lunedì 14 gennaio 2008
Non solo guerriglia stradale, assalto alla casa di Renato Soru, a un gruppo di suoi sostenitori e poi alle forze dell'ordine, con attacchi “militari” che hanno sconvolto l'intera area da piazza Bonaria e viale Diaz: con violenza selvaggia e barbara anche contro l'area della basilica, il luogo sacro più famoso e frequentato della Sardegna, dove hanno celebrato messa con storici raduni Paolo VI e Giovanni Paolo II e dove a settembre papa Ratzinger incontrerà i fedeli. Non bastava: era progettato e stava per scattare anche un attentato incendiario con bombe molotov contro la villa di Soru e contro l'auto della polizia che da venerdì notte presidia la palazzina.
Ventiquattro ore dopo l'arresto di sette giovani sospettati di appartenere agli ultrà del Cagliari e coinvolti nella guerriglia, i carabinieri hanno arrestato altri due giovani. Entrambi maggiorenni - uno lavora in un distributore di benzina - sono vicini agli Sconvolts, uno dei gruppi duri che popolano le gradinate del Cagliari calcio. I due sono sospettati di aver progettato un attentato incendiario alla residenza del governatore e contro gli agenti che vigilano davanti alla casa.
Un salto di qualità nella scoperta di un piano che evidentemente non mirava solo a scatenare disordini e violenza ma anche ad alzare il tiro dopo la battaglia di venerdì notte. Nell'abitazione dei due arrestati sono state sequestrato bottiglie e liquido infiammabile, per confezionare le bombe molotov da lanciare contro la villa di Soru. A svelare i loro piani vi sarebbero anche alcuni sms trovati nei rispettivi telefonini, ora nelle mani degli inquirenti. «Sono teppisti pagati», aveva sottolineato il questore di Cagliari Giacomo Deiana, un dirigente di lungo corso e poche parole, sobrio in tutti i difficili incarichi ricoperti. Ieri ha spiegato che «non c'è alcun riferimento a partiti o ad esponenti politici» come presunti mandanti.
Il primo a parlare di un'azione su commissione, assoldando manovalanza dalle frange più estreme e violente degli ultras, era stato proprio il questore. «Gli arresti di ieri spingono in questa direzione, ma senza alcun riferimento a partiti o ad esponenti politici». Ma chi può aver pagato i teppisti? «È ancora presto per dirlo - ha risposto il questore -. Tutti gli elementi finora in nostro possesso indicano che questa è la strada giusta. È un'ipotesi investigativa seria sulla quale stiamo lavorando con molta attenzione».
Tutte le persone finite in carcere nelle ultime 48 ore - complessivamente otto - appartengono o gravitano nel gruppo ultra degli Sconvolts. I primi sei sono stati arrestati per devastazione, danneggiamento aggravato, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Gli ultimi due per detenzione di materiale esplosivo: gli investigatori sono convinti che stessero per preparare un attentato incendiario contro la residenza del governatore. Le bottiglie molotov - secondo l'ipotesi degli inquirenti - avrebbero dovuto essere lanciate ieri notte, poco prima della cattura. Secondo quanto si è appreso, gli arrestati sono giovani cagliaritani incensurati, non fanno parte del tifo organizzato ma gravitano in quell'ambiente: in particolare sono stati accertati legami con gli Sconvolts, le frange più violente dei supporter del Cagliari. Uno dei due - riferisce la Questura - lavora presso un distributore di benzina in città.
È stata la segnalazione di un cittadino a mettere gli investigatori sulle tracce dei presunti attentatori. Dopo la battaglia di venerdì notte e i primi arresti, gli agenti della Squadra mobile e della Digos hanno intensificato l'attività investigativa negli ambienti degli ultras raccogliendo una serie di informazioni. Una di queste faceva riferimento a due giovani vicini alla tifoseria estrema: «Stanno preparando qualcosa», questo il messaggio giunto alla polizia. In poco tempo i due sono stati individuati e le loro case perquisite: gli accertamenti sono proseguiti per tutta la notte, fino alle 3, quando il magistrato ha disposto l'arresto per detenzione di materiale esplosivo.
(red)
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