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venerdì 11 gennaio 2008

Una sporca battaglia premeditata
cercata, voluta e perduta
Terrorismo politico-informativo:
disonora i sardi più dei rifiuti

di Giorgio Melis

Una battaglia voluta, ricercata, creata, premeditata. Attizzata con una sinergia politico-informativa e falsi clamorosi: per creare la tensione e l'allarmismo necessari per far precipitare la situazione. Preceduto e accompagnato da inaccettabili responsabilità della Regione e di Renato Soru nella mancata gestione trasparente dell'operazione. Ma gli scontri in cui è degenerata la contrapposizione sulle banchine e all'esterno del porto industriale sono frutto di una vera e propria strategia della tensione. L'ha innestata a freddo L'Unione Sarda ieri mattina, evocando falsi scenari terrificanti in una titolazione apocalittica: in contrastro con il contenuto stesso dell'articolo. È proseguita con ambigui o deliranti servizi da parte di Videolina e Rai3, in un crescendo di azioni e reazioni politiche che hanno creato il giusto clima per far esplodere tutto all'arrivo del traghetto con 22 Tir e 600 tonnellate di rifiuti da Napoli.

La parte del leone iniziale, utili alla grancassa politico-mediatica del centrodestra, l'hanno svolta i militanti dell'iRS di Gavino Sale e gli altri indipendentisti. Erano stati ben bene caricati nel corso della giornata. Alla fine si sono trovati al centro delle cariche delle forze dell'ordine: non sono andate tanto per il sottile, dopo che era stata recisa la cima d'ormeggio della nave. Neanche con gli esponenti del Polo, inclusi Mauro Pili, parlamentari e consiglieri regionali che si sono uniti agli indipendentisti nel tentativo di bloccare prima l'arrivo del traghetto, poi l'apertura del portellone, infine la discesa dei tir e il loro trasferimento al Tecnocasic. Infine la mondezza è stata portata all'inceneritore con i camion scortati dai mezzi di polizia e carabinieri, dopo un'ultima carica per disperdere i manifestanti con lanci di lacrimogeni e manganelli rotanti.

Davvero era necessario arrivare a tanto? Davvero una protesta assolutamente legittima doveva essere forzata oltre il dovuto e sfociare in aspri scontri, come se la Sardegna stesse per essere invasa da una flotta di unni per spargere sangue e veleni e dunque da respingere a qualunque costo? Bisogna riportare i fatti alla loro reale portata. Era in arrivo una nave con 600 tonnellate di rifiuti a bordo, altre due con carico analogo erano in partenza da Napoli e sono state bloccate.

Tardivamente, ieri sera Soru ha spiegato che la Sardegna ha preso l'impegno di addossarsi e smaltire seimila tonnellate di spazzatura. Doveva spiegarlo tutto, bene e subito: senza reticenze. Si deve dissentire con forza da questa comunicazione scadente e monca: non avrebbe cambiato nulla nel disegno premeditato ma avrebbe reso tutto meno ambiguo. Ma si è voluta montare una deliberata politica che c'entra nulla con i rifiuti: solo mettere nel mirino Soru, colpirlo a qualunque costo, anche pronti a una protesta che poteva degenerare.

Ci sono state teste rotte, feriti lievi. Ci fossero state conseguenze più gravi, sapremmo chi ringraziare: testate giornalistiche, politici, sindaci e onorevoli vari. In particolare gli indipendentisti, a cominciare da Gavino Sale. Con grande coerenza e intelligenza politica ha fatto da testa d'ariete ai militanti e dirigenti dei partiti del centrodestra. Quelli che a suo tempo non alzarono un dito contro l'operazione segreta del governo Berlusconi per lo stoccaggio delle scorie radioattive in Sardegna. Quelli che erano contro lo sfratto degli americani da La Maddalena. Quelli che sono ancora contro battaglia per eliminare le servitù militari. Complimenti per la compagnia.

Le ragioni dell'indipendenza, la dignità dei sardi si difendono “affondando” alcuni carichi di spazzatura in un'emergenza nazionale senza precedenti? Il disonore e l'offesa è rivolta ai soli sardi? Altre 11 Regioni si sono dichiarate disponibili e hanno precisato le quantità di rifiuti che smaltiranno. Cinquemila il Piemonte e l'Emilia, stessa quantità forse per la Sicilia che in cambio chiede soldi per i termovalorizzatori, quattromila la Toscana, fino al minuscolo Molise che ne smaltirà tremila, e mille la Calabria, senza impianti. Alla Sardegna ne toccano seimila. Meno di quanto ne produce e tratta in tre giorni tre (2.190 tonnellate al dì).

Seimila tonnellate sulle 800 mila annue, tutte nostre. Il quattro per mille della capienza delle nostre discariche, che attualmente è di un milione 700 mila tonnellate. Senza precisare l'ordine delle grandezze rapportate a quelle nostre complessive, senza ricordare che due terzi d'Italia (a parte Lombardia e Veneto, i maggiori clienti a prezzi stracciati della camorra per dirottare i loro rifiuti in Campania) si sono coinvolti responsabilmente nell'operazione. Senza chiedersi a che titolo e con quale motivazione la Sardegna avrebbe potuto sottrarsi all'obbligo di partecipare a risolvere un'emergenza nazionale.

