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martedì 15 gennaio 2008

Caccia ai burattinai dell'assedio con gli sms
Sconvolts: usati come capro espiatorio
Gli arrestati negano, Soru presto in Procura

Custodia cautelare per quattro dei sei arrestati nella notte di venerdì, interrogatori rimandati a oggi o domani per i due fermati con l'accusa di aver preparato un attentato incendiario contro l'abitazione di Renato Soru. Le indagini condotte dal gip Luisanna Melis e dal sostituto Danilo Tronci, titolare dell'inchiesta, vanno avanti nel massimo riserbo: soprattutto per la tranche che riguarda gli arresti scattati dopo la segnalazione di un cittadino che aveva ascoltato il dialogo tra i due uomini, notati nella zona di viale Bonaria nella serata di sabato. Durante le perquisizioni domiciliari gli inquirenti hanno recuperato materiale giudicato compatibile con la produzione di bottiglie molotov: a carico dei due fermati anche alcuni sms registrati sulla memoria del telefono cellulare in cui sarebbero indicati l'orario dell'appuntamento e l'obiettivo.

L'altro filone, quello per cui il presidente della Regione aveva annunciato il ricorso ai magistrati sulle notizie senza fondamento strillate da L'Unione Sarda, prenderà il via nei prossimi giorni: la visita al palazzo di Giustizia, annunciata per ieri, è stata rimandata in attesa che i legali preparino le carte da sottoporre ai giudici. Sull'argomento il governatore sceglie il basso profilo, senza rispondere alle domande dei cronisti durante la conferenza stampa sull'allargamento della linea Adsl a tutto il territorio isolano.

Intanto restano in carcere Alessio Orani, Francesco Littera, Fabrizio Piano e Riccardo Macis. Dopo l'interrogatorio di garanzia il giudice per le indagini preliminari Melis ha convalidato gli arresti, ritenendo validi gli elementi raccolti a loro carico e ha disposto la custodia cautelare per il pericolo che i giovani (hanno fra i 18 e i 24 anni) possano ripetere i reati: restano in piedi i capi d'imputazione di devastazione, danneggiamento aggravato, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale - contestati anche ai tre minorenni rilasciati dopo il fermo - nonostante tutti durante il colloquio nel carcere di Buoncammino abbiano respinto ogni accusa.

Continuano alla ricerca di nuovi indizi e volti riconoscibili anche le analisi sui filmati registrati dalle stesse forze dell'ordine durante la guerriglia di venerdì notte, insieme ai numerosi video sugli incidenti comparsi su internet nei siti specializzati già poche ore dopo la conclusione degli scontri. Gli inquirenti sono al lavoro anche per capire da quali numeri sia partita la catena di messaggini che invitava alla manifestazione sotto l'abitazione del presidente della Regione, venerdì notte.

Chi si chiama fuori e rifiuta ogni responsabilità sugli incidenti è il gruppo degli Sconvolts Cagliari: con un comunicato diffuso ieri, il gruppo leader della curva nord allo stadio Sant'Elia dichiara di non avere «niente a che fare con gli scontri dei giorni scorsi». Non hanno partecipato, dicono, né alle scaramucce al Porto Canale giovedì né tanto meno agli scontri della notte seguente davanti alla casa del presidente della Regione: «Il nostro gruppo è ben lontano da qualsiasi posizione politica: siamo ultras, non teppisti». Nel gergo da stadio significa che non si rifiuta lo scontro con le altre tifoserie ma non si cercano gli incidenti fini a se stessi: «Gli Sconvolts si muovono solamente per seguire il Cagliari e per portare avanti il loro nome in giro per l'Italia… nessun interesse politico».

«Sicuramente qualcuno tra le centinaia di persone che frequentano la curva nord a Cagliari», continua la nota, «giovedì e venerdì notte sarà stato presente: e qualcuno inopportunamente ha indossato la sciarpa del nostro gruppo. Si tratta di persone che al di fuori dello stadio hanno anche altri interessi e quindi sono libere di fare quello che vogliono nella loro vita privata. Tutto ciò che è accaduto nei giorni scorso si è voluto probabilmente strumentalizzare, trovando negli Sconvolts un bersaglio facile su cui puntare il dito e scaricare le colpe. Noi ci siamo sempre assunti le nostre responsabilità. Ora», concludono, «sarebbe il caso che lo facessero anche i manifestanti delle scorse notti: chiunque essi siano e a qualsiasi bandiera, colore o parte politica essi appartengano».

(ma. mu.)


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