mercoledì 9 gennaio 2008
di Sergio Ravaioli
Napoli: la camorra approfitta della munnezza. E a Palermo, Bari, Reggio Calabria? Possibile che mafia, sacra corona unita e ndrangheta siano rimaste estranee al business dei rifiuti? Non ci credo.
E però in Sicilia, Puglia e Calabria non è successo ciò che si vede in Campania: bene o male lì la munnezza viene raccolta e da qualche parte, abbastanza nascosta e lontana dalle narici, va a finire. Diciamo che il contributo di queste disonorate associazioni si è limitato a farci pagare 100 (o magari 200) ciò che in effetti vale 50. Qualcosa di simile a ciò che fa lo Stato quando ci fa pagare il Kwh il doppio o il triplo di quanto lo si paga in altri Paesi europei, e per giunta ci carica il 30% di accise e imposte varie (inclusa l'assurda IVA sulle imposte: se non vi piace siete liberi di protestare…).
Ma allora, cosa non ha funzionato in Campania? Dovremo forse mandare Bassolino a ripetizione da Cuffaro? O i capi camorra a ripetizione dai capi mafia?
Non sarà che aveva ragione quell'inesperto ministro di Berlusconi che osò affermare che con la mafia bisogna convivere? O il detto popolare per cui se non hai la forza per sconfiggere il nemico, alleati con lui?
Dovremo forse attendere, e magari favorire, che avvenga in Campania, e magari ovunque, ciò che credo stia già avvenendo in Sicilia e Calabria (e credo sia sempre stato in Basilicata): che le suddette disonorate associazioni criminali si trasformino in rispettabili lobbies, diventando un tutt'uno con i pervasivi tentacoli della burocrazia e dell'amministrazione che, spesso impropriamente, viene chiamata Stato?
O forse mi sveglio tardi e tutto ciò è già avvenuto mentre dormivo? Certe lobbies fra l'altro risultano essere un male più difficile da estirpare delle progenitrici mafia e camorra. Ed altrettanto dannoso.
A proposito: in Sardegna comente andaus? Siamo sicuri che l'aliga stia tutta al posto giusto? E che non si trasformerà, riservando anche a noi un futuro di munnezza?
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