venerdì 11 gennaio 2008
di Giulio Angioni
Sono certo di non macchiarmi di leso sardismo, e di non rendermi ridicolo per sciocco perbenismo, o buonismo come oggi si dice, ma io in questa storia annosa dei rifiuti specialmente napoletani, finalmente ci vedo due buone notizie. Buone e nuove, insomma due belle novità, magari l'inizio di un'inversione di tendenze.
La prima buona notizia e novità è la pronta accoglienza che la Sardegna ufficiale ha dato all'invito a prendersi una parte del compito di cominciare a risolvere o almeno di tamponare l'emergenza dei rifiuti in Campania. Per me è notizia stantia e negativa che alcune centinaia di maldestri abbiano fatto cagnara e qualche incidente al porto di Cagliari all'arrivo della nave napoletana dei rifiuti, ma sono certo che i sardi in genere e in maggioranza la pensino e la sentano più o meno come me.
Io sono di quelli che sono stati d'accordo nel respingere il tentativo di qualche tempo fa di fare della Sardegna il luogo di stoccaggio di rifiuti pericolosi. Questa volta però è, pur nelle somiglianze, altra cosa. È un'emergenza che obbliga alla solidarietà in modo che la si possa risolvere e superare.
Lo so anch'io che gli italiani (e non solo) hanno un'inveterata abitudine a pensare la Sardegna e luoghi simili come delle specie di discariche naturali, per vocazione geografica, e ricordo anche che nei pressi di Firenze o di Pisa ai tempi di Dante un luogo chiamato Sardigna era la discarica dei rifiuti delle macellazioni e altre carognate. Ma anche se si tratta di immondizia, io sento e dico che questa del nostro governo regionale è cosa buona, e anche esemplare nei confronti di altri politici-amministratori di altri luoghi italiani (e del comune maldestro di Cagliari), alla faccia dei realismi egoisti di destra, di centro, di sinistra, del Nord, del Sud e delle Isole.
La seconda buona notizia in fatto di munnezza è che finalmente, a leggere certi giornali, per la prima volta in Campania, a Pianura, gli anti-discarica si sono messi a ripulire, a correre come potevano ai ripari contro l'invasione della loro aliga. Una specie di “sciopero alla rovescia”, che era ora che a qualcuno venisse in mente di fare, perché quando uno è nella merda la cosa migliore da fare è pulirsi e uscirne, non urlare e lamentarsi e affondarci.
Troppo banale? Incapacità di vedere la complicazione? Scoutismo da parrocchietta? Io però al posto di quella gente, proprio questo farei, non solo i gesti di rivolta, di protesta, di contestazione. Infatti è un vizio atavico italiano quello di invocare interventi dall'alto, inveendo contro il governo ladro, e incapace. Del resto, quale contestazione più efficace anche come contestazione, che cercare di fare direttamente i propri interessi e risolvere i propri guai, se gli addetti alla risoluzione non ne sono capaci?
Dice, non è questo il modo di risolvere quel guaio lì. Certo, ma è un modo nuovo, che si fa notare, che non richiede manganellate di polizia, è almeno un modo di fare notizia, di invocare che si provveda, di chiedere gandhianamente aiuto. Di fare di necessità virtù, di fare aiutati che il ciel ti aiuta. Un modo per usare meglio tutte quelle energie che finora si sono sfogate solo nell'esasperazione e nel suo contenimento.
Speriamo che queste due buone nuove non siano un fuoco di paglia, e nemmeno uno di quei fuochi di rifiuti.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari