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martedì 8 gennaio 2008

Sorpresa, Soru tiene e resta primo
al 47 per cento: calo fisiologico
il più basso fra tutti i presidenti
Emilio Floris ultimo sindaco sardo

di Giorgio Melis

Il potere logora chi non ce l'ha: Andreotti addio, non è più così. Mediamente logora chi ce l'ha, da un anno all'altro e anche rovinosamente rispetto al momento dell'elezione, tra cadute e crolli di consenso. Con le debite eccezioni che confermano la regola ma non sono poi tanto diffuse. Governare stanca, scontenta, raramente paga: il più delle volte penalizza e anche pesantemente. Lo sa bene Romano Prodi, lo hanno sperimentato sulla loro pelle i premier di Gran Bretagna, Francia, Spagna con l'eccezione insperata della tedesca Angela Merkel.

Ora lo sanno anche i presidenti delle Regioni italiane, incluso Renato Soru. Il loro gradimento - secondo il sondaggio Governance poll effettuato dall'istituto demoscopico IPR Marketing, con cui il quotidiano economico Il Sole-24 ore misura annualmente l'indice di soddisfazione della popolazione - è in declino o in caduta libera per due terzi dei 18 “governatori” rispetto alla stressa graduatoria del 2006. Cinque sono in ascesa ma solo quattro hanno migliorato la percentuale di voti ottenuti al momento dell'elezione. Tredici su 18 - inclusi personaggi di notorietà nazionale come Bassolino, Vendola, Martini, Errani, Loiero, Cuffaro, Marrazzo, Del Turco e Burlando - hanno perso parecchio: dal 3,4 di consensi del presidente della Toscana fino al 10-15 per cento di quelli di Campania, Basilicata, Abruzzi, Liguria e Calabria nel raffronto tra l'attuale gradimento e la percentuale con la quale erano stati eletti.

Renato Soru segna un arretramento significativo ma fra i più bassi tra i colleghi in discesa: tre punti in meno rispetto al gradimento dell'anno scorso, passando dal 50 al 47 per cento. Perde un 3,1 per cento rispetto al 50,1 con cui era stato eletto. Ma in questa classifica è il miglior perdente tra i tantissimi colleghi in calo o crollo di voti. Nell'ordine, i presidenti regionali sono scesi - tra gradimento 2007 e quota elettorale - del 3,4 per cento il toscano Martini, del 6,7 l'emiliano Errani, del 4,1 il siciliano Cuffaro, del 4,3 il pugliese Nichi Vendola; poi 4,7 in meno per il laziale Marrazzo, -6,6 il marchigiano Spacca, -8,6 il ligure Burlando, -13,1 per cento l'abruzzese Del Turco, -13 per cento il governatore della Basilicata De Filippo, fino al -15,1 per cento il campano Bassolino, sepolto dai rifiuti.

In grande spolvero di gradimento o di crescita elettorale - nell'ordine di graduatoria - il lombardo Roberto Formigoni, leader assoluto, la collega umbra Lorenzetti, il friulano Riccardo Illy, l'emiliano Vasco Errani, il veneto Giancarlo Galan, la piemontese Mercedes Bresso, il marchigiano Spacca. Tutti questi presidenti hanno un indice di gradimento superiore al 50 per cento (al top Formigoni col 62 per cento); le altre regione sono sotto questa quota fatidica.

La tenuta di Soru oltre ogni previsione:
sondaggi diversi e realtà dei fatti

I sondaggi vanno sempre presi con le molle. C'è sempre - da parte di chi li guarda con sospetto non avendo interamente metabolizzato una novità che tuttavia in Italia ormai ha 15 anni - una fascinazione diffidente, un'attrazione guardinga che ha bisogno di conferme. Nel nostro caso, cioè il dato che riguarda Renato Soru e la sua governance , quelle demoscopiche e reali sono multiple e spalmate nel tempo. Perché il dato del Sole-24ore va interfacciato con quello presentato un anno fa (due mesi prima del quotidiano economico) dalla Freni Ricerche Marketing di Firenze per La Nuova Sardegna. Un istituto specializzato in sorulogia, avendo condotto tre sondaggi nel 2004 per testare la forza elettorale dell'allora “mister Tiscali” per conto del quotidiano sassarese.

