martedì 15 gennaio 2008
di Matteo Bordiga
Se il trend si perpetuerà nel tempo, fra 44 anni la Sardegna avrà perso oltre un quarto della popolazione: passando dall'attuale milione seicentomila abitanti a un milione 200 mila. Un dato non nuovo, che viene ora confermato da ulteriori elaborazioni e proiezioni statistiche. La flessione demografica riguarda la media nazionale ma a livelli molti più bassi rispetto a quella drastica nelle regioni del Mezzogiorno e in Sardegna.
Il Sud si è ormai allineato alla bassa fecondità nazionale e non riesce neppure a beneficiare della maggior natalità legata ai flussi stranieri. In base alle stime dell'Istat, in tutta Italia gli over 60 dovrebbero crescere costantemente fino al 2040, anno in cui il trend s'invertirà fino al 2051. Già dal 2009, in otto regioni la popolazione tenderà a diminuire, tendenza che diventerà nazionale dal 2013, quando il calo delle nascite non sarà compensato neanche dalla presenza e dalla maggiore natalità degli stranieri.
La prospettiva di un'isola semi-deserta si materializza osservando il rapporto Istat, presentato dal quotidiano Il Sole-24 ore, sul calo demografico previsto in Italia per i prossimi decenni. Il dato riguardante l'Isola è fra i più elevati: nel 2051 la popolazione ridurrà del 25,9 per cento. A livello nazionale il calo demografico più consistente, pari al 27,2 per cento, si registrerà in Liguria, considerata una “regione vecchia” i cui abitanti sembrano destinati all'estinzione. Le proiezioni sono basate su rilevazioni del 2001.
Secondo Gian Carlo Blangiardo, docente di demografia della facoltà di Scienze statistiche dell'università di Milano Bicocca interpellato dal quotidiano economico, la verticale caduta demografica nelle regioni del Mezzogiorno «dipende dalla minor presenza di stranieri e, soprattutto, dal basso livello di attrattività economica del territorio». Una diagnosi prevista ma comunque allarmante. Non svela nulla di nuovo: è la mancanza di opportunità, di prospettive e di sviluppo del Sud a spingere i giovani a emigrare verso altri lidi, contribuendo in maniera decisiva ad “invecchiare” drasticamente la popolazione.
In Sardegna, la piaga dello spopolamento affligge già da anni le regioni estranee al circo mediatico-turistico del “mercato balneare”. Soffrono soprattutto i centri radicati nel cuore dell'Isola: paesi, paesini e comunità dell'interno.
La Cisl regionale commenta il rapporto affermando col segretario Mario Medde che è più che mai urgente «rilanciare le politiche di crescita economica, di promozione del lavoro, di incentivi e sostegno alla famiglia». Allo stesso tempo, però, è «indispensabile un vero e proprio piano di rinascita per dar manforte ai comuni minori. Accanto al calo demografico insiste, infatti, il fenomeno delle migrazioni, in primo luogo dei gruppi dirigenti. È necessario, pertanto, uno specifico progetto che intervenga in queste due direzioni».
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari