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venerdì 11 gennaio 2008

Seimila tonnellate di rifiuti: pessima gestione
dei numeri, come le polemiche strumentali
Errori e colpe gravi, 11 Regioni dopo la Sardegna

di Marco Murgia

Tutto e il contrario in una giornata caldissima. L'arrivo dei rifiuti napoletani in Sardegna scatena tensioni politiche e non a Cagliari, dove ieri è attraccata la prima nave proveniente dalla Campania, e in tutta l'isola. Sono il frutto di una cattiva gestione della situazione da parte di tutti, nessuno escluso: della Regione, con ritardi inspiegabili nelle comunicazioni ufficiali e istituzionali, e delle controparti politica e sociale, impegnate più nella strumentalizzazione e nelle azioni di disobbedienza civile che nell'analisi dei fatti. Il risultato è una confusione enorme: sulle quantità, sul tipo di rifiuti e sulla destinazione del carico dei tir arrivati al porto canale.

Ha fatto un po' di luce l'incontro convocato in viale Trento, nella serata di ieri, tra il presidente Soru e gli amministratori di Comuni e Province sardi: a esclusione degli assenti - il sindaco di Cagliari Emilio Floris, quello di Sassari Gianfranco Ganau e quello di Olbia Giovanelli, e la presidente della provincia di Sassari Alessandra Giudici - per tutti gli altri il vertice è servito per raccogliere informazioni importanti. A iniziare dai numeri: secondo gli accordi con Roma, le navi destinate alla Sardegna sono non più di dieci: arriveranno nei prossimi giorni e trasporteranno non più di 600 tonnellate a carico, per un totale massimo di seimila tonnellate complessive. Una quantità, secondo la Regione, che gli impianti di smaltimento sardi possono assorbire senza contraccolpi.

La condivisone arriva, almeno nella sostanza, da tutti: per il sindaco di Ozieri, Leonardo Ladu, sarebbe utile la distribuzione nei diversi siti isolani; dal Sulcis, dove non esistono discariche, c'è la disponibilità ad accogliere alcune eco-balle: a Villacidro si stoccano già rifiuti da altre province «senza chiedere certificati di provenienza», ma il discorso è delicato per via delle elezioni di maggio; da Graziano Milia c'è solidarietà immediata ma anche la necessità di chiarire, in un secondo momento, le modalità di coinvolgimento degli enti locali.

Altri sindaci hanno annunciato per oggi una manifestazione di protesta davanti al palazzo del Consiglio regionale: arriveranno, a fare compagnia a Floris, da Domusnovas, Siliqua, Teulada, Nuxis e Samassi. «Credo che sbaglino», i primi cittadini e i manifestanti, «e vorrei tranquillizzarli»: Soru aveva già commentato la notizia delle proteste durante la registrazione di una trasmissione su Sardegna 1 andata in onda ieri sera: «Credo di interpretare i sentimenti dei sardi: noi siamo un popolo solidale, generoso e responsabile. Credo che sbaglino anche perché devono considerare che la Sardegna può dare una grossa mano perché in questi tre anni ha svolto un'attività esemplare nel campo della gestione dei rifiuti».

Una strada tracciata dai numeri: l'isola, ricorda il presidente, «si è data un Piano regionale dei rifiuti e siamo messi piuttosto bene. Soprattutto siamo in un percorso molto virtuoso: in questi tre anni siamo passati dallo zero al 30 per cento di raccolta differenziata. Nell'intero anno 2007 siamo arrivati al 27 per cento. E non sono ancora partite alcune città capoluogo, comprese Cagliari e Oristano. Quando anche loro partiranno, e credo che ormai sia questione di mesi, arriveremo subito al 40 per cento». È una mano tesa, dal sapore distensivo, al termine di una giornata tesissima.

Il film della giornata

La cronaca racconta di disordini e scontri violenti sulle banchine del porto: con diverse cariche delle forze dell'ordine per disperdere i manifestanti - militanti dell'Irs e di Sardigna Natzione, giovani di An e Forza Italia con in prima fila Ignazio Artizzu e Mauro Pili, coinvolti nei parapiglia, ma anche altri consiglieri regionali dell'opposizione - dalle prime ore del pomeriggio sino a notte fonda e permettere al personale della nave di effettuare le operazioni di sbarco. Completate poco prima delle undici, dopo lo sgombero forzato dell'area - con cariche, lacrimogeni, feriti e identificati - e con la colonna diretta a Macchiareddu scortata dai blindati della polizia.