Freni imbroccò i risultati delle urne quasi anche nei decimali e dunque certificò la propria attendibilità. Per questo, quando a fine ottobre 2006 La Nuova gli commissione un sondaggio di metà legislatura sul governo regionale, i suoi risultati (sardi divisi quasi a metà, ma con netta prevalenza del centrosinistra e sostegno stabile per Soru) furono considerati decisamente realistici. Ben più di quelli, ribaltati nei numeri e le tendenze, di un'analoga ricerca commissionata ad altro istituto da L'Unione Sarda: segnalava il tracollo e il dissenso maggioritario versus Soru. Aveva ragione Freni. Due mesi dopo, anche il Il Sole-24ore, nel Governance poll del 2006 dava al presidente un gradimento del 50 per cento.

Un dato essenzialmente stabile, un consenso popolare confermato anche nelle primarie per il Pd, che - contro tutti i vecchi partiti - il presidente ha di fatto vinto: sottraendo ai voti di Cabras il documentato soccorso bianconerazzurro del centrodestra, avrebbe avuto una buona maggioranza. La sorpresa vera e grossa è che la contrazione di gradimento e consenso elettorale sia contenuta in tre punti percentuali. Non solo perché due terzi degli altri governatori perdono, di più o molto di più rispetto al momento dell'elezione. Una media del 6,7 per cento contro il 3 di Soru.

Soprattutto, molti prevedevano un tracollo perché il sondaggio è stato svolto in Sardegna nei giorni più caldi del “caso Saatchi”, con l'avviso di garanzia e nel pieno delle polemiche politiche che hanno visto anche larga parte del centrosinistra schierata contro il presidente e con fortissime posizioni contro la sua ricandidatura. Non solo un annus horribilis ma proprio la fase di maggior e più negativa esposizione mediatica. Con l'assalto all'arma bianca del gruppo Unione-Videolina, arrivato a falsificare la sentenza del Tar su Tuvixeddu e Ppr, le accuse perfino alla figlia e per il tracollo del Cagliari inabissato da Cellino. Senza dimenticare le bordate con grande grancassa informativa del centrodestra. Si sono sprecati in quel periodo. Mentre i sondaggisti interrogavano gli elettori sardi, si ripetevano gli annunci di collasso soriano, esercitando grevi ironie sulla Waterloo del presidente, con pesanti inviti a sgomberare il campo perché ormai i sardi erano contro l'uomo solo al comando, proposto come il leader più impopolare, il nemico numero uno del popolo nuragico. Perciò la sostanziale tenuta, sia pure in discesa, va oltre le previsioni generali: le sconvolge e imporrà a molti di rifare i conti.

Per il gruppo Unione-Videolina è una debacle
Ma Prodi lo sogna, il 47 per cento

Naturalmente oggi il partito anti-soriano del gruppo Zuncheddu, con i compari di centrodestra-sinistra, griderà che il presidente è finito, che il 3 per cento in meno di gradimento e consenso elettorale sono il segnale definitivo del tracollo. Accettiamo scommesse che sarà oscurato, sottovalutato o ignorato il dato del sondaggio che segnala la contrazione limitata di Soru rispetto ai colleghi in trend negativo, specie la sua tenuta elettorale in un panorama di macerie per due terzi degli altri presidenti. È così che i i bari e professionisti della disinformazione premeditata confezionano le loro polpette avvelenate per intossicare gli e-lettori. Con scarsi o nulli effetti, se appena un mese fa il 47 per cento dei sardi ribadiva l'insospettato consenso al presidente.

Oltre le apparenze, ma anche molta sostanza e un dissenso che è indubbiamente cresciuto, Soru conserva uno zoccolo duro di appoggio popolare che nessuna campagna di stampa e televisiva riesce a incrinare. Un 47 per cento di gradimento popolare dopo le tempesta sul piano paesaggistico, il referendum sulla Statutaria, le primarie del Pd, le vertenze, gli assalti alla Regione, le occupazioni dei formatori professionali, lavoratori del Geoparco, Legler e agricoltori con tambureggianti attacchi politici e mediatici sono un risultato davvero sorprendente. Pensate che il povero Prodi non riesce a rimontare dal 30 per cento di gradimento e che l'intero governo è di appena qualche punto sopra. Un 47 per cento manderebbe Prodi in visibilio. Un dato superiore anche a quello di Berlusconi quand'era a Palazzo Chigi: controllare, prego, tutto documentato nei siti ufficiali.

