sabato 12 gennaio 2008
Interventi.
di Franciscu Sedda*
Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna ribadisce che giovedì sera i suoi dirigenti e attivisti, molti dei quali fermati e grottescamente denunciati per resistenza a pubblico ufficiale, hanno agito in modo determinato e nonviolento. Dal punto di vista della nostra coerente azione dunque al porto canale non ci sono stati “scontri”, come afferma molta stampa, ma deliberate “aggressioni” sotto forma di cariche da parte della polizia italiana.
L'uso della forza contro attivisti che manifestavano in modo nonviolento, senza provocare né minacciare alcuno, è vergognoso, così come è vergognoso che la stampa non abbia mai citato l'azione nonviolenta di iRS lasciando intendere che tutti i soggetti politici e individuali presenti agissero allo stesso modo e di concerto. iRS ha agito secondo i suoi principi e a nome di tutti i sardi che si identificano in un indipendentismo moderno, non-nazionalista e nonviolento.
iRS afferma con assoluta nettezza che non ha assolutamente a che spartire col centrodestra italiano e i suoi rappresentanti in Sardegna la cui presenza e protesta è semplicemente e puramente ipocrita, se non ridicola e dannosa. Le persone che oggi protestano contro Soru governavano in Sardegna mentre Berlusconi governava in Italia e nulla fecero o dissero quando il governo italiano paventava di portare delle scorie nucleari in Sardegna. Quel tentativo fu fermato da una massiccia protesta popolare nel silenzio di quei politici di centrodestra che oggi si ergono a paladini dell'unica cosa che possono difendere e incarnare: il trasformismo italiano, l'incoerenza come prassi, la strumentalizzazione di qualunque cosa al fine del loro personale desiderio di potere.
iRS fa notare ai sardi che le dichiarazioni di ieri del presidente della Regione Autonoma della Sardegna Renato Soru (riportate fra gli altri da il Manifesto) proprio in quanto formalmente legittime e ineccepibili sono il segno che nella sostanza i presidenti della Regione Autonoma governano in Sardegna in nome degli interessi dello Stato italiano.
I sardi devono prendere coscienza che il problema della Sardegna non è legato a singole personalità, non è questione della bontà o della buona fede di ci governa: il problema è strutturale, è il meccanismo dell'Autonomia ad essere perverso in quanto si basa sul principio che i politici sardi governano in Sardegna in nome dello Stato, dei suoi valori e dei suoi interessi, e non in nome della Sardegna, del popolo sardo, dei nostri diritti ed interessi.
Non a caso fra la Sardegna e lo Stato esiste una ben strana “solidarietà”: quella solidarietà per cui i sardi devono di volta in volta morire per l'Italia in trincea o in guerra, quella solidarietà per cui i sardi devono diventare pattumiera del Mediterraneo per coprire le incapacità della politica italiana, quella solidarietà per cui i sardi devono accogliere il 70% delle servitù militari italiane e delle sperimentazioni di armi diventando la culla di infiniti tumori, quella solidarietà per cui i sardi devono accettare che per sedici anni lo Stato italiano non solo si prenda i nostri soldi ma soprattutto trattenga quelli che per legge dovrebbe renderci per consentirci di gestire la nostra esistenza.
L'Autonomia, fondata sulla “sindrome della Brigata Sassari”, ovvero la gioiosa volontà dei sardi di immolarsi e suicidarsi per altri che di noi ben poco si curano, è insomma un meccanismo fatto per triturare qualunque sovranità dei sardi. Capiscano i sardi che o muore l'Autonomia o muore la possibilità dei sardi di difendere collettivamente i propri diritti e i propri interessi.
iRS fa notare ai sardi che quello che è successo giovedì ci insegna due cose importanti. Una cosa negativa, ovvero che non c'erano abbastanza sardi a manifestare insieme ad iRS, a manifestare per i diritti della nazione sarda. Una cosa positiva: sarebbero bastate mille persone oltre ai 200 coraggiosi attivisti di iRS presenti, mille persone con coscienza nazionale e convinte della loro forza, della forza della nonviolenza, per vincere questa battaglia. Si può fare, si può vincere.
* esecutivo nazionale di Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna
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