Il resto, in questa giornata particolare, era stato un via vai di notizie - tra due giorni fa e ieri - confermate e smentite che non aveva fatto altro che alimentare la tensione. Si sarebbe potuto evitare? Probabilmente sì, se si cerca di analizzare la situazione seguendo un ordine cronologico comunque difficile da stabilire.

Mercoledì, nel vertice con i presidenti delle Regioni convocato d'urgenza dal Governo, Renato Soru conferma primo ma non unico la disponibilità dell'isola ad accogliere parte dei rifiuti provenienti dalla Campania: in nome «della solidarietà nazionale» sancita dall'articolo 2 della Costituzione «su cui ho giurato», come spiegherà sempre su Sardegna 1, e di fronte a una emergenza che non è più solo di Napoli e provincia. Un bel gesto, seguito a distanza di 24 ore da tutte le altre amministrazioni a eccezione di quella lombarda e veneta: Piemonte ed Emilia Romagna, a esempio, stoccheranno 5mila tonnellate di rifiuti a testa.

A Palazzo Chigi va in onda tutto il decisionismo di Soru, che comunica a Prodi la disponibilità della Sardegna senza aver ufficialmente interpellato sindaci e amministratori locali isolani: dopo tutto, spiega una nota della Regione, «quando qualcuno annega prima lo si aiuta, poi si cercano le responsabilità». È un ragionamento che non piace al centrodestra compatto ma neanche a parte del centrosinistra: senza contare i movimenti indipendentisti che non fanno questione di destra o sinistra ma di servilismo nei confronti dello Stato.

Dal porto di Napoli parte immediatamente una nave con destinazione Cagliari. Secondo le prime comunicazioni contiene 1.500 tonnellate di rifiuti: una quantità elevata ma evidentemente sopportabile dall'impianto del Tecnocasic, che secondo il presidente Sandro Usai può bruciare «50 tonnellate al giorno per un anno», come commentato su L'Unione Sarda. Lo stesso quotidiano annuncia in prima pagina l'arrivo di 750 tonnellate a settimana e per un anno nelle discariche isolane: ovvero 39 mila, più di sei volte il dato reale, abbastanza per far sollevare un esercito di dimostranti.

Il punto è che sono in arrivo «600 tonnellate scarse»: l'ufficialità arriva ieri mattina, fuori tempo massimo, direttamente dall'assessore all'Ambiente Cicito Morittu, irrintracciabile il giorno prima. Una quantità irrisoria, smaltibile in meno di dieci giorni dai forni di Macchiareddu: per capirci, i numeri sono gli stessi prodotti in un giorno dalla città di Nuoro. Ma il ritardo inspiegabile nella comunicazione - sarebbe bastata una nota stampa in tarda serata - ha lasciato spazio a voci e notizie incontrollata, con uno spregiudicato gioco al rialzo.

Facile esca per le strumentalizzazioni successive. Perché, al di là delle quantità, la partita è tutta politica. Prima con gli inviti agli amministratori locali da parte degli uomini di punta del centrodestra isolano a vietare il transito dei camion nei territori di competenza; accolta dai fedelissimi di Forza Italia Floris e Giovannelli, pronti a ripristinare le ordinanze di divieto emanate un anno fa per lo stesso motivo e mai revocate: salvo, il primo, dopo una telefonata con il ministro Amato sulla situazione degenerata al porto canale, acconsentire al trasferimento verso Macchiareddu.

Poi con numerosi esponenti politici - dai parlamentari Piergiorgio Massidda e Salvatore Cicu sino ai consiglieri regionali Antonello Liori, allontanato di peso dalla polizia, e Giorgio La Spisa, più alcuni assessori comunali del capoluogo - a manifestare sulle banchine e a subirne le conseguenze: a chi daranno la colpa di quanto è successo con le forze dell'ordine durante la conferenza stampa in programma per stamattina?


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