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domenica 13 gennaio 2008

Il centrodestra condanna la violenza
ma scarica la colpa su Soru
e chiede prove sulle accuse di complicità

Dal centrodestra va in onda la solidarietà diplomatica, almeno a livello regionale: con la condanna per le violenze e gli scontri ma le mani avanti per chiarire che i militanti dei partiti «appena hanno notato che la situazione stava degenerando, hanno ripiegato le bandiere e sono tornati a casa». Il quadro cambia a livello nazionale, con le visioni diametralmente opposte di Maurizio Gasparri e Pier Ferdinando Casini: decisamente azzardata quella dell'esponente di Alleanza nazionale, molto più misurata quella del leader dell'Udc.

Per Gasparri, «contestare Soru è doveroso: ha costretto alla crisi strutture per il trattamento dei rifiuti in Sardegna». La dichiarazione mistifica la realtà, ma c'è dell'altro: secondo l'ex ministro, il governatore «blocca lo sviluppo turistico dell'isola, tartassa sardi e turisti e ora umilia il territorio per soccorrere un fallito come Bassolino. Ribellarsi a Cagliari non è un diritto, è un dovere. Soru e i suoi conflitti di interesse rappresentano un pericolo per l'isola. Se le navi non si bloccano la protesta sarà più dura». Parole che suonano come un ulteriore incitamento alla violenza. Sconsiderato, appunto, all'indomani di una nottata di guerriglia urbana.

Molto meglio Pier Ferdinando Casini: «Ho contestato in più occasioni, in sintonia con i miei amici sardi, le scelte del presidente Soru», ma sempre all'interno della dialettica politica. «Proprio per questo, mi vergogno per quegli isolati che hanno voluto sporcare le bandiere del mio partito con le contestazioni violente sotto l'abitazione del governatore: un centrodestra serio e credibile non può avere nulla a che fare con questi comportamenti facinorosi».

Chissà cosa pensa delle dichiarazioni di Gasparri il coordinatore regionale di Alleanza nazionale Mariano Delogu: aveva chiarito che «la violenza, da qualunque parte provenga, deve essere assolutamente condannata: le idee, specie se buone, non hanno bisogno, per diffondersi e farsi apprezzare, di gesti di teppismo» e che «proprio in ottemperanza a detti principi che informano la vita del partito, i giovani di Alleanza Nazionale e di Azione Giovani non hanno partecipato in alcuna misura agli atti di teppismo posti in essere la notte scorsa nel piazzale del Santuario di Bonaria. Anzi, appena hanno notato che la situazione stava degenerando, hanno ripiegato le bandiere e sono tornati a casa».

Però, aggiunge il senatore, «va comunque ribadito che quel che è accaduto, per quanto riprovevole e inaccettabile, non può far dimenticare che tutto quanto si va verificando dipende esclusivamente dall'atteggiamento tracotante del presidente Soru. Il governatore, invece di interpretare e garantire i sentimenti e i sacrosanti interessi dei sardi che non accettano di essere la pattumiera di chicchessia, li prevarica assumendo decisioni di tale gravità senza consultarsi neppure con la propria maggioranza. Non è senza significato che la prima nave sia giunta in Sardegna a sole 24 ore di distanza dal momento nel quale il presidente Soru asserisce di aver dato il suo consenso: non v'è dubbio che tale consenso, in via informale, era stata espresso assai prima. Ovviamente la protesta non potrà cessare e continuerà, per quanto ci riguarda, in modo assolutamente pacifico ma altrettanto determinato».

Nessun rifrimento diretto a Soru nel commento di Michele Cossa: «La protesta democratica e la resistenza pacifica non ammettono l'uso della violenza», dice il coordinatore regionale dei Riformatori, senza dimenticare «il danno alla Sardegna che si sta facendo con l'operazione rifiuti: dobbiamo fermarla con le armi della legalità e della politica».

