sabato 12 gennaio 2008
di Marco Murgia
Si poteva fare e si è fatto. Davanti a una «emergenza nazionale», in nome di una solidarietà che è civile, per la popolazione campana, «ma non è solo un optional» se è vero che «è indicata come vincolo dall'articolo 2 della Costituzione su cui come rappresentanti istituzionali abbiamo giurato: intendiamo rispettarlo e la Sardegna lo fa a ragion veduta». Sui rifiuti arrivati nell'isola da Napoli, i ragionamenti del presidente Renato Soru e della Giunta regionale non cambiano di una virgola. All'indomani della nottata di scontri al porto canale e del corollario di polemiche politiche legate allo sbarco delle prime 500 tonnellate di immondizia nell'isola, la vicenda che ha infuocato gli ultimi tre giorni assume contorni via via più definiti. Solo in alcune direzioni, però, come la possibilità del sistema sardo di smaltirli senza problemi e la tipologia di rifiuti: «Sono gli stessi che produciamo noi: rifiuti solidi urbani che produciamo nelle nostre famiglie». Non pericolosi, quindi: già smaltiti dal Tecnocasic in fine mattinata.
Passaggi non da poco ma neanche esaustivi: gli altri, nell'ottica dell'opinione pubblica e in quella delle strumentalizzazioni politiche, non sono marginali. Riguardano soprattutto la quantità di rifiuti destinati alla Sardegna: non esistono numeri certi ma «una scala di grandezza» secondo le possibilità della Regione su cui, spiega Soru, «in queste ore sta lavorando il commissario straordinario». La quota dovrebbe assestarsi fra le cinquemila e le diecimila tonnellate, ma si conoscerà nei prossimi giorni: da quel totale dipenderà ovviamente il numero di navi che arriveranno nei porti isolani e lo scaglionamento nel tempo. Comunque questione di «qualche settimana», con l'esclusione di nuovi trasporti immediati. E con l'avvertimento che la disponibilità espressa «non so neanche se servirà tutta, anche perché il numero delle Regioni disposte ad accoglierne una quota sta crescendo».
Nell'ottica di viale Trento il punto è un altro: la Sardegna poteva offrire il suo aiuto e l'ha fatto, potrà farlo e lo farà. Forte di un piano dei rifiuti approvato nel 2005, e aggiornato due settimane fa, che in tre anni ha procurato «un risparmio di 200mila tonnellate di rifiuti nelle discariche sarde»: materiali intercettati e recuperati grazie alla raccolta differenziata. Allora «si può dare una mano a chi è in difficoltà per qualche migliaio di tonnellate, che rappresentano il 2 per cento di quel risparmio».
Tonnellate dirette dove? Anche questo si vedrà, ma nel frattempo aumenta anche la disponibilità dei siti isolani: dopo quella espressa al presidente due giorni fa nel vertice con gli amministratori locali, l'ultima in ordine di tempo è quella annunciata dal Cines di Olbia per la discarica consortile di Spirito Santo. In ogni caso i rifiuti «saranno distribuiti» nei territori «perché è bene che tutti partecipino: sarebbe simbolico se tutti ne accogliessero una parte».
Di nuovo la solidarietà in primo piano: la stessa, ribadita più volte, «per cui abbiamo deciso di dare la nostra disponibilità». La nostra o la sua? La domanda è fondamentale, la risposta è una assunzione di responsabilità che ha il sapore della sfida: «Non ho deciso come Renato Soru ma come presidente della Regione Sardegna: quindi rappresentando i sardi. Loro possono decidere se mandarmi via in anticipo, attraverso il Consiglio regionale, o farlo alle prossime elezioni. Oppure riconfermarmi, se pensano che non abbia agito male. Ma la responsabilità è quella di assumere subito iniziative, non di rimandarle». Le critiche fanno parte del gioco: «Quando uno accetta un incarico del genere, sa che ogni tanto corre il rischio di finire nel tritacarne. Non sempre si può essere simpatici, e io sono stato eletto per assumere delle decisioni. Cosa che sto facendo».
Nessuna esclusione per possibili future conseguenze negative, quelle immediate ci sono tutte: una di carattere pratico e altre legate al risvolto politico della vicenda. La prima include la possibilità di una denuncia «agli organi competenti, quindi anche alla magistratura» per L'Unione Sarda: «È grave che il quotidiano che va in mano a 80mila lettori abbia sparato a caratteri cubitali un titolo del tutto fuorviante: è stato detto a decine di migliaia di sardi che sarebbero arrivati rifiuti lungo tutto l'arco dell'anno, in quantità spropositate. È del tutto falso».
Le seconde sono principalmente «un grande rammarico» per le divisioni «strumentali tra destra e sinistra, con modalità incivili di lotta politica»: diventa «facilissimo suscitare paura ed egoismo, soprattutto su argomenti come questo. Ma la responsabilità politica è il contrario, mira a suscitare gli istinti migliori, il coraggio e la solidarietà dei cittadini: è estremamente biasimevole e riprovevole fare politica suscitando paure: che società si crea in questo modo?». Il riferimento è tutto ai «cattivi maestri, pericolosissimi: quei parlamentari ed esponenti politici che tornano a casa tranquilli dopo aver portato alla rivolta 45 ragazzini che ora si ritroveranno una denuncia sulle spalle. Questo dispiace, insieme alla superficialità di chi pur avendo ruoli politici parla di “spazzatura della camorra” dando a tutti i campani la nomea: invece c'è gente che lavora e fatica tutto il giorno e non ha tempo di fare il camorrista».
Vite normali in cui si producono rifiuti «come quelli che produciamo noi»: gli stessi, non altri, che arrivano in Sardegna. Meno pericolosi di quelli che dalla Sardegna partono: «Mentre c'è chi si lamenta di questo gesto di solidarietà, forse i sardi non sanno che ogni anno esportiamo 470mila tonnellate di rifiuti pericolosi e 52mila nocivi che vengono smaltiti in varie regioni d'Italia», ha ricordato Soru. «Non lattuga o carta ma olii esausti, acidi e batterie».
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