lunedì 14 gennaio 2008
di Giorgio Melis
Facciamo il punto. C'era anche un attentato incendiario contro la casa di Renato Soru e gli agenti di guardia: pare da compiere dopo l'assalto di venerdì, per completare l'opera. Il questore di Cagliari conferma che gli ultras erano prezzolati: senza potersi spingere a indicare responsabilità di ingaggio, a pagamento e mirato, da parte di partiti o dintorni. Subito una domanda. Ma davvero qualcuno può convincerci che l'odio per gli ultrà napoletani possa aver scatenato i loro omologhi cagliaritani, non contro un simbolo partenopeo qualsiasi ma contro Soru? Da attaccare solo perché aveva deciso di smaltire una piccola quota di rifiuti casualmente campani?
Tutto è possibile ma niente ragionevolmente quadra, in questa ricostruzione che affida la responsabilità a una degenerzione del teppismo criminale calcistico. Né i tempi né le motivazioni. Quando mai gli ultra avevano mostrato una qualche attenzione al problema dei rifiuti “importati”, sui quali si erano scatenati solo L'Unione Sarda, Videolina, in parte Rai3 e soprattutto gli oppositori politici dei destra? E poi, perché proprio gli ultrà contro Soru? Perchè il grottesco direttore de L'Unione aveva sostenuto che non Cellino ma Soru stava facendo retrocedere il Cagliari? Neanche gli Sconvolts sono così cretini da prendere sul serio le ridicole parole in libertà di uno scrivano-sconvolt senza senno e credibilità, talora extragrammaticale di destra di fideistica provenienza falce e martello. Anche perché, bene o male, Soru risulta lo sponsor del Cagliari con Tiscali, non un nemico.
Ma poi. La partita era ed è rimasta fino a venerdì notte tutta politica. Proteste del Polo per la decisione di Soru e pavido, miserabile silenzio del centrosinistra. Non è rimasto affatto solo, il presidente come pensavano nemici e finti amici: ma anche grazie a lui, all'appello di Prodi si sono aggiunte altre 14 Regione, e ora anche Berlusconi responsabilmente sprona tutti: «Bisogna collaborare» per forza davanti all'emergenza.
Lo scenario a Cagliari cambia dopo gli incidenti di giovedì al porto canale. Ma è ancora un match tutto politico: in prima fila gli improvvidi indipendentisti, coerenti, che tuttavia tirano la volata al centrodestra, poi protagonista con tutto lo stato maggiore del Polo, parlamentari in testa. Si trova a muso duro con agenti e carabinieri e poi li accuserà, come un qualunque Casarini, di «metodi cileni», nientemeno. Sembra finita lì, invece tutto sta cambiando. Nella stessa notte di giovedì, lancio di aliga e altro nel cortile di casa Soru. Ma di ultra calcistici, Sconvolts et similia, neanche l'odore, l'idea, una vaga traccia. Giustamente. Cosa c'entrano in una sporca guerra tutta politica, con la spazzatura usata come pretesto? Anche perché nel frattempo è stato chiarito a ogni livello che il problema è ridicolo. Le falsificazioni premeditate e terroristiche de L'Unione (navi-spazzatura per tutto l'anno, un'ondata di rifiuti sommergerà la Sardegna) è solo l'ultima, più irresponsabile bufala, con un cinico miserabile calcolo provocatorio e istigatorio. Su tutti i giornali e tv, oltre che dalle Regioni e dal governo, vengono dati i numeri veri. Infatti il carico sbarcato al Tecnocasic viene smaltito in poche ore.
