martedì 15 gennaio 2008
Entro il 2008, nessun cittadino e nessun paese della Sardegna saranno esclusi da un collegamento internet a banda larga. Lo hanno annunciato il presidente della Regione Renato Soru e l'assessore alle Riforme Massimo Dadea, sottolineando che il digital divide tra diverse aree nell'isola e tra la Sardegna e il resto d'Italia sarà superato probabilmente anche prima del prossimo dicembre.
Dopo l'attuazione del progetto SICS, avviato nel 2005 con un costo di circa 6 milioni e centomila euro (di cui metà fondi Cipe e metà risorse regionali), sono stati serviti 105 nuovi comuni, ed è stata attivata l'Adsl in 143 centrali e in 73.000 linee. «Dopo il progetto, completato con sei mesi d'anticipo rispetto al previsto, si è passati dal 25% dei Comuni serviti dalla banda larga al 57%», ha sottolineato Dadea, «mentre la popolazione servita è passata dal 65% all'82%». Un deciso passo avanti nell'abbattimento del divario con il resto d'Italia, se si pensa che la media nazionale dei Comuni è del 43% e quella della popolazione del 90%.
Ora, con il SICS II e un investimento di 14 milioni di euro, la banda larga verrà estesa a tutti i Comuni dell'Isola, agli ospedali e alle zone industriali. I centri con più di 1.500 abitanti, così come i presidi ospedalieri, verranno serviti direttamente con la fibra ottica. Nei comuni con meno di 1.500 abitanti verrà portata l'Adsl tramite un ponte radio. Per le isole maggiori, o per le strutture in aperta campagna, si sta studiando l'intervento tramite la tecnologia WiMAX, che dovrebbe utilizzare le vecchie frequenze liberate dall'Esercito.
Il presidente della Regione ha inoltre messo in evidenza «il superamento del digital divide anche di carattere sociale», ricordando «l'attivazione di 64 centri internet per associazioni di volontariato o organismi no profit». Altre strutture sono state poi realizzate nelle università e nelle biblioteche. Nel sottolineare come anche i 14 milioni del SICS II provengano per metà da fondi Cipe e per l'altro 50% dalla Regione, l'assessore Dadea ha rimarcato come «questo intervento fosse stato inizialmente considerato dalla Ue come un aiuto di Stato. E, come tale, considerato illegittimo. Dopo otto mesi di interlocuzioni condotte dai funzionari regionali, l'intervento è stato riconosciuto come del tutto legittimo», ha spiegato. «In questo modo abbiamo offerto un modello anche per le altre regioni italiane, come ad esempio la Lombardia e la Toscana».
Secondo Dadea, «l'abbattimento del digital divide rappresenta un risultato importante che si inserisce nel progetto di modernizzazione della Regione. La Sardegna, ormai, costituisce un modello di riferimento in campo nazionale per l'utilizzo delle tecnologie digitali».
(red)
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