Piergiorgio Massidda tende la mano ma subito dopo contrattacca: «Forza Italia, da sempre contraria alla violenza, esprime piena solidarietà al governatore Soru per i fatti accaduti venerdì notte che hanno coinvolto la persona e la proprietà privata. Allo stesso tempo respinge qualsiasi illazione di un proprio coinvolgimento su quanto accaduto e condanna le azioni di alcuni facinorosi che rischiano di inficiare la libera e civile protesta di migliaia di sardi contrari a vedere la Sardegna ridotta a discarica della Campania». Però, «quando insinua che dietro le manifestazioni di giovedì e venerdì ci sia un'azione organizzata dai partiti di centrodestra, il governatore ci offende due volte: primo perché lo abbiamo sempre affrontato a viso aperto attraverso la dialettica politica e secondo perché sa benissimo che se fosse stata una manifestazione organizzata a tavolino anziché centinaia ci sarebbero state migliaia di persone».

Piuttosto «le violenze sono figlie di quell'educazione insegnata ai ragazzi da chi oggi è al governo nazionale e regionale. Mi permetto di ricordare che episodi gravissimi come l'occupazione della casa privata di Berlusconi, gli assalti ai market e alla polizia, il blocco dei treni, non solo non sono stati condannati, ma sono stati sempre liquidati dalla sinistra in modo ironico o come “il fine che giustifica i mezzi”. Principi che oggi toccano seppure marginalmente chi li ha sempre appoggiati. Lo smaltimento dei rifiuti in Sardegna non è altro che il mascherare gravi responsabilità politiche nel nome della solidarietà».

«La violenza non è nel nostro Dna e in questo momento fa passare Soru per quello che non è: un eroe o una vittima». A sorprendere il capogruppo in Consiglio regionale di Forza Italia, Giorgio La Spisa, sono due dichiarazioni «a proposito dei gravi e inaccettabili atti di violenza e disordine pubblico verificatisi nel piazzale antistante la Basilica di Bonaria: la prima è del questore che definisce i teppisti come pagati da qualcuno. La seconda è del presidente Soru che segnala e sostanzialmente attribuisce la responsabilità della violenza al centrodestra. Chiunque abbia sentito queste dichiarazioni, legittimamente chiede di sapere chi abbia pagato questi teppisti, quali indizi vi siano su questo pagamento e quali siano i tempi affinché i responsabili vengano individuati e severamente condannati. Al presidente replichiamo affermando che condanniamo senza riserve la violenza anche perché in questo caso è inutile e dannosa a chiunque voglia fare opposizione seria a questo governo. C'è un unico strumento che i sardi hanno per costringere Soru a rispondere dei madornali errori compiuti in questa vicenda: non gli diano più il voto alle prossime elezioni».

Per i Riformatori parla il presidente del gruppo in Consiglio regionale, Pierpaolo Vargiu: «Nessuna tolleranza verso i violenti: chiediamo a tutti il massimo impegno nell'isolarli, per consentire la libera espressione della voce pacifica dei sardi che vogliono continuare ad esprimere il loro dissenso contro le dissennate scelte di Soru e del Centrosinistra che hanno creato un immenso danno di immagine all'intera Sardegna».

Dal capogruppo dell'Udc in via Roma Roberto Capelli arriva una condanna «sincera e categorica» degli «atti di violenza posti in essere ai danni del presidente Soru: nessuna ragione può essere sostenuta da azioni che nulla hanno a che vedere con il legittimo, civile e democratico dissenso. Con azioni democratiche accompagnate anche da pacifiche manifestazioni di piazza intendiamo far valere le nostre opinioni e la nostra contrarietà sulla gestione politico-amministrativa del presidente e della sua maggioranza di governo». E però «riteniamo che l'esperienza governativa del presidente Soru debba immediatamente concludersi, per il bene della Sardegna e dei sardi. Per questo proponiamo che, attraverso le regole democratiche e se necessario superando i vincoli burocratici imposti dal regolamento consiliare, si porti subito all'attenzione del Consiglio regionale la mozione di sfiducia nei confronti del governatore».

(AGI/red)


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