Ma qualcuno o molti sono molto contrariati che possa tornare la calma anche davanti all'evidenza che c'era stata una montatura inaudita, smentita nei fatti. È molto più che un'ipotesi. Si voleva ricreare il clima di sollevazione popolare che, grazie a Dio aiutato dalle denunce di pochi rappresentanti dell'informazione, nel 2003 si innescò contro l'arrivo delle scorie radioattive. Deciso segretamente dal governo Berlusconi e di cui sembra impossibile fossero all'oscuro almeno Pili presidente, Pisanu ministro dell'interno e Cicu sottosegretario alla difesa. I quali tacquero e tacitamente approvarono. Mentre ora gridano e si stracciano le vesti per le seimila tonnellate di ordinaria spazzatura campana: l'Abruzzo, più piccolo e con impianti molto inferiori, ne smaltirà 15 mila tonnellate, due volte e mezzo la quota assegnata alla Sardegna.
La tensione creata ad arte dal falso annuncio de L'Unione (tutti gli altri mezzi di informazione parlavano di 1500 tonnellate, Terrapieno moltiplicava per 24 senza uno straccio di verifica) era stata subito cavalcata da destra: subìta pavidamente anche a sinistra. Archiviati tra le polemiche gli incidenti di giovedì, venerdì alle 13 era chiaro che tutto si sarebbe risolto con un modesto straordinario lucroso per il Tecnocasic, con altre dieci puntate di incenerimento: il carico era già in cenere.
Qualcuno o molti non potevano accettare che si raffreddasse la tensione innescata da L'Unione: bisognava anzi esasperarla, creare incidenti clamorosi senza curarsi della loro portata, basta che ne fosse responsabile Soru benché vittima di aggressioni squadristiche. Tra giovedì notte e venerdì mattina, i telefonini di mezza città sono stati sommersi dallo tsunami di sms con l'appello a trovarsi alle 23 sotto casa di Soru. Ma ancora, fino a quel punto, nessuna traccia di attenzione e coinvolgimento di teppisti del calcio, di insorgente furore antinapoletano, anzi contro la cacca partenopea.
Ma poi, come ha notato un esperto osservatore (Carlo Bonini, di Repubblica) che ha interpellato centrali nazionali, quando mai gli Sconvolts e teppisti vari potevano accedere a mailing list di migliaia di persone, specie di rango sociale cui sono assolutamente estranei? Chi può credere che siano stati loro e non personaggi con ben altre entrature e conoscenze a diffondere i messaggini tra persone assolutamente fuori dalla porta degli ultrà? Via, non prendiamoci per i fondelli: risaliamo a qualche fonte degli sms e arriveremo alla testa (plurima) del serpente. La Procura e gli inquirenti non vorranno farsi sviare così banalmente.
Questa è la prima, decisiva domanda cui dare risposta: si può e si deve. La seconda è: chi ha arruolato, slegato, gratificato pecuniarmente gli ultrà, scagliandoli contro agenti e carabinieri, facendogli scatenare una guerriglia che c'entra come i cavoli a merenda con i loro squallidi interessi e motivazioni? Il questore Deiana, uomo di notoria esperienza e prudenza, ha parlato subito di prezzolati veicolati sul posto, in una storia alla quale erano stati del tutto estranei fino a poche ore prima. Forse ha anche avuto informazioni non estemporanee, magari raccolte dagli agenti in borghese infiltrati tra i barbari teppisti che hanno profanato il sagrato di Bonaria. Risalire ai burattinai magari non sarà facile, ma neanche impossibile: visto anche che si è riusciti a evitare un attentato incendiario arrestando i presunti responsabili: inchiodati dagli sms dei loro telefonini e dal materiale per le molotov trovato in casa loro.
Come e chi poteva ingaggiare i mercenari della guerriglia? È una domanda forte, perché inquadra una trama eversiva sulla quale i magistrati dovrebbero spendere ogni grammo di energia disponibile. Un precedente allarmante. Una storia mai registrata a Cagliari. Da chiarire per stroncare repliche sempre possibili. Come si arruolano questi teppisti, in ambienti sociali spesso degradati? L'esperienza riporta alla memoria, anche recente, la compravendita di voti nei quartieri popolari. Bollette della luce e cartelle di bollo-auto da “versare” per vedersele restituite pagate a urne chiuse e soddisfatte. Banconote tagliate a metà, una parte data e l'altra da ricevere dopo il voto. Più altre note tecniche per ottenere un consenso mercenario con garanzie per un pagamento a posteriori: comprovante l'avvenuto “versamento” del voto nelle urne controllate in numeri e preferenze.
