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mercoledì 9 gennaio 2008

La Regione disponibile al soccorso per Napoli
Emergenza nazionale, dobbiamo contribuire
Rifiuti da smaltire in quantità certe e limitate

di Marco Murgia

L'esercito in Campania e il «contributo su base volontaria» delle altre regioni italiane «limitato nelle quantità e nel tempo». È il piano del Governo nazionale per fare fronte all'emergenza rifiuti nella provincia di Napoli: da discutere nel pomeriggio a Roma, in un vertice straordinario convocato da Romano Prodi con i presidenti delle Regioni e i vertici dell'Unione delle Province e dell'Associazione dei Comuni. «Faremo la nostra parte», ha già comunicato Renato Soru al presidente del Consiglio: in che termini, soprattutto dal punto di vista quantitativo, si deciderà tra viale Trento - dopo le consultazioni con le amministrazioni locali interessate - e palazzo Chigi. Lo stesso vale per i tempi e i modi di conferimento: «La Sardegna», spiega l'assessore all'ambiente Cicito Morittu, «non si sottrae all'impegno di fronte a un'emergenza nazionale, ma per ora ci siamo limitati a verificare la disponibilità dei vari siti sparsi nell'isola. Tutte le altre voci sono prive di fondamento».

Le “voci” in questione ipotizzavano una quantità di rifiuti destinati all'isola oscillante fra 2.500 e 25mila tonnellate, mentre negli uffici dell'assessorato - ma anche prima dell'incontro non ufficiale del tardo pomeriggio di ieri fra Soru, Morittu e i vertici dello stesso assessorato - si parlava di numeri decisamente inferiori: una sessantina di tonnellate distribuite su una quindicina di tir. La prima ipotesi rappresenterebbe una quota consistente. Ma le altre due, a fronte delle 800mila tonnellate prodotte in Sardegna ogni anno (fanno oltre 2.190 al giorno) sarebbero un'inezia: comunque non accoglibile, secondo i consiglieri di opposizione in Consiglio regionale, che presenteranno in mattinata una mozione urgente per bloccare i rifiuti eventualmente provenienti dalla Campania.

È la storia che si ripete. Alla fine del 2006, tra ottobre e novembre, diversi sindaci firmarono ordinanze che vietavano il passaggio sul territorio dei camion che sempre dalla Campania avrebbero dovuto trasportare nei centri di conferimento dell'isola altri rifiuti. In quella occasione la richiesta era fissata in 200 tonnellate, a conti fatti un decimo della nostra produzione giornaliera: niente da fare, nonostante la solidarietà alla popolazione campana.

In prima fila e sempre in quella occasione si schierò per il no il primo cittadino di Cagliari, quell'Emilio Floris papabile candidato del centrodestra per le regionali del 2009: e non è che l'amministrazione cittadina abbia molto da insegnare, visto che in tutto questo periodo non è ancora riuscita a far partire un servizio di raccolta differenziata degno di questo nome. Nonostante gli annunci - tutti rimandati - e le multe che continuano ad accumularsi negli uffici della Pianificazione: con l'assessore Gianni Giagoni che ribadisce come sia «impensabile» l'ipotesi di accollarsi rifiuti provenienti da altre zone.

Come nel 2006, anche oggi uno dei siti di destinazione dovrebbe essere la zona di Coldianu, in territorio di Ozieri, nella discarica gestita dal consorzio di Chilivani. Due anni fa la giunta di centrodestra, guidata dal sindaco Giovanni Cubeddu, si oppose all'eventualità trascinando nella protesta gran parte della cittadinanza. Per l'attuale primo cittadino, invece, «se dovesse servire il nostro aiuto per risolvere un'emergenza nazionale non ci tireremmo indietro». L'avvertenza, sottolinea Leonardo Ladu, è che tutto dovrà svolgersi «dopo il confronto con il Consiglio comunale», basato «sul principio di solidarietà e senza conflitto fra istituzioni» ma «sempre nell'interesse e nella salvaguardia della salute dei cittadini»: e, si capisce, dietro un buon tornaconto economico. Le altre aree interessate potrebbero essere Villacidro e Macchiareddu.

