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domenica 13 gennaio 2008

Giravolte attorno all'inceneritore di Ottana:
ieri non serviva, oggi è indispensabile
Il fronte del no incalza Provincia e Regione

di Marco Murgia

La notte di guerriglia lascia spazio a una mattina di pioggia e sole. I sassi, i lacrimogeni e i cassonetti in fiamme lasciano segni profondi, ma anche spazio alla ripresa di una protesta che in Sardegna va avanti da un anno con molta meno enfasi: il tema è sempre quello dei rifiuti, il nodo quello dell'inceneritore che dovrebbe sorgere a Ottana. Certo, l'arrivo nell'isola delle prime tonnellate di spazzatura dalla Campania influisce: ma quelle portate avanti dal Comitato popolare delle comunità contrarie al nuovo impianto sono rivendicazioni ragionate e studiate. Non riguardano l'emergenza, spiegano i manifestanti sotto il palazzo del Consiglio regionale, ma il futuro di un territorio già martoriato in passato da scelte politico-industriali sbagliate.

Tra i rifiuti in arrivo dalla provincia di Napoli e il l'inceneritore nella piana nuorese c'è un punto in comune che è fondamentale: la confusione che alimenta incertezza. Data da un continuo tira e molla, sul si farà o non si farà, soprattutto sul versante regionale: era metà novembre quando da viale Trento arrivò lo spiraglio per una soluzione secondo le richieste del “fronte del no”. Era un ragionamento, quello della Giunta, basato su una serie di eventi concatenati: da una parte il potenziamento e l'ammodernamento della centrale termica di Ottana in mano al gruppo Clivati, che garantirebbe l'approvvigionamento di energia per le industrie dell'area; dall'altra proprio la protesta delle popolazioni locali, supportate dalla Provincia di centrosinistra.

Un no, quello dell'amministrazione provinciale, confermato anche due giorni fa in occasione della presentazione dei dati sulla raccolta differenziata nel Nuorese. La Giunta guidata da Roberto Deriu chiede formalmente alla Regione di rivedere il piano regionale dei rifiuti, che prevede due ambiti territoriali e quindi due impianti di termovalorizzazione: uno a Macchiareddu per il centro sud e uno ad Ottana per il centro nord: «Puntiamo a un impianto che abbia come competenza solo il centro Sardegna: esiste già a Tossilo, può e deve essere adeguato».

Più o meno nelle stesse ore il presidente Soru e l'assessore Morittu illustravano il nuovo piano di gestione dei rifiuti solidi urbani approvato due settimane fa, con l'obiettivo «prudenziale» del 70 per cento di differenziata entro il 2012. Un dato strettamente collegato alla questione dell'incenerimento : con quella percentuale, è il ragionamento della Giunta, basterebbe «la ristrutturazione degli impianti esistenti, sino a 250mila tonnellate e con emissioni minori». Gli impianti esistenti, in teoria, non comprenderebbero quello di Ottana, da costruire da zero con un investimento pari a 160 milioni di euro.

Tutto chiaro? Non esattamente: perché ieri, mentre i rappresentanti del comitato popolare insieme al Cagliari Social Forum ribadivano il no all'impianto, l'assessore Morittu registrava un'intervista in cui ribadiva la necessità di costruirlo. A meno di 24 ore dall'annuncio sul “revamping” di quelli esistenti, nella conferenza stampa della sera prima.

È uno dei passaggi chiave: «Non sappiamo più se credere alla Provincia o alla Regione», dice Alessandra Onida, «a nome del Comitato». Quello che risulta «incomprensibile e contraddittoria», secondo Francesco Pirisi, «è la decisione della Giunta di riproporre oggi un inceneritore quando, solo tre mesi fa, l'esecutivo sembrava intenzionato a non portare più avanti il progetto». Per il resto le posizioni sono quelle di sempre: le preoccupazioni del comitato, che ha già proposto una petizione con oltre 7mila firme raccolte, riguardano l'immissione nell'atmosfera di polveri e fumi considerati «altamente nocivi». Tutto supportato da studi medici, diffusi a livello nazionale da Vincenzo Migaleddu con l'appoggio incondizionato di Paul Connet, docente universitario statunitense e guru a livello mondiale in materia con il piano “Zero Waste-Rifiuti zero”.

L'altro punto di contatto con Napoli è dettato da una considerazione che si inserisce nel lungo periodo: «Siamo contrari all'arrivo dei rifiuti campani nell'isola non tanto per venir meno a un episodico atto di solidarietà, che comunque dovrebbe essere nell'immediato, quanto perché vogliamo evitare che si crei un sistema». Ma è l'unico momento dettato dall'emotività: il resto è una protesta matura e civile. Altro che messaggini via telefono.


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