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venerdì 11 gennaio 2008

Stop al referendum, deve esprimersi
il giudice ordinario non il Tar
Ballero accusa i giudici: sotterfugi

Con un'ordinanza depositata ieri, il Consiglio di Stato ha accolto, come anticipato due giorni fa dall'Agi, il ricorso con cui la Regione sarda chiedeva di sospendere la decisione del Tribunale amministrativo regionale che lo scorso novembre aveva di fatto giudicato ammissibile il referendum regionale proposto dal centrodestra sul Piano paesaggistico. È stato confermato lo stop alla consultazione, le cui procedure erano state avviate perché avesse luogo entro quest'anno. Il presidente della Regione, Renato Soru, avrebbe dovuto fissare la data entro il 30 gennaio.

Il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sul merito del ricorso avanzato dalla Regione, rappresentata dall'avvocato Giampiero Contu, contro la sentenza del Tar Sardegna. Se darà ragione ai referendari, la consultazione non potrà comunque tenersi prima del 2010. Intanto, però, i giudici hanno stabilito nell'ordinanza la competenza del giudice ordinario a pronunciarsi sul diritto politico «inaffievolibile» dei promotori a sostenere un'iniziativa referendaria. Ovvero, che il ricorso al Tar non era compatibile con la materia. Il legale dei referendari, Benedetto Ballero, conferma l'intenzione di presentare un ricorso urgente al Tribunale di Cagliari per ottenere un provvedimento urgente che consenta di tenere la consultazione.

Il 27 novembre scorso il Tar Sardegna aveva accolto il ricorso dei referendari, che avevano raccolto circa 24 mila firme, contro la decisione dell'Ufficio regionale per il referendum, resa nota il 15 marzo 2007, di dichiarare inammissibile il quesito sul piano paesaggistico regionale, data la complessità dello strumento urbanistico. A metà dicembre la Giunta regionale aveva deliberato l'impugnazione di quella sentenza. «È grave che per evitare il referendum sul piano paesaggistico regionale», ha commentato l'avvocato Ballero, «si ricorra a sotterfugi procedurali». (Agi)


Davvero singolare la gravissima osservazione di Ballero: oltraggiosa nei confronto del Consiglio di Stato. Quando il Tar aveva riammesso la consultazione, da parte dello stesso Ballero, di Mauro Pili e di tutto il Polo si era parlato di «legalità ripristinata», di democrazia salvata da un golpe, della sconfitta del golpista Soru. Commenti inauditi e vergognosi. Sulla richiesta di referendum si era pronunciato il competente Ufficio regionale (composto da quattro magistrati della Corte d'appello, del Tribunale, della Corte dei conti e del Tar). Dunque un collegio qualificato e indipendente. Ma c'erano ugualmente state reazione incredibili e offensive. Seguite dal ricorso al Tar, accolto con esultanza e invettive.

Contro questo verdetto, la Regione si era appellata, come suo diritto e dovere, all'istanza superiore, ovvero il Consiglio di Stato: una magistratura nazionale, che ha preso le sue decisioni a Roma e di fronte alla quale la Regione e i referendari erano parti sullo stesso piano e in perfetta uguaglianza. Il Consiglio ha accolto l'istanza della Regione sulla sospensione della consultazione, sul merito si deve ancora decidere. Davanti a questo verdetto provvisorio, l'avvocato-politico ex consigliere e assessore regionale Ballero non trova di meglio che parlare di «sotterfugi procedurali».

Ad opera di chi, del Consiglio di Stato? Un'accusa gravissima, che parrebbe voler trascinare nelle polemiche politiche locali - perché questa è la posizione di Ballero, non solo giurisprudenziale - un organo giudiziario dello Stato: dovrebbe denunciarlo almeno alla pubblica opinione. Questo è il rispetto verso un organo giurisdizionale che un professore di diritto, ma vecchio politicante e avvocato d'affari, mostra nei confronti della magistratura e delle sentenze. Quando un verdetto gli dà ragione è scienza giuridica infusa, il trionfo della democrazia. Se giudici d'appello e di livello superiore decidono il contrario, nel migliore dei casi sono azzeccagarbugli, altrimenti venduti o condizionati.

È l'atteggiamento aggressivo ed eversivo che gli stessi referendari, Ballero con gli altri, avevano tenuto nei referendum sulla legge statutaria, definendola “colpo di Sta(tu)to”. Se questa è la misura, l'equilibrio e il rispetto di uomini e docenti di legge cosiddetti di sinistra, è chiaro che il Berlusconi, il Previti e sodali vari che accusavano la magistratura e perfino la Consulta di essere organi politici, controllati dalle toghe rosse e golpisti, hanno ben fatto scuola e trovano adepti a ogni livello, specie nell'area presunta di centrosinistra e legalitaria, talvolta magliara.

Ora ci aspettiamo che questi politicanti in toga - da Ballero a Pubusa, Gianni Contu et similia, in sinergia politica o patroni dei Mauro Pili dopo essere stati avvocati della Regione - reagiscano da par loro se la Corte costituzionale li castigasse anche sul referendum e per la Statutaria. Non potranno esimersi dal definire i giudici della Consulta venduti a Soru, responsabili di sotterfugi procedurali, golpisti e imbavagliatori della democrazia: loro che ne sono un caricatura in toga. (gm)


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