giovedì 10 gennaio 2008
«Non sono venute meno le ragioni che hanno motivato la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil dell'1 dicembre». Il segretario generale della Cisl sarda Mario Medde, in una conferenza stampa, riparte all'attacco. Ha tracciato un bilancio negativo sulla situazione economica della Sardegna, contestando la scelta in commissione bilancio del Consiglio di rinviare all'aula ogni approfondimento sull'articolo 6 (lavoro e formazione professionale) del disegno di legge finanziaria, perché «dopo l'aula non ci sarà possibilità di un altro passaggio e noi siamo molto preoccupati».
Il leader della Cisl ha sollecitato la Regione a convocare un tavolo per affrontare il tema della riduzione delle imposizioni fiscali, delle tariffe e delle tasse locali e regionali, sottolineando la necessità di un piano di intervento per le aree interne e più economicamente arretrate della Sardegna. Il sindacato ha ribadito la proposta di affiancare al fondo della non autosufficienza degli anziani, istituito con la finanziaria dell'anno scorso, interventi a favore delle famiglie che si prendono cura di persone non autosufficienti.
Il segretario della Cisl ha ribadito la preoccupazione sull'intesa istituzionale di programma: «Non ci è stato consegnata alcuna documentazione utile per giudicare l'esito degli incontri fra Governo e Regione». Sulla finanziaria, considerata “banco di prova” per Giunta e maggioranza, Medde ha definito «scandaloso» l'ammontare dei residui passivi, pari a 7 miliardi e mezzo di euro.
Il sindacato ha insistito sul problema povertà, citando i dati Istat sull'aumento del tasso di povertà relativa, passato da 15,9% al 16,9%. E ribadendo la necessità che la Regione si doti di un osservatorio delle povertà: «La Sardegna sta pedalando in salita. C'è una forte stagnazione economica, accompagnata da una rottura della coesione sociale mai così marcata come oggi. Il problema vero è che manca anche la speranza», ha affermato Medde, secondo il quale «l'unico modo per uscire dalla stagnazione è rilanciare il confronto e la concertazione». Altrimenti sarà inevitabile arrivare allo sciopero generale.
(AGI/red)
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