Con la questione dei rifiuti torna in primo piano anche la discussione sui termovalorizzatori, con la Regione che rispolvera l'idea del mega impianto nella piana di Ottana. In viale Trento, nonostante le dichiarazioni pubbliche che sposavano le tesi del Comitato spontaneo per il No e delle popolazioni locali, non è mai stata abbandonata, pare. Anzi viene rilanciata, proprio sull'onda del problema rifiuti in Campania, con tre lettere partite da Cagliari nell'ultimo mese e indirizzate all'amministrazione provinciale nuorese: in sostanza, ribadisce Morittu, «non ci sono fondate ragioni tecniche e scientifiche che impediscano la prosecuzione dell'iter di realizzazione».

Di più, il termovalorizzatore «non è il demonio ma la soluzione corretta quando funziona la raccolta differenziata»: funzionale, in questo senso, «è l'obiettivo del 50 per cento che la Regione si è posta» per i prossimi anni. Tutto corredato dall'invito, per la Provincia guidata da Roberto Deriu, di assumersi una responsabilità chiara per l'eventuale no all'impianto. Detto e fatto: la posizione dell'amministrazione, sottolinea l'assessore all'Ambiente Rocco Celentano resta la stessa e, quindi, contraria al termovalorizzatore, con l'impegno a trovare una soluzione alternativa come quella degli impianti di biostabilizzazione fisico-meccanica che possono essere realizzati anche in tempi brevi: «Il 17 gennaio ci sarà una nuova riunione del gruppo di esperti che formulerà una proposta per il problema dello smaltimento dei rifiuti all'interno delle linee stabilite».

Il rilancio della Giunta sull'impianto di Ottana non piace agli alleati di governo, con Rifondazione su tutti, e alle associazioni ambientaliste. «Un ripensamento sull'inceneritore di costituirebbe un clamoroso errore oltre che un atto di miopia politica, in un momento nel quale semplicemente si gioca al rilancio, facendo allarmismo inutile su un caso che in quelle dimensioni riguarda la sola Regione Campania», dice il segretario regionale del Prc, Michele Piras: «Il problema rifiuti è una questione strettamente correlata alle politiche ambientali. Bruciarli non significa farli sparire ma immetterli in atmosfera e quindi farli respirare ai cittadini sardi, con i conseguenti problemi che ne derivano sulla salute delle popolazioni locali».

La soluzione sarebbe un'altra: «La distribuzione territoriale della popolazione sarda invece favorirebbe una seria politica della raccolta differenziata: questa dovrebbe essere il primo e unico obiettivo della Giunta regionale in materia di rifiuti. In tanti piccoli centri, infatti, le percentuali di differenziato sono arrivate da subito al 70%. Se i grossi centri dell'Isola, dove vivono praticamente i due terzi della popolazione la praticassero con un minimo di decisione invece di continuare a dare il cattivo esempio, il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Sardegna praticamente scomparirebbe e gli inceneritori sarebbero di fatto inutili. In ogni caso la necessità di averne sarebbe fortemente ridimensionata».

Sulla stessa linea anche Legambiente. Per l'associazione «la raccolta differenziata rimane l'arma più efficace per gestire il problema rifiuti in Sardegna». E' la via «per scongiurare un destino per l'isola analogo a quello attuale della Campania. La Sardegna», si legge in una nota, «rimane una delle regioni del centro sud più virtuose per quanto riguarda la differenziazione. L'isola ha registrato un tasso di crescita ogni anno in aumento progressivo. Un miglioramento fortemente frenato dall'inadempienza in questo senso dei capoluoghi di provincia, su tutti Cagliari, dove si attua una politica che evidenzia una totale assenza di volontà a portare le frazioni di differenziato oltre una soglia accettabile».

«Gli obiettivi imposti obbligatoriamente dalla Regione Sardegna alle amministrazioni prevedono il raggiungimento del 50% di raccolta differenziata entro il 2010. Soglia che si potrà toccare solo con l'indispensabile contributo dei capoluoghi, sui quali grava ovviamente la gestione della maggior parte dei rifiuti sardi». Quindi «le grandi città dell'isola da semplici comprimarie devono diventare le protagoniste principali per la nuova politica dei rifiuti in Sardegna. È indispensabile agire oggi per non creare e piangere domani un “caso Campania” anche in Sardegna».


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