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sabato 12 gennaio 2008

Interventi.

Pili tra la testata amica e quella questurina
Sui rifiuti la camorra è un alibi
per la politica che non ci fa Paese normale

di Raffaele Deidda

Passata la tempesta dei rifiuti campani (oppure no… the show must go on?), l'onorevole Mauro Pili dovrebbe far festa e considerarsi soddisfatto di essersi guadagnato con onore, e con testate (giornalistiche compiacenti ma soprattutto di poliziesca capoccia), lo stipendio da parlamentare italiano. In ogni caso la visibilità è stata grande, anche grazie all'aiuto, probabilmente insperato, degli indipendentisti sardi, se non accomunati almeno vicini, stavolta, alle posizioni del già vituperato nemico Forza Italia, colonizzatore e cementificatore delle coste sarde, nonché mancato inquinatore dell'ambiente isolano con le scorie provenienti dalle vecchie centrali nucleari del nord e del centro Italia.

Però, mannaggia, quella testata doveva essergli inferta proprio da un poliziotto che dà una mano al neocommissario straordinario De Gennaro, lo stesso ex capo della Polizia tanto apprezzato dall'allora Governo di centrodestra per la magistrale gestione dei fatti del G8 di Genova del 2001 e soprattutto per l'irruzione degli agenti nella scuola Diaz?

Si sa, la Polizia è bipartisan e talvolta non perde tempo a controllare l'identità di un parlamentare di centrodestra che si trova casualmente al porto canale di Cagliari, seduto di fronte all'attracco del portellone di una nave carica di rifiuti, con in mano il tesserino da parlamentare. Così come non perse tempo, durante il G8 di Genova, a controllare l'identità di Marina Spaccini, pediatra triestina, e massacrò di botte quel medico che aveva lavorato in Africa per aiutare i bambini kenioti. Una donna che sapeva cosa vuol dire vivere nel Terzo Mondo, sapeva cosa significa non avere acqua potabile, cosa significa morire per malattie che altrove si guariscono in pochi giorni. Mi scuserà Marina Spaccini per l'azzardo del paragone.

Certo nessuno vorrebbe - e i campani meno che mai per averne provato consistenza e olezzo - una mole immane di rifiuti solidi urbani in casa propria. Qui però siamo ben lungi dal tentativo dell'allora Governo di centrodestra di piazzare in Sardegna, nel 2003, una bomba atomica che avrebbe condannato l'isola a un definitivo isolamento compromettendo per sempre la sua risorsa principale, l'industria del turismo. Qui siamo in una situazione di emergenza, o meglio di tragedia nazionale, seppur localizzata in Campania, dovuta agli errori, alle inefficienze e alle connivenze protrattesi negli anni da parte degli amministratori pubblici campani che, in questo caso, non dobbiamo avere alcuna reticenza a dire che sono prevalentemente di centrosinistra e che sarebbe dignitoso e davvero apprezzabile se si dimettessero.

Siamo in una situazione in cui occorre tapparsi il naso (nel vero senso della parola) e dare una mano ai cittadini di un'altra regione che si trovano in estrema difficoltà, senza distinzioni fra destra e sinistra. Questo intendiamo per solidarietà: prima salviamo i feriti e poi individuiamo i feritori, che fra l'altro sono già stati ben individuati.

Osserva Guido Viale sul Il Manifesto: «Ci si chiede come una persona intelligente e osannata come Bassolino possa essersi fatto sopraffare da un problema che ingigantiva giorno per giorno in quel modo davanti al suo naso. Ma è nella natura del potere chiudere gli occhi di fronte all'evidenza». E ancora: «Non è la malavita organizzata che corrompe l'amministrazione, ma è la cattiva amministrazione che richiama la camorra come il miele le mosche». Difficile dargli torto, da qualsiasi prospettiva si guardi al problema.

Nelle vicenda dei rifiuti campani la camorra ha sicuramente giocato un ruolo nefasto ma ha anche costituito un utile alibi per amministratori pubblici di centrosinistra e di centrodestra e per commissari straordinari scelti dal centrosinistra e dal centrodestra.

Ecco, ora, De Gennaro con poteri eccezionali. Una volta che l'intervento militare sarà concluso, ci auguriamo davvero che in questo nostro Paese si possa cominciare a parlare di civiltà dei rifiuti e che la nostra immondezza abbia la stessa dignità e utilità di quella di altri Paesi che hanno puntato soprattutto al riciclo della loro spazzatura, accantonando momentaneamente l'utopia del “zero rifiuti”. Perché in Italia è così complicato riciclare legno, vetro, carta e cartone, alcune plastiche come il PET, stoffa, pneumatici, alluminio, acciaio e residui alimentari utili per il compost come avviene negli altri paesi?

La città di Londra riesce a riciclare quasi un quarto della propria spazzatura, in Danimarca si riutilizza il 98% delle bottiglie in commercio, in Germania sono disponibili i dispenser per i detersivi in modo da usare sempre lo stesso contenitore, in Giappone vengono dati dei bonus per la spesa in cambio dei prodotti da riciclare. Da noi invece succede che quando si finisce di riporre la spesa del supermarket, il secchio della spazzatura è già pieno di scarti. Siamo sommersi da buste di plastica non biodegradabile che quando finiscono in mare distruggono l'ecosistema marino, di contenitori inquinanti dei detersivi e dell'acqua minerale.

È banale dirlo, ma per rimediare a questo stato di cose basterebbe utilizzare prodotti alternativi, riciclabili o biodegradabili. È banale dirlo ma basterebbe una legge dello Stato che proibisca l'uso di materiali inutili ed eterni.


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