martedì 15 gennaio 2008
Interventi.
di Franciscu Pala*
In una Sardegna in cui si uccidono i poeti è riuscita a mettere radici e a germogliare la forza politica e culturale di iRS: un indipendentismo nonviolento, progressista e moderno.
In una Sardegna in cui la vendetta ancora stenta a dissolversi è riuscito a svilupparsi un indipendentismo che si autodefinisce non-nazionalista e che sostiene che la tradizione non va idolatrata ma tradotta e risintonizzata col tempo attuale.
E in una Sardegna in cui c'è profondo bisogno di armonia sociale e autocoscienza collettiva c'è chi demonizza e criminalizza la limpida e pacifica azione dell'indipendentismo di iRS che rappresenta forse l'unica coscienza critica e dinamica della società sarda, capace in pochi anni di portare all'attenzione dell'opinione pubblica temi cruciali a livello europeo come la salute pubblica, la distruzione delle risorse ambientali, la militarizzazione del territorio, la censura della storia e della lingua del popolo sardo o la questione della revisione dei rapporti strutturali tra Stato italiano e nazione sarda.
L'autonomismo si è scatenato in un attacco tanto violento quanto superficiale nei confronti di questa piccola e preziosa forza che ha saputo reinventare con coraggio e creatività l'indipendentismo liberandolo una volta per tutte dal passatismo, dal folklorismo, dal nazionalismo e dal lottarmismo.
Quali sono le così gravi colpe dell'indipendentismo nella vicenda dei rifiuti? iRS ha ingaggiato una lotta nonviolenta e forme di resistenza passiva nei confronti di forze dell'ordine dirette in modo cileno. Donne e uomini di iRS hanno incassato manganellate a braccia alzate, hanno subito fermi e grottesche denunce per resistenza a pubblico ufficiale.
Nonostante ciò la classe politica, giornalistica e culturale autonomista si è lanciata in un attacco frontale all'indipendentismo di iRS mettendolo nel frullatore degli stereotipi e dei facili cliché assieme a teppisti da stadio e fascistelli da strada. È un comportamento grave e incosciente.
Dal punto di vista indipendentista, l'argomentazione della “solidarietà nazionale” non regge. In primo luogo perché per iRS la Sardegna non è una regione dello Stato italiano ma una nazione storica a sé, con pieno diritto all'autodeterminazione culturale e politica. In secondo luogo perché ci sembra che la solidarietà sia sempre a senso unico: è sempre la classe politica autonomista sarda a doversi e volersi prostrare alle richieste italiane e a vedersi rispondere picche dallo Stato su qualsiasi tema cruciale. Pensiamo alle esercitazioni militari o alla vertenza entrate.
iRS continuerà sulla sua strada con quella coerenza che gli permette di criticare chi oggi governa pensando di essere il solo depositario della democrazia, e chi oggi senza vergogna fa finta di indignarsi per questi eventi quando appena quattro anni fa si è reso responsabile di decisioni anche più gravi.
* esecutivo nazionale di iRS - indipendèntzia Repùbrica de Sardigna
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