mercoledì 9 gennaio 2008
Interventi.
di Gian Valerio Sanna
Tutti parlano di crisi della politica, delle diverse e svariate ingiustizie che reclamano regole, diritti e doveri che sembrano svaniti nella più grande decadenza della funzione politica che si registra dopo la stagione di tangentopoli.
È vero che ad essa concorrono tante cause, le leggi elettorali, una mancata capacità della classe politica di rinnovarsi e di saper scommettere nel nuovo, l'eccesso di interessi che condizionano non poco il governo pubblico, e non da ultima una burocrazia pubblica che si è modellata ad immagine e somiglianza di una certa politica che gli ha dato legittimazione. Tuttavia, come sempre accade in una democrazia fondata sul consenso popolare, le ragioni più profonde risiedono spesso, proprio nel corpo elettorale che decide i propri rappresentanti ed indirettamente gli conferisce un mandato rappresentativo.
Rappresentativo di che cosa? Questa rappresentatività appunto conferita alla classe politica dai cittadini da un lato è spesso esercitata come una cambiale in bianco, e cioè priva di qualunque verifica intermedia e men che mai di censure radicali e definitive, da altro lato rispecchia spesso quello che il cittadino elettore chiede al suo rappresentante, ovvero la tutela di un interesse specifico piuttosto che dell'interesse generale.
Che sia così è chiaramente rappresentato dalle infinite iniziative volte a valorizzare il carciofo di Oristano piuttosto che la produzione del carciofo in sè e che costruisce quel castello perverso di corporativismi che di volta in volta emergono prepotentemente nelle iniziative, nei ricatti e nei veti di una politica proprio per questo spesso inconcludente.
Domanda: davanti al bisogno della società sarda di recuperare i ritardi di innovazione e di competitività dovuti ad una cultura assistita e clientelare di molti decenni, serve di più difendere piccole caste, categorie, figure professionali, o riprendere con decisione la strada di un riformismo che ricostruisca in chiave moderna le regole di una economia e di una società viva e positiva?
Perché qualcuno preferisce soffocare ed uccidere l'esperienza per alcuni aspetti irripetibile di riforme e di modernizzazione che la Sardegna ha avviato all'inizio di questa legislatura invece che valorizzare e continuare questa opera indispensabile? Può essere l'esigenza o l'ambizione di qualche piccolo uomo delle istituzioni più forte del bisogno di far uscire dalle ingiustizie e dalle disuguaglianze migliaia di sardi che con questa speranza hanno dato il loro consenso a questa rappresentanza politica?
I cittadini non perdoneranno più simili leggerezze e per chi non se ne è accorto stanno finendo anche per le infallibili cordate politiche del passato, i tempi delle vacche grasse, delle migliaia di voti dati in nome di una abitudine, di una gratitudine o di un sentimento ideologico.
Il malessere che si genera non essendo capaci di valorizzare neppure le cose positive che si riesce a fare ci ritornerà per intero sopra, magari premiando quelle forze di opposizione che oggi ci ringraziano per il “lavoro sporco” che stiamo facendo a loro vantaggio e che per visibile incapacità non lasciano presagire, nell'alternanza, scenari affatto migliori.
Io credo - e mi spenderò fortissimamente in questo senso - che i cittadini vadano spronati ad essere sempre di più dei veri “giustizieri” della politica, giustizieri autentici ed imparziali anche di coloro che pur legati da vincoli di conoscenza o di gratitudine non abbiano assolto al compito di perseguire l'interesse generale, l'unità indispensabile per le decisioni, il coraggio di rimuovere posizioni di rendita e di speculazione, gli impegni di disciplina e di coalizione che nel voto i cittadini suggellano sopra i governi eletti.
Rinnovare significa cambiare prima di tutto i “mezzi” inutili che impediscono il raggiungimento dei “fini” attesi. Contano così poco rispetto agli interessi generali le questioni che stanno impantanando il Partito Democratico in Sardegna, che agli auspici di quasi tutti, di riprendere una strada virtuosa che sappia evidenziare il buon lavoro svolto e lo porti a compimento per una Sardegna diversa, dovrebbero seguire comportamenti conseguenti. Il giudizio riguarderà infatti quasi esclusivamente la coerenza di ciascuno e di tutti.
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