giovedì 10 gennaio 2008
Polemiche a sacchi: come quelli, neri, portati dal capogruppo di Alleanza nazionale Ignazio Artizzu sotto il palazzo della Regione per protestare contro la disponibilità della Giunta ad accogliere nell'isola parte dei rifiuti provenienti dalla Campania. E durante l'azione dei militanti di An ancora non si conoscevano i risultati del vertice di Roma, dopo il quale una nave carica di spazzatura è effettivamente partita da Napoli verso Cagliari. Potrebbe essere la prima delle «mobilitazioni giornaliere» annunciate dal collega di partito Matteo Sanna contro la «decisione vergognosa» e le «scellerate scelte del governatore». Reazioni a palate, scandite dal prima e il dopo dell'incontro romano e incentrate su una giornata ad alta tensione politica. Perché la questione si basa tutta su questo versante, più che sull'arrivo dell'immondezza nelle discariche sarde.
La testimonianza sta tutta nella mozione presentata in mattinata in Consiglio regionale: i consiglieri dell'opposizione correggono il tiro rispetto a due giorni fa e dicono che, sì, la Sardegna potrebbe accogliere una quota di rifiuti proveniente dalla Campania ma a condizione che Bassolino e la Iervolino vengano rimossi dai loro incarichi con il conseguente commissariamento di Regione e Comune. Ferma la «solidarietà al popolo campano», nel documento si chiede alla Giunta di individuare «strumenti adeguati per garantire l'autosufficienza del sistema regionale di smaltimento» che devono «essere sottoposti al parere vincolante dei Comuni anche con forma di consultazione popolare». Con tanto di richiesta di una convocazione straordinaria dell'assemblea di via Roma, perché la questione «ha la precedenza su tutte».
La precedenza diventa priorità nel pomeriggio: quando da Roma arrivano le prime notizie sul vertice Governo-Regioni le posizioni cambiano ancora. E l'armata si muove in ordine sparso. Mario Diana, esponente di An primo firmatario della mozione del mattino, e il collega Antonello Liori denunciano «un blitz antidemocratico, un atto vergognoso e inaccettabile posto in essere dal governatore Renato Soru contro il popolo sardo». Il peggio, spiegano, è che «Soru e il suo mandante politico, Romano Prodi, hanno voluto cogliere tutti quanti alla sprovvista: un piano perfetto che certamente consentirà loro di distruggere l'ambiente della Sardegna, ma che non impedirà ai sardi di ribellarsi contro un sistema che calpesta la democrazia e asservisce i cittadini a centri di potere che rispondono a logiche occulte e forse inconfessabili. Soru non si illuda: portando i rifiuti campani in Sardegna quasi di nascosto ha vinto una battaglia ma ha perso la guerra».
La conclusione sarà una sola: «Siamo certi che da domani i sardi scenderanno in piazza per non tornare a casa fino a quando il governatore non avrà rassegnato le dimissioni. Davanti a una simile minaccia per la democrazia, auspichiamo che anche il centrosinistra si ribelli al suo carceriere e si schieri dalla parte del popolo sardo, affinché si possa chiudere domani stesso la pagina più triste nella storia dell'Autonomia». Sul fronte An, prima del “fattaccio” romano, avevano parlato anche i deputati Bruno Murgia e Carmelo Porcu: «Se quella nave dovesse arrivare sui porti dell'Isola, Soru dovrà dimettersi con vergogna e non escludiamo neanche opere di civile sabotaggio se il governatore sardo darà l'ok per semplice spirito di comunanza politica».
I primi a commentare in Forza Italia l'ufficialità dell'arrivo della nave da Napoli sono Giorgio La Spisa e Mariano Contu. Il capogruppo esprime «grande sorpresa e totale contrarietà alla decisione espressa dalla Regione», visto che «la Sardegna pare sia l'unica ad aver accettato incondizionatamente di smaltire una parte di rifiuti della Campania, mostrando una disponibilità che sconfina nella sudditanza». «La quantità di cui si parla è tale da mettere in seria difficoltà la capienza degli impianti di smaltimento esistenti attualmente nell'isola. A nome di chi Soru manifesta questa disponibilità? Non certamente a nome del popolo sardo che rifiuta categoricamente questa soluzione. Nessuno di noi vuole essere schiavo di un Governo dannoso e inconcludente».