Senza tutto questo, non si può che censurare aspramente una cinica e sporca battaglia condotta esasperando fino all'inverosimile la portata e le ricadute dell'operazione. Dunque il fondamento stesso di una protesta ben sopra le righe: esasperata volutamente e spregiudicatamente. Questo è il punto: si è ingigantita una vicenda per spaventare la gente, per spingerla alla reazione, per giustificare una protesta politica orchestrata da ben precise forze con le solite, determinanti collusioni giornalistiche a tutto campo. Nella quale Gavino Sale ha rimesso molto della sua credibilità, facendosi usare come mosca cocchiera da forze che hanno ben altri obbiettivi.

Per una grande contestazione popolare e politica, bisognava preventivamente preparare il terreno, avvelenare i pozzi e l'ambiente sociale. Per tutta la giornata di mercoledì, nel colpevole e ambiguo silenzio della Regione, tutti gli organi di informazione avevano recepito che dovessero arrivare almeno 1500 tonnellate di rifiuti, forse il doppio, e così hanno scritto e detto ieri. A differenza degli altri, L'Unione Sarda ha sparato a tutta pagina: “Per un anno in Sardegna arriveranno i rifiuti di Napoli. Ogni settimana 750 tonnellate”, che per 52 fa 39 mila tonnellate. Da far tremare, la prospettiva della monnezza-express, dei convogli navali che per dodici mesi avrebbero dovuto portare i traghetti sulla rotta Napoli-Cagliari od Olbia con un carico di rifiuti. Di queste falsificazione, nell'articolo non c'è traccia, tranne un vago accenno a spedizioni ripetute nel tempo.

Com'è che gli altri giornali e tv avevano solo il dato di 1.500 tonnellate e L'Unione una cifra 24 volte superiore? Solo nel titolo e non nel testo, il dettaglio di 750 tonnellate a settimana per dodici mesi (l'incarico del commissario straordinario De Gennaro per liquidare l'emergenza è fissato in quattro mesi). Informazioni riservate? No, perché era tutto vago, generico, senza una fonte, una notizia ufficiale od ufficiosa. Una premeditata scelta: terroristica. Bisognava spargere da un capo all'altro della Sardegna (fatevi raccontare com'era presentata la rassegna stampa del primo mattino su Videolina, per cogliere l'aspetto apocalittico, con la tv a fare da cassa di risonanza al quotidiano) la certezza che un'alluvione di pattume stesse per essere riversata sulla Sardegna, invasa per un anno, 365 giorni, da valanghe trash.

Perché bisognava spargere allarme? Per tirare la volata al centrodestra che già premeva sull'acceleratore. Far montare la paura popolare. Spingere i sindaci disponibili a battere in ritirata anche perché incalzati da proteste della destra. Intimorire gli altri. Tenere sotto scacco le anime belle e vili del centrosinistra (con l'eccezione di Salis e Palomba dell'Idv). Questa sparata assertiva e minacciosa, senza un vago dubbio o qualche condizionale, il codice la qualifica come diffusione di notizie atte a turbare l'ordine pubblico, a suscitare deliberatamente paure e reazioni. Questa è strategia della tensione: strategia politico-giornalistica di un gruppo editoriale che fabbrica un falso al giorno, corrompe i fatti e altera la verità sistematicamente e dimostrabilmente. Spaccia notizie tossiche e intossicanti al servizio del centrodestra e dei nemici di Soru nel centrosinistra, oscura o censura quelle sfavorevoli ai suoi paladini.

Perciò, quando il giornale è andato nelle edicole con quei titoli da far tremare, sono nate proteste “spontanee” ad Ozieri (dove il sindaco aveva dato una cauta disponibilità) e in varie parti. È stato un crescendo di dichiarazioni del centrodestra, ben deciso a cavalcare la tigre sia pure in un delirio confusionale, confluito infine in una spinta unitaria: da “boia chi molla”. A mezza mattinata, la Regione ha diffuso un breve comunicato smentendo tutto e dichiarando «destituite da ogni fondamento le notizie di un quotidiano sardo» (perché non chiamarlo con nome e cognome? Reticenza, paura?).

Cosa accade subito dopo? Il giornale radio regionale della Rai e poi, papale papale, il TgR delle 14, dice che la Regione ha smentito «le voci» sulla portata dell'operazione-rifiuti. Quali voci? Un titolo a sei colonne in corpo 60 Times non è una “voce”: è un grido non anonimo ma identificatissimo. In viale Bonaria non si può nominare il quotidiano: ci sono troppi amici, parenti e sodali politici dell'editore. Finisce mica qui.

