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domenica 13 gennaio 2008

Le indagini su teppisti e mandanti
per l'assalto alla villa
Lunedì il presidente in Procura

Se un questore di poche parole come Giacomo Deiana parla, a poche ore dalla fine dei tafferugli, di scontri provocati da «gruppi di persone prezzolate, gente che non aveva niente a che fare con la protesta», tanto da essere «logico che qualcuno li ha pagati per andare lì» significa che le indagini sulla guerriglia di Bonaria prendono una strada ben definita. Partono da un dato di fatto: «Fino ad una certa ora tutto si svolgeva in modo tranquillo ma poi, da un gruppo ben individuato, sono partite pietre e bottiglie contro la polizia e i carabinieri e sono iniziati gli incidenti. È chiaro che qualcuno li aveva mandati: un'azione ben organizzata strumentalizzando queste persone».

Un'azione, per usare le parole di Deiana, che ha provocato cinque feriti lievi - due operatori tv, due fotografi e la donna colpita alla testa da un sasso che ha spaccato il parabrezza della sua auto - oltre a 12 contusi tra le forze dell'ordine. Un'azione conclusa con una decina di fermi e sette arresti: tre minorenni (riconsegnati alle famiglie, con una denuncia sulle spalle) più Alessio Orani, cagliaritano di 21 anni ma residente a Quartu Sant'Elena, Francesco Littera, 18 anni, anche lui di Cagliari, Fabrizio Piano, 24enne di Assemini e Riccardo Macis, 22 anni di Monserrato. Tutti dovranno rispondere di devastazione, danneggiamento aggravato, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale.

Conseguenze tutto sommato limitate, vista la portata e la violenza dei disordini. Saranno le indagini a fare luce su diversi punti oscuri. Che «sino a una certa ora tutto si svolgeva in modo tranquillo», nell'ambito della contestazione politica è fuori di dubbio. Ma è anche certo i «prezzolati» protagonisti degli scontri si sono confusi a lungo fra quanti sventolavano le bandiere di diversi partiti e gruppi politici, da quelle dell'Udc a quelle di Azione Giovani e sino ai vessilli neri della Fiamma tricolore: tutto confermato dalle fotografie e dalle immagini televisive, andate in onda a più riprese nei telegiornali nazionali e regionali durante tutta la giornata.

Il testimone d'eccezione è proprio il presidnete della Regione: «Nella piazza di Bonaria ho visto bandiere politiche dell'Udc, di An e di altri partiti di destra e non solo Sconvolts», ha raccontato Soru, che ha assistito alla guerriglia dalle finestre della sua casa di fronte alla basilica, dove era insieme a familiari e qualche amico. Più tardi sarà lo stesso presidente ad aggiustare il tiro, durante un'intervista mandata in onda a più riprese, e sempre in apertura di giornale, da Sky Tg24: «Non è stata guerriglia civile, ma un fenomeno da stadio. Tifosi estremi del Cagliari calcio hanno occupato una piazza della città e hanno fatto le stesse cose che si fanno negli stadi». Vero anche questo, a giudicare dai cori contro i napoletani e gli “sbirri infami” tipici delle curve. Ma quelle bandiere c'erano eccome.

Si parleraà anche di questo, probabilmente, lunedì in Procura: quando il presidente della Regione si presenterà davanti al procuratore Mauro Mura per capire se dietro i titoli de L'Unione Sarda sulle presunte - e false - 750 tonnellate di rifiuti a settimana per un anno in arrivo dalla Campania, nonostante tutti gli altri organi d'informazione parlassero di 1500 «secondo le prime indiscrezioni», posa essere ipotizzato qualche tipo di reato. Una visita a palazzo di Giustizia annunciata due giorni fa e confermata ieri.

(ma.mu.)


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