bonaria) non resta che stringersi attorno a Maurizio Gasparri, che chiede anzi una lotta più dura contro Soru. La vergogna della mozione di sfiducia contro Soru pubblicata a tutta pagina e a pagamento su L'Unione Sarda di domenica, poche ore dopo l'assalto squadristico come punta della campagna di odio condotta assieme al quotidiano, è una barbarie che deve far riflettere sul livello di inciviltà cui la politica sarda è stata ridotta.
Primo firmatario del documento-vergogna, per i tempi della pubblicazione, è il solito Roberto Capelli: quello che a freddo si doleva di non aver potuto schiaffeggiare personalmente Soru, aggredito alla Regione (senza alcuna protezione, come sempre) dai lavoratori della formazione professionale. I gloriosi firmatari ora fanno sapere d'essere disposti a non andare avanti con la mozione «per non ricompattare il centrosinistra». Ma chi se ne frega se non si ricompatta questo schieramento ignobile la sua parte anche in questa occasione? Il Polo deve procedere, ha anche speso soldi a beneficio di Zuncheddu, non può tirarsi indietro. Deve bere fino alla feccia l'immondo calice che aveva riempito per Soru. Deve sostenere pubblicamente le proprie ragioni come ha fatto con la paginata sul giornale. Altrimenti sarà chiaro che stanno cercando vanamente di prendere per i fondelli l'opinione pubblica. Non ci riusciranno, li riconosceremo eventualmente dalle impronte digitali: parafrasando una celebre battuta del radicale Mauro Mellini, quando Craxi cambiò nome al suo partito.
È giusto ristabilire un clima civile, abbassare i toni. Ma non sarà possibile se prima non si saranno individuati e sanzionati i responsabili materiali e morali, con i mandanti delle ore di violenza, i sinistri bagliori di guerriglia che hanno profanato il sagrato di Bonaria. E fin quando i responsabili politici non avranno spiegato ai loro elettori quale sia la verità dei fatti e le loro reazioni, se possono. Le manifestazioni di solidarietà a Soru ora si sprecano. Limpide quelle, dopo Prodi, di Bertinotti e da mezza Italia. E dell'arcivescovo Giuseppe Mani, che è andato a salutarlo nella sua casa: come non hanno fatto molti di quelli che avrebbero dovuto. Il Polo maldestro e squadrista anche senza violenza diretta (è comunque squadrismo politico, è fascista assediare l'abitazione privata e la famiglia di un avversario) è stato ripagato a dovere. Il suo attacco è un boomerang che porta la popolarità e il prestigio di Soru alle stelle fuori dalla Sardegna. Ma anche nell'isola, la sua determinazione e gli assalti barbari gli hanno riguadagnato moltissimi consensi per l'aspra condanna dei metodi degli avversari.
Su gran parte del centrosinistra (a partire da parecchi parlamentari e consiglieri regionali, sindaci e presidenti di Provincia, per non parlare del solito Giacomo Spissu) pesa l'infamia di averlo lasciato ancora una volta solo, mentre tutti si riempiono la bocca di solidarietà per i disgraziati campani. Solo dopo che la sua casa è stata attaccata e per un pelo non anche incendiata, si sono sprecati i tardivi attestati di solidarietà. Molti pelosi perché preceduti da compiaciute prese di distanza, censure e critiche in sintonia col centrodestra: come accade in Consiglio nella stessa sordida alleanza sui consorzi industriali e nella difesa del potere consociativo. Aveva ragione lui e non i critici ingenerosi che lo attendono sempre al varco: anche quando non sbaglia, come invece gli accade di sovente. La vergogna per il Polo ma anche per il centrosinistra è che di fatto gli abbia dato ragione Berlusconi, dicendo ai suoi che bisogna collaborare, e che un Casini lo abbia difeso con più forza e parole sferzanti di tanti onorevoli miracolati alle ultime elezioni dal suo traino.
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