lunedì 14 gennaio 2008
Silvio Berlusconi mette in mutande i suoi seguaci trucidi e ruminanti, specie quelli nuragici, proclamando che «la situazione è talmente grave che bisogna collaborare tutti alla soluzione dell'emergenza rifiuti». Cosa faranno ora Pili e Giovannelli, Emilio Floris e La Spisa, Cicu e Nizzi, più Delogu e Fantola? Si suicideranno perché il capo chiama responsabilmente tutti a fare quel che Soru ha fatto da subito ma per questo è stato contestato, incalzato, assaltato da loro e dagli ultrà? Il discorso riguarda tutti gli altri esponenti dell'opposizione in Sardegna. Ma vale anche per i sepolcri imbiancati del centrosinistra: dall'ambiguo e pavido Spissu, seguito a ruota dal Ganau sassarese e mille altri, subito contro Soru per paura di qualche reazione e poi risucchiati nella solidarietà tardiva e sospetta: giusto perché al presidente non sono riusciti a incendiargli la casa con lui e i familiari dentro.
Berlusconi ha doppiamente sbiancato e smerdato i suoi pasdaran locali perché avevano assunto un'altra iniziativa che è di segno esattamente opposto alle sue dichiarazioni di ieri. Sabato mattina, quando non avevano dato ancora un cenno di solidarietà a Renato Soru per l'assalto alla sua casa, tutti i 29 consiglieri regionali del Polo e dell'opposizione, erano impegnati a firmare e quotarsi per pagare una paginata intera su L'Unione Sarda (ma perché spendere soldi? I servizi sono resi gratuitamente e volontariamente dal quotidiano e da Videolina schierati con loro, come spesso anche Rai3) per invitare gli e-lettori a firmare una mozione per la sfiducia popolare al presidente e farlo dimettere per aver accettato una quota risibile di rifiuti campani (seimila tonnellate, lo 0,5 per cento - avete capito bene? zero virgola cinque per cento - delle oltre 800 mila prodotte annualmente dalla Sardegna, che oltre tutto esporta 500 mila tonnellate di rifiuti tossici e nocivi).
Notare la tempistica: la dice lunga sulla vera tensione solidale contro un presidente avversario assaltato in casa con la famiglia. La battaglia notturna era finita intorno alle quattro del mattino, Soru è provato, come le forze dell'ordine attaccate con violenza organizzata e “militare”. Negli incidenti sono stati coinvolti - con la massa di manovra dei delinquenti detti ultrà: prezzolati, convocati a pagamento sul posto da oscuri burattinai, secondo il questore - esponenti e militanti con bandiere di An, Udc (Casini censura: l'hanno sporcata), Psd'az, senza dimenticare il furgone con le insegne di Forza Italia che aveva a rimorchio un grande contenitore di immondezza da riversare davanti alla villa. Almeno un poco di imbarazzo, di ritegno, di tregua nelle ostilità contro un avversario politico oggetto di una simile, allarmante violenza squadristica? Ma quando mai.
Questo è il Polo nostrano: dovrebbe nominare come suo portavoce il post-fascista squadrista Gasparri, l'unico - col misero Marracini bellicapelli, quello dell'ente, l'Esaf, regalatogli dalla fidanzata - che chiede proteste anche più dure contro Soru. Una raffica di mitra, un'autobomba, una coltellata? Per i sacchetti di spazzatura gettati a casa Soru la notte di giovedì, dopo gli incidenti al porto canale, non una parola di condanna. Come dire: un'anticipazione per il giorno dopo, condivisibile. Anticipata 24 ore prima dall'ineffabile sacchista-pacchista Ignazio Artizzu, portavoce del pattume e del Casic, che aveva recapitato alla Regione la monnezza in plastica con cartelli anti-Soru, seguito dalle telecamere sempre vigili (speriamo non ci fossero anche quelle di una collega Rai molto legata a lui non solo professionalmente).
Un esempio irresistibile: seguito da baldi epigoni di Artizzu giovedì notte e poi scatenato nella battaglia del venerdì nero. Bene, mentre qualcuno inviava le prime solidarietà (il sindaco Floris, orgoglioso di come era stata sfregiata la sua città, si è espresso solo nella tarda mattina e aveva taciuto sul lancio di sacchetti della sera prima), tutti gli altri a preparare la paginata-manifesto su L'Unione Sarda per la domenica gloriosa. Neanche una pausa prudente, un momento di tregua umana contro Soru: bisognava sfruttare subito l'emozione per l'intera vicenda, assalto incluso. Senza immaginare, ma chissà quanti qualcosa forse potevano sospettare, che nella notte sarebbero stati arrestati due figuri che - non ancora appagati - preparavano un attenato incendiario contro la casa di Soru e gli agenti che la presidiano.