Subito dopo la marziana Luisanna Ronchi va a intervistare per tre minuti buoni il sindaco Emilio Floris. Deve portargli, come accade a giorni alterni, il microfono a domicilio perché possa rispondere a una nota di Soru, che era stata letta e basta il giorno prima. Perché non attendere la contro-nota di Floris? Bisogna farglielo dire dal Comune, in video e audio. E accade una cosa straordinaria. La Ronchi dice a Floris: «Ma lei non potrebbe emanare un'ordinanza per bloccare il transito dei tir con i rifiuti?». Sembra una domanda. Ma suona come una sollecitazione, un'istigazione. Neppur tanto gradita al sindaco, che risponde: «Il punto non è questo…», anche se nel pomeriggio farà quando intimato dalla microfonista, delegando la notifica dell'ordinanza a un assessore.

Capito? Mentre il governo cerca di risolvere un'emergenza nazionale, il servizio pubblico regionale propone di far saltare localmente il contributo che la Regione sta cercando di dare, insufflando in un sindaco la soluzione destabilizzante. Il TgR sardo è rimasto polista nell'impostazione, cancellando le fasi di autonomia e di tensione professionale degli anni novanta, con Romano Cannas caporedattore.

Finita qui? Quando mai. Un personaggio vagamente demenziale, che prende a pallonate l'economia e s'intende soprattutto di cellinoide, su Videolina lancia un commento sobrio. L'arrivo dei rifiuti è un «colpo letale» per l'immagine della Sardegna, quando mai avremo più turisti se prenderemo i rifiuti (la Toscana o la Sicilia saranno ugualmente disertate dai vacanzieri)? Colpa del solito Soru, che «per legge» impedisce perfino alle pale eoliche di girare (curioso: ce ne sono centinaia che continuano a vorticare nonostante il divieto, noto solo all'impareggiabile opinionista).

Ricapitoliamo. Al mattino, L'Unione sparge il veleno di massa, prosegue la Rai, completa Videolina in sette edizioni a saturazione. L'ambiente è pronto per essere usato dal centrodestra. Nel trappolone cadono gli indipendentisti convinti di dover respingere l'assalto e l'invasione della flotta di barbareschi monnezzari a milioni. Sono la massa d'urto per la protesta del Polo al porto canale, volta a bloccare il traghetto. Attorno al quale si aggira in gommone Ignazio Artizzu, squaletto subspecie di incursore di Greenpeace quando assalta le navi baleniere. Sullo spiazzo arrivano tutti i notabili di An e Forza Italia, più i giovani di Azione sociale, mescolati agli uomini di Sale.

Tra tensioni, prime cariche, esecuzione dell'ordine da Roma di non consentire un blocco illegale (An e Fi sono tutto legge e ordine: com'è che si ritrovano a fare i conti con agenti e carabinieri?), è costretto ad arrivare anche Emilio Floris. Prima aveva prudentemente delegare l'assessore Onorato a recapitare l'ordinanza di blocco (nulla perché il porto canale è in territorio di Assemini, poteva valere solo per i due chilometri fino al Tecnocasic), poi arriva a discuterne col questore Deiana. Avrà fatto valere le sue ragioni. Come quando chiese e ottenne l'intervento degli agenti anti-sommossa contro trenta anziani per il parcheggio di via Manzoni.

Con Floris non si scherza. Per le scorie nucleari, non emise neanche un gemito: il suo silenzio era terrificante. E per il Poetto, quando Balletto ne avviò il massacro, si rassegnò a parlarne in Consiglio per una serata, poi rinviò l'esame della questione: di un anno, per calmarsi e non compromettersi. Il condottiero-travicello, che vorrebbe dedicarsi a cose più serie (come regalare lo stadio a Cellino), ha in compenso convocato in via straordinaria per oggi il Consiglio comunale. Deve valutare «le ricadute» dell'arrivo dei rifiuti. Ricadranno in ceneri dopo essere bruciate nei forni del Tecnocasic: la città non se ne sarebbe neanche accorta senza il casino che è stato sollevato per creare difficoltà Soru, con invidia per aver portato la Sardegna esemplarmente alla ribalta nazionale.

Cosa accadrà adesso? Altre polemiche, Pili che accusa la polizia di averlo massaggiato, essendo ormai il braccio armato del “governo militare di Prodi”. Il centrodestra e i mezzi d'informazione di servizio cercheranno di far credere ancora che la Sardegna sta per essere spazzata da uno tsunami di aliga, peggio del Vajont e ben più maleodoranti: senza mai dare un numero e confrontarlo con le quantità quotidiane e annuali. Bisogna insistere sull'allarmismo, fare fumo più puzzolente della mondezza napoletana. I barbari della spazzatura sono alle porte. Espugneranno Torino e Firenze, Bologna e Bari, Reggio e Palermo. Ma qui no pasaran: siamo sardi indomiti, invincibili. Salvo vendersi al primo venuto, complice dei poteri politici e giornalistici. Per cinque anni hanno appaltato il controllo della politica sarda a tale Romano Comincioli, che li strapazzava a piacimento, osannato o coperto dagli amici del Terrapieno daily-trash.


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