Con buona pace per la solidarietà alla popolazione campana, arriva anche il ragionamento di Contu: «Invitiamo i sindaci dei comuni portuali a ripristinare l'ordinanza di divieto di transito di mezzi che trasportano rifiuti non prodotti in Sardegna». Le 1.500 tonnellate in arrivo sono una notizia «sconcertante e scioccante, un altro schiaffo della Giunta Soru e della sua maggioranza all'intera collettività sarda». Notizia che ha preso in contropiede anche il sindaco di Cagliari Emilio Floris, anche lui in quota Fi: «Non ne so nulla. So solo che si era parlato di un forte coinvolgimento delle autonomie locali e dell'Anci che finora non c'è stato». Piuttosto, «siamo sicuri che le nostre discariche li possano accogliere senza creare problemi per i cittadini sardi? È stata fatta una programmazione?». In città, ultimissima nelle classifiche regionali per la differenziata, di sicuro no.
Di altro tenore la protesta dell'Irs: «Il problema dei sardi non sono certo i napoletani e al limite nemmeno il Governo italiano, che in fin dei conti ha dato alle varie Regioni la libertà di pronunciarsi sulla possibilità o meno di accogliere i rifiuti», sottolinea il rappresentante dell'esecutivo nazionale Franciscu Sedda. «Il nostro problema è ancora una volta la classe dirigente unionista e autonomista che governa contro i sardi e contro la Sardegna, con ben poche differenze quando è di centrodestra o di centrosinistra. L'assurdità e il non senso sono sotto gli occhi di tutti: siamo in mano una classe dirigente che governa in Sardegna in nome degli interessi Stato italiano: mentre le regioni del nord Italia, corresponsabili di quello che succede in Campania, si tirano fuori e se ne lavano le mani fregandosene altamente di qualunque italica “solidarietà nazionale” qui in Sardegna invece ci si immola non si sa bene con quale vantaggio e con quale senso».
Critiche, ancora prima del vertice romano, erano però arrivate anche da Sinistra autonomista: «La questione rifiuti riemerge anche in Sardegna», aveva sottolineato il consigliere Antonello Licheri, presidente della commissione Agricoltura e Ambiente, ricordando che «il presidente e la Giunta non possono pensare di risolvere il problema senza un adeguato coinvolgimento delle comunità locali e dei rappresentanti istituzionali, dai Comuni al Consiglio regionale». Tutto con una particolare attenzione al progetto dell'inceneritore di Ottana, improvvisamente tornato in scena, su cui anche Rifondazione aveva espresso contrarietà: «Ugualmente non può riproporsi il termovalorizzatore come unica prospettiva possibile, in dispregio della volontà espressa dalla popolazione e senza tener conto delle altre possibili soluzioni già sperimentate in altre realtà europee e del resto del mondo».
Si schiera apertamente con la decisione della Giunta invece l'esponente del Partito democratico in Consiglio regionale Chicco Porcu: «Quella che sta vivendo la Regione Campania in queste settimane è una catastrofe ambientale e sociale, dalla quale nessuno può sentirsi estraneo. Rispondere positivamente alle richieste di aiuto è un dovere dettato prima dal buonsenso che dalla stessa solidarietà nazionale o da un richiamo del Governo nazionale».
Di più: secondo Porcu, «la situazione della Campania invita anzi a soffermarsi su quale sarebbe potuta essere oggi la condizione della Sardegna nello smaltimento dei rifiuti, se questa Giunta non avesse impresso una accelerazione vigorosa nelle politiche in favore della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Nel 2003 la Sardegna occupava l'ultimo posto nella graduatoria, con un rapporto del 3,8 per cento tra i rifiuti raccolti in maniera tradizionale e quelli differenziati. Attualmente siamo tra il 26 e il 27 per cento, prima tra le regioni del Mezzogiorno: la Sardegna può compiere il suo dovere istituzionale di aiutare una regione in difficoltà, grazie a queste scelte politiche lungimiranti, che garantiscono alla nostra isola una gestione tranquilla dello smaltimento dei rifiuti soldi urbani».
(ma. mu.)
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