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giovedì 10 gennaio 2008

L'immorale abitudine di non pagare dazio
dopo aver provocato disastri
Ma quest'emergenza ci fotografa tutti

di Alessandro Alfonso

La questione dei rifiuti campani è la metafora degli ultimi 15 anni della nostra sciagurata nazione. Nell'articolo di ieri, Giorgio Melis esprimeva una posizione moderata rispetto alla possibilità / opportunità che una parte dei rifiuti venga stoccata nella nostra Regione. Benissimo, tesi condivisibile. Mancano però due parti finali dell'analisi senza le quali tutto perde senso, e il vero problema italiano - che non è la spazzatura napoletana - non verrebbe risolto e neanche affrontato: 1) chi ha sbagliato deve pagare, 2) le soluzioni al problema non devono creare più danni del problema stesso (altra specialità nazionale).

La prima questione la porremmo proprio come condizione, al governo nazionale e campano: benissimo, siamo d'accordo sul fatto che un problema di Napoli è un problema di cui si deve fare carico tutta l'Italia, ci mancherebbe. Però Bassolino, la Jervolino, chiunque negli ultimi 15 anni ha avuto ruoli di responsabilità su Napoli e le zone della Campania inondate dai rifiuti, se ne devono andare. È ora di finirla con la storia che chi deve amministrare chiude occhi, orecchie, naso, bocca, con miliardi di euro destinati alla questione rifiuti investiti in clientele e favori agli amici, e poi a pagare i danni ci pensa la collettività. Basta. È immorale.

La seconda questione, e ci riferiamo in particolar modo al problema dei termovalorizzatori - termine elegante per definire gli inceneritori - è questione rilevante. Molti studi certificano che le polveri sottili rilasciate nell'aria creino danni pesantissimi in termini di malattie all'apparato respiratorio con grandi incidenze di cancro tra gli abitanti delle zone dove sono localizzati gli inceneritori.

Studi epidemiologici italiani sulle popolazioni residenti in prossimità di inceneritori
fonte area disegno dello studio risultati principali
Biggeri et al., 1996 Trieste caso - controllo Incremento del rischio di cancro polmonare
Michelozzi et al., 1998 Roma mortalità micro - geografica Incremento della mortalità per alcune cause e riduzione della sex-ratio alla nascita
Chellini et al., 2002 Prato mortalità micro - geografica Incremento del rischio di cancro polmonare
Comba et al., 2003 Mantova caso - controllo Incremento del rischio di sarcoma dei tessuti molli
Biggeri e Catelan, 2005 Campi Bisenzio mortalità comunale Incremento dei linfomi non Hodgkin
Biggeri e Catelan, 2006 17 aree della Toscana con inceneritori mortalità comunale Incremento dei linfomi non Hodgkin
Bianchi e Minichilli, 2006 25 comuni italiani con inceneritori mortalità comunale Incremento dei linfomi non Hodgkin
Tessari et al., 2006 Venezia caso - controllo Incremento del rischio di sarcoma dei tessuti molli nelle donne dell'area più esposta
Ranzi et al., 2006 Forlì coorte di residenti Incremento di mortalità nelle donne per tutte le cause, tumore del colon e della mammella, per diabete e malattie cardiovascolari
Zambon et al., 2007 3 ASL Provincia di Venezia caso - controllo Incremento di rischio di sarcoma in entrambi i generi e di tumori del connettivo e di altri tessuti molli nelle sole donne
da “Gli impianti di termovalorizzazione di RSU: aspetti tecnologici e impatto sulla salute”
Torino, 29 e 30 novembre 2007 - ARPA Piemonte

Il termine termovalorizzazione (cioè la produzione di energia termica tramite il ciclo di incenerimento, riutilizzabile per la produzione di energia elettrica o per il teleriscaldamento) di per se è totalmente fuorviante, e viene strumentalmente utilizzato anche dalla politica per non creare allarme. Però è un fatto che questo termine non venga mai, mai, utilizzato nelle normative europea e italiana di riferimento, nelle quali si parla solo di “inceneritori” (pur di nuova concezione, quindi con l'opportunità di produrre energia termica alla fine del ciclo).

Di fatto, gli unici modi seri per “valorizzare“ un rifiuto sono il riuso - la buona vecchia bottiglia di vetro che si portava indietro al commerciante e veniva riempita nuovamente, che può essere utilizzata per centinaia di prodotti oltre ai liquidi: detersivi, caffè, zucchero etc etc, ed il riciclo, tramite la raccolta differenziata, e in questo anche la nostra Regione è assolutamente in ritardo (cosa vogliamo aspettare?). L'incenerimento costituisce semplice smaltimento, comunque preferibile rispetto alla discarica, pur controllata.

La questione dei rifiuti campani, in ogni modo, è la metafora del nostro paese degli ultimi 15 anni, e nessuno di noi può tirarsi fuori dalle proprie responsabilità, pur piccole (quanti affezionati lettori di altravoce.net fanno regolarmente la raccolta differenziata?). Scarso senso civico (vogliamo dire che la responsabilità maggiore di ciò che è successo a Napoli è dei napoletani? o è troppo scorretto politicamente?), poco rispetto della legalità, culto del particolare da parte dei cittadini e degli amministratori, pubblica amministrazione da quarto mondo, zero capacità di trovare soluzioni a sfide globali sempre più pressanti.

La Sardegna non fa eccezione, ci mancherebbe, non ci facciamo mai mancare niente. Sarebbe però il caso che il presidente della Regione, con uno scatto d'orgoglio, mettesse nello stesso tavolo dello smaltimento dei rifiuti campani la questione Tirrenia e la questione servitù militari. Non un do ut des, ma semplicemente una rivendicazione di diritti negati ai sardi per decenni.

Per chiudere con una speranza, ritengo tuttavia un buon segno il fatto che il declino dell'Italia cominci a dare segni visibili e tangibili anche agli scettici: Alitalia ai francesi, Napoli sommersa dall'immondezza, le buste paga più basse d'Europa, Tirrenia che senza contributi pubblici chiuderebbe dalla mattina alla sera, tempi biblici per avere un'autorizzazione dalla pubblica amministrazione, tempi biblici per fare una visita in ospedale, immoralità ed inadeguatezza diffusa nella vecchissima (anche anagraficamente) classe dirigente del paese.

Toccato il fondo, si spera in uno scatto d'orgoglio. Da parte di tutti.


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