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mercoledì 9 gennaio 2008

Meno di un anno per sapere in tribunale
se è davvero colpa della Regione
il disastro degli agricoltori indebitati

Le aziende agricole sarde contro la Regione, atto primo e ufficiale. Il palcoscenico è il tribunale civile di Cagliari, dove ieri è andata in scena la prima udienza nella causa intentata contro l'amministrazione da oltre tremila agricoltori, tra indipendenti e associati a Coldiretti e Cia, per ottenere un risarcimento per i danni da indebitamento dopo la legge 44 del 1988. Entro la fine dell'anno il giudice Mario Farina stabilirà se la Regione ha responsabilità - tutte pregresse e non imputabili all'attuale Giunta, visto che la storia è vecchia di venti anni - sulla cassazione della norma sui mutui a tassi agevolati da parte dell'Unione europea: in questo caso la causa proseguirà con le istruttorie per la quantificazione dei risarcimenti. Soddisfatti gli avvocati delle organizzazioni di categoria e i loro presidenti, Marco Scalas e Giorgio Piras, insieme all'ex dirigente Renato Lilliu.

Una sorta di “class action” ante litteram, la prima causa di questo tipo - per estensione e portata - contro una legge regionale: durante la prossima udienza, fissata per il 27 maggio, il legali delle imprese agricole (Giovanni Dore, Fabio Ciulli e Alberto Miglior) e quello della Regione (Alessandro Camba) preciseranno le richieste delle parti. Con l'avvertimento che gli agricoltori che ieri si sono presentati a palazzo di giustizia hanno già pagato i propri debiti.

«Siamo molto soddisfatti per i tempi ridotti decisi dal giudice, che ringraziamo per la disponibilità ad accelerare la procedura», sottolinea Scalas, «e ringraziamo anche il presidente del tribunale Leonardo Bonsignore per la disponibilità che ci ha manifestato, come ci aveva assicurato il 9 novembre scorso nella manifestazione che avevamo promosso davanti al palazzo di giustizia proprio per sollecitare una pronuncia sulla nostra istanza». «Chiediamo che il tribunale decida se sussiste una responsabilità per danni in capo alla Regione», spiegano gli avvocati Dore e Miglior: «Se verrà accertata, allora bisognerà determinare l'importo dei risarcimenti dovuti agli agricoltori».

In caso contrario «andremo in appello: una sentenza a noi favorevole potrebbe essere motivo e leva per un accordo con le banche creditrici, che, senza troppo sangue, soddisfi le esigenze di tutti». Nel frattempo, ricorda Miglior, «il Banco di Sardegna ha sospeso le esecuzioni giudiziarie», cioè la vendita all'asta delle aziende indebitate per cui anche gli agricoltori che non avevano potuto restituire la parte di finanziamento ottenuta negli anni, prima della sentenza di Bruxelles, avevano occupato il municipio di Decimoputzu.

Dopo il 27 maggio i legali avranno tre mesi di tempo per depositare le loro memorie e per le repliche. Dai primi di ottobre, considerando la pausa estiva del calendario giudiziario, scatteranno i termini per il deposito della sentenza.

Il caso della legge regionale 44/88, che promise mutui a tasso agevolato a migliaia di aziende sarde con la garanzie fideiussoria della Regione, è una delle cause del pesante indebitamento che grava sul settore in Sardegna. In particolare, gli effetti nefasti della bocciatura della legge si sono abbattuti dal 1997 sui serricoltori della provincia di Cagliari, quelli che avevano richiesto prestiti più consistenti e che poi si sono trovati costretti a pagare interessi vertiginosi quando la Commissione europea, circa otto anni dopo l'entrata in vigore della 44, ha cassato il provvedimento, mai notificato all'Ue e dichiarato illegittimo, imponendo ai beneficiari di restituire gli aiuti ricevuti.

Circa 3.550 aziende, nonostante il salasso, sono riuscite a restituire il prestito alle banche creditrici, mentre altre 1.022 con un contenzioso aperto con il Banco di Sardegna - secondo dati diffusi nel novembre scorso dalla Regione - hanno beneficiato di un accordo per l'abbattimento del capitale dovuto e la rimodulazione degli interessi chiuso a Roma con l'istituto, con la mediazione del ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro. L'intesa era stata preceduta dalla mobilitazione degli agricoltori sardi, in particolare di quelli di Decimoputzu, che per oltre un mese, dal 2 ottobre scorso, avevano occupato il municipio e fatto lo sciopero della fame per scongiurare la vendita delle proprie terre nelle aste giudiziarie. La loro disperazione aveva attirato l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale. Negli ultimi mesi le vendite giudiziarie del patrimonio degli agricoltori strozzati dai debiti, davanti al tribunale di Cagliari, presidiate dagli indipendentisti di Irs (Indipendentzia repubrica de Sardigna), sono andate deserte o sono state sospese.

Già nel 2002 le organizzazioni regionali di categoria intentarono una causa contro la Regione, responsabile di non aver notificato all'Unione europea la legge 44. La Commissione europea aprì la procedura d'infrazione, ma la Regione continuò a erogare i contributi fino al 1996. Nel 1997 l'Ue dichiarò illegittimi gli aiuti regionali per violazione delle norme comunitarie sulla concorrenza: soltanto nel 2001 la Regione chiese ai beneficiari la restituzione degli aiuti ricevuti fino al 1996, con gli interessi.

Le banche rinegoziarono i tassi, passati dal 3,5 circa al 13 per cento (con una media del 9 per cento per periodi dagli otto ai quindici anni), con conseguenze disastrose per chi aveva acceso i mutui. L'emergenza sociale esplose nel 2005, in particolare a Decimoputzu, quando le prime imprese indebitate finirono vendute all'asta per cifre irrisorie.

L'anno successivo la Regione cercò di risolvere una volta per tutte il problema dell'indebitamento di oltre metà delle 2mila aziende agricole sarde che denunciavano gravi situazioni di esposizione bancaria. L'assessore all'agricoltura, Franco Foddis, aveva ricevuto mandato dalla Giunta regionale, guidata da Renato Soru, di negoziare con il Banco di Sardegna, principale creditore delle imprese del comparto in sofferenza, un piano di ristrutturazione del debito, a favore di circa 1.200 aziende. Le posizioni debitorie di cui l'istituto è titolare ammontavano a circa 133 milioni di euro, fra capitale e interessi. Ma poi il percorso proposto dalla Regione non andò a buon fine.

Secondo le stime sono una sessantina le imprese ancora a rischio di vendita nelle aste giudiziarie, su circa 1.700 attualmente in sofferenza: il 90 per cento delle aziende debitrici esclusivamente agricole (pari all'80 per cento del totale di quelle con debiti in sofferenza) opera nel settore della serricoltura. Circa 120 milioni di euro, su un indebitamento complessivo del settore pari a 772 milioni risultano a vario titolo collegati alla legge 44.

(AGI/red)


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