Ci sono parecchi esponenti cagliaritani con mazzieri e pagatori espertissimi in questo osceno voto di scambio, praticato su scala industriale anche nelle ultime prove elettorali. Chissà, forse verificando in questo campo, si potrebbero accertare se e quali mani o manone politico-partitiche abbiano partecipato all'ingaggio degli ultrà: brutale carne da macello, fin troppo felice d'essere anche pagata per scorrerie violente che sono la loro ragione sociale. Ci fossero emuli di Ilda Boccassini, che va avanti senza paura di niente e nessuno, sbattendosene dei santuari di potere capaci di intimidire toghe e divise, si verrebbe a capo di questa trama oscura e inquietante.
Ma c'è un altro aspetto, politico e civile, sul quali non servono domande di inquirenti. La convocazione chez-Soru era nota a tutti, annunciata, proclamata. Venerdì mattina il nostro giornale ne ha dato ampio conto - grazie ad e-mail di vari lettori che ci avevano segnalato il fatto prestissimo -, ne avevano dato notizia Rai3 e altre tv. Perché, dopo gli incidenti del giorno prima, le bandiere dei partiti del Polo erano presenti alla radunata sotto l'abitazione privata del presidente, fatto mai avvwenuto neanche in tempi di contrapposizione politico-ideologica fortissima? Come mai sono accorse a una manifestazione in sé esecrabile e odiosa, colpendo il privato e il familiare di un avversario politico? Perché gli imbelli, ambigui abatini del centrosinistra non hanno preso posizione? Perchè i Floris, Delogu, Pili, Fantola, La Spisa, Artizzu e varia consorteria non hanno lanciato un controavviso a non protestare contro la casa di Soru? Zitti e consenzienti, dunque. Il loro ruolo politico avrebbe dovuto imporgli di prendere le distanze da un fatto senza precedenti, da un'iniziativa in cui erano coinvolti con le loro insegne anche i partiti di cui sono dirigenti. Gli andava bene così, tant'è che non hanno detto una parola né mosso un dito.
Senza che i loro omologhi felloni e cialtroni del centrosinistra glielo gridino sul muso: come dovrebbero e non faranno mai. Nessuno ha mai assaltato il pur imbarazzante villone paterno di Mauro Pili al Poetto. Né assediato le ville e le cliniche dei Floris al tempo dello scandalo delle fustelle false e di altre vicende. O si è sognato di contestare Balletto sotto casa benché avesse distrutto il Poetto. La barbarie vale solo per Soru, con la connivenza almeno politica (le indagini diranno se anche di altra natura) della destra e nella squallida ignavia di un vergognoso centrosinistra: solo Michele Piras (Rc) ha richiamato la responsabilità del Polo nella vicenda. Ma anche lui prudentemente guardandosi bene dal puntare il dito sull'informazione del gruppo di fratel Zuncheddu, ferro di lancia della campagna di odio fatta sfociare deliberatamente nella violenza, armando una strategia della tensione indegna di una stampa democratica e di una politica responsabile.