Per gli esperti Freni e Fara,
un risultato di grande importanza e forza

Poiché non è il nostro mestiere, ci siamo rivolti a due esperti per commentare il sondaggio. Appunto Vincenzo Freni, che ha condotto quelli precedenti per La Nuova, e a Gian Maria Fara, presidente dell'Eurispes, l'istituto che per anni ha capeggiato la rivolta popolare e documentato l'inattendibilità di molti dati ufficiali “addomesticati” sull'inflazione, i prezzi e i consumi degli italiani. Ad entrambi abbiamo chiesto di valutare, dai loro osservatori e professionalità, il senso e la portata del sondaggio per la parte che riguarda la Sardegna. Freni ha comparato il Governance poll del Sole-240re con l'indagine realizzata l'anno scorso per il giornale di Sassari. Conclusione: un risultato non solo in linea con tutti i precedenti ma largamente positivo. Perché nelle fasi finale delle legislature - precisa - c'è sempre un'erosione di consenso, anche se non sempre si traduce in voti negativi. La contrazione del solo tre per cento, parametrata a quelle degli altri presidenti, va considerata fisiologica: segnale non di indebolimento ma di stabilizzazione maggioritaria, tendente al rafforzamento.

Gian Maria Fara, che ha aperto anche in Sardegna uno dei centri studi dell'Eurispes e a fine mese presenterà a Roma il suo rapporto nazionale sull'Italia affacciata sul 2008, è ben più perentorio. Benché molto critico verso i sondaggi telefonici (il suo istituto esegue ricerche sul campo con contatti diretti con gli interlocutori), ritiene comunque che i dati registrati siano eccezionali per un governatore del carattere, scelte, durezza di Soru, che «non liscia i cittadini» ma va avanti per la strada scelta: con atti anche di rottura quali quelli attuati dal 2004 in poi. Fara non lo conosce personalmente ma sostiene che Soru non esita a scontentare attese radicate, pronto a pagare un eventuale prezzo nel consenso popolare. Dunque la riduzione di un 3 per cento del gradimento e dei voti è un segnale fortissimo anche di comprensione da parte di tanti sardi di una politica severa ma necessaria.

Emilio Floris, sfidante di Soru,
sindaco meno gradito, in calo anche Milia

Queste le opinioni di due esperti. Ai quali si potrà contrapporre la considerazione che contro un 47 per cento di gradimento, va conteggiato un 53 per cento maggioritario di dissensi. È così? Non solo non c'è controprova ma forse segnali di altra natura, che dovrebbero scoraggiare anche i patiti della cacciata di Soru nel centrosinistra. Nello stesso sondaggio, con domande contestuali, si è testato anche il gradimento dei sindaci e dei presidenti di provincia. In Sardegna particolarmente significativo il giudizio riguardante Emilio Floris, sindaco di Cagliari e possibile sfidante di Soru alle regionali. Cosa riferisce il sondaggio? Che Floris ha il più basso gradimento tra tutti i colleghi dei maggiori centri isolani, superato largamente da quelli di Olbia, Sassari, Villacidro, Carbonia, Oristano (nella metà alta della classifica) ma anche di Nuoro, al 48º posto su 106 mentre Cagliari è al 73º, con un passetto avanti nel gradimento e uno maggiore indietro rispetto alla percentuale elettorale. Il probabile competitore di Soru, ultimo nella sua categoria (Cagliari è in coda anche come Provincia, con Graziano Milia) e ugualmente con voti in calo come gran parte dei colleghi e dei presidenti di Regione.

Ma tra Floris e Soru c'è una differenza sostanziale. Il sindaco è il pupillo, il beniamino esaltato, illuminato, mai criticato dal gruppo Unione, che tanto gli è riconoscente assieme agli amici degli amici, sempre in prima pagina, in grande spolvero a Videolina e nelle altre tv private e pubblica, con buone relazioni anche nel quotidiano di Sassari. Non ha mai scontentato nessuno, badando ad accontentare ogni personaggio eccellente. Non è un perseguitato giornalistico come Soru, l'opposto: è si è visto anche ieri a Videolina. Con tutto ciò, non sfonda, è dietro i colleghi sardi. Non fa certo brillare nazionalmente Cagliari, la cui gestione dovrebbe essere il suo asso nella manica. Ma il potere logora anche chi c'è l'ha davvero e lo esercita da decenni: con un famiglione spalmato in ogni ramo del comando e degli interessi forti non solo cittadini. Non basta ancora, evidentemente. Nessuno potrà dire “meglio Emilio”: per ora i sardi continuano a preferire l'ostico Soru.


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