Serviva il cavalleresco colpo di grazia politico all'avversario ataccato politicamente e poi minacciato nella propria incolumità nella sua casa. Il Polo senza pudore ha provato a spararlo con la pagina su L'Unione. Con un appello gridato: «Firmate insieme a noi la mozione di sfiducia a Soru». L'inserzione riproduce il testo di una mozione di sfiducia presentata in Consiglio regionale dai partiti del centrodestra. «La solidarietà è una scelta di popolo - si legge nel titolo che precede il testo della mozione - non l'imposizione di un monarca. I sardi sono sempre stati solidali e sensibili con le popolazioni in difficoltà, ma non possiamo essere solidali con la cattiva amministrazione e il malgoverno».
Il documento è firmato dai 29 consiglieri della minoranza e riporta in testa alla pagina i simboli dei partiti (Udc, Forza Italia-Il Popolo della libertà, An, Riformatori, Fortza Paris, Uds, Sardegna socialista) e in basso i numeri di fax e le e-mail per chi voglia «sottoscrivere idealmente» la mozione. Quest'ultima contiene un lungo elenco di accuse per atti e decisioni del presidente (dalle cosiddette tasse sul lusso al Piano paesaggistico regionale) e si conclude con la proposta di votare la sfiducia al presidente della Regione in base agli articoli 35 e 37 dello Statuto. Il regolamento del Consiglio regionale stabilisce che la mozione di sfiducia (che deve essere sottoscritta da almeno un decimo dei componenti dell'Assemblea) non può essere discussa prima di tre giorni dall'annuncio e viene votata per appello nominale. Insomma, un manifesto di condanna: giusto per dimostrare quanto fosse fondata e sincera la solidarietà espressa a Soru per essere sfuggito al peggio con i suoi. È sopravissuto al doppio attacco: non si può aspettare per infliggergli il terzo colpo, che sarà un boomerang per i baldi pugnalatori impazienti.
Il solito diavolo che fa le pentole ma dimentica i coperchi ci ha messo lo zampino con l'inaspettata e non sospetta sortita di Silvio Berlusconi. L'emergenza rifiuti in Campania «ha distrutto la nostra immagine». «Sono stato quattro giorni ad Antigua ho visto i telegiornali degli Stati Uniti e ne sono venuto fuori angosciato. I danni alla nostra immagine e alla nostra economia sono incalcolabili. Mi domando non solo come possano continuare a venire i turisti da noi ma anche come si possa continuare ad esportare prodotti da un paese declassato a paese da terzo mondo». « quanto ha gridato Berlusconi parlando dell'emergenza rifiuti in collegamento telefonico con “Neveazzurra” a Roccaraso, negli Abruzzi (en passant, la piccola regione appeninica si è “quotata” per 15 mila tonnellate di rifiuti campani: due volte e mezzo la quantità decisa per la Sardegna).
«Non è pensabile - ha sottolineato il Cavaliere - che l'Italia non riesca a risolvere il problema dei rifiuti urbani che tutti i Paesi del mondo hanno risolto. Chi ha causato ed è rimasto fermo ad assistere al disastro deve farsi da parte». Secondo Berlusconi, però, adesso non ci si può sottrarre alla richiesta di solidarietà: «Certo che ci deve essere la solidarietà di tutti e credo che ci sarà, ma come fatto transitorio e d'emergenza. Ma questa - rimarca ancora l'ex premier - è una situazione che viene da lontano, lo Stato ha rinunciato a fare lo Stato». Berlusconi ammette che di fronte a questa situazione ha provato «un dolore così forte che ho preferito non dire nulla, anzi mi dispiace essermi lasciato andare a questo giudizio perché la situazione è talmente grave che dovremo tutti collaborare». Insomma, il Berlusconi che si assume l'onere di un'emergenza nazionale e predica la solidarietà di tutti. Lo dica soprattutto, se lo ascolteranno, ai suoi seguaci sardi dalla cervice dura quanto un animo di rara insensibilità.
(gm)
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