L'intervento del direttore generale dell'assessorato all'ambiente, un dirigente regionale di lungo corso che ha operato con assessori del centrosinistra e del centrodestra, vale più ogni commento. Ne riportiamo qualche passaggio perché ha una forza dirompente, meglio di ogni nostra parola. «Non entro nel merito degli aspetti politici della vicenda, dove ogni cittadino è libero di esprimere le proprie valutazioni e trarne un giudizio. Ma mi riferisco agli aspetti più tecnici della vicenda. Abbiamo dato, a tutti i mezzi d'informazione che li hanno richiesti, i dati corretti su quantità, tipologia dei rifiuti e metodologia di smaltimento. Abbiamo puntualmente fornito l'informazione relativamente al possibile arrivo di navi (smentendo ogni volta le “voci” più fantasiose). Abbiamo fornito i dati relativi all'incidenza percentuale, delle quantità ipotizzate in arrivo, sul nostro sistema regionale di smaltimento (0,5% se arrivassero 6.000 tonnellate). Non è servito a nulla. Abbiamo assistito impotenti allo scempio della corretta informazione e all'ennesima demonizzazione di tutto ciò che riguarda il ciclo dei rifiuti».
Continua l'alto dirigente: «Non vorrei fare paragoni eccessivi, ma anche in questo caso la demonizzazione consente lo sviluppo dei peggiori istinti che albergano in tutte le società umane… È scioccante e preoccupante. Forniamo agli organi d'informazione dati, cifre, risultati scientifici: annuiscono, domandano, vogliono fotocopie e prendono appunti. Poi esce l'articolo: “Bomba ecologica a…”. Il presidente della Regione, prima di rappresentare la disponibilità della Sardegna ad accogliere i rifiuti dell'emergenza Campania, aveva un quadro certo della situazione regionale e la nostra rassicurazione tecnica che - entro limiti molto più ampi di quanto oggi ipotizzato - il sistema di smaltimento regionale era, ed è, in grado di farvi fronte senza disagi per i cittadini sardi. Questo è un fatto certo, il resto sono titoli di giornale e annunci televisivi che lasciano solo rifiuti (sociali) e macerie (vere)».
Confesso di provare imbarazzo per la nostra informazione davanti a una così sobria, disperante e tagliente requisitoria. Con un'avvertenza. Non si può parlare di informazione se chi dice di esercitarla ha deciso di mentire, di prescindere dai fatti, acectta il comando “va e uccidi” e sa già chi deve osannare. Non c'è confronto con chi prende appunti, registra dati e numeri ma aveva già il pezzo scritto, falsificando quelli che aveva finto di ricercare. L'esempio più semplice di come si fa disinformazione da parte di tamburini e lecchini d'oro degli amici del padrone è nell'uso dei numeri. Seimila tonnellate di rifiuti da smaltire sembrano un'enormità ai profani, quali siamo anche noi. E spaventano. Se non si spiega contestualmente, buttando nel cestino le informazioni ricevute, che sono lo 0,5 per cento di quel che si produce in Sardegna, l'equivalente di due giorni e mezzo della spazzatura isolana. Se non si dice che la Sardegna ogni anno deve esportare, per far smaltire nella penisola o all'estero, quasi 500 mila tonnellate di rifiuti tossici e nocivi per i quali non ha impianti adatti.
Così si può fare impunemente terrorismo, scatenare la tensione e le paure. Essere infine corresponsabili di guerriglia, violenza, vandalismo in luoghi religiosi, aggressione a tutori dell'ordine e cittadini di passaggio. Questo è l'aspetto più grave, che inchioda politici irresponsabili, editori, giornali e giornalisti istigatori e fomentatori di trame miserande. Che poi fingono recriminazioni e solidarietà, mostrano sghignazzando sotto i baffi lacrime da coccodrillo. Su base locale, sono peggio, superano il Caimano di Moretti. Abbiamo un altro genere di sauri: gonfi di putredine politica, morale e professionale. Sono gli aligatori che hanno sguazzato in questa puzzolente e fraudolenta discarica in cui è disonorata la politica, il giornalismo, la civiltà della convivenza e del rispetto anche nel dissenso fra avversari. Altro che pagina pagata. È ora di lanciare un appello generale per la caccia grossa a questi aligatori voraci, feroci, spietati. Sono un vero pericolo per la democrazia.
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