l'altra voce.net


martedì 8 gennaio 2008

Lo zoccolo duro dello spigoloso antipatico
capace di dire pochi sì e tanti no
La vera politica e i limiti dei sondaggi

di Gian Maria Fara*

Soru ha perso tre punti. Parliamo di consenso, naturalmente, così come emerge dal sondaggio pubblicato ieri da Il Sole-24 Ore che stila una classifica, un hit-parade dei politici, che vedrebbe retrocedere il governatore della Sardegna dal 50% al 47%.

Mentre considero come validi ausili della ricerca sociale i sondaggi realizzati con tutti i crismi della scientificità, e mai per telefono e su temi di carattere sociale, mi lasciano invece molto perplesso quelli politici o elettorali, quasi sempre effettuati nel giro di poche ore da volenterosi ragazzotti di call-center. Fatta questa precisazione e prese le distanze dalla sondologia, se fossi Renato Soru, di fronte alla notizia sorriderei e tirerei dritto per la mia strada. Anche perché se è vero che, come diceva Bismarck, la politica non è una scienza esatta, figuriamoci i sondaggi.

A dire la verità io mi sarei aspettato una vera e propria debâcle… Perdere solo tre punti per uno antipatico come Soru e con alle spalle già qualche anno di governo è semplicemente un miracolo, in un Paese i cui cittadini sono abituati ad essere blanditi, corteggiati, adulati da chi governa che, naturalmente, ha quasi sempre come principale vocazione quella di continuare a governare.

Soru è ruvido, spigoloso, chiaro e anche quando sbaglia lo fa con decisione assumendosene la responsabilità e difendendo comunque i suoi punti di vista senza nessun timore del confronto e dello scontro. Tutto il contrario dei politici ai quali siamo stati abituati nel corso degli anni: mediamente untuosi, rotondi, diplomatici, sempre pronti al compromesso e mai disposti a scontentare qualcuno.

Io sono un sardo emigrato e, come tutti quelli che sono partiti, avrei pochi titoli per esprimere pareri su coloro che governano quelli che, per amore o per forza, sono rimasti. Tuttavia, sempre sardo sono e confesso che avere un presidente (o governatore che dir si voglia) che riesce a proiettare all'esterno dell'Isola un'immagine della Sardegna diversa da quella del passato, un qualche godimento me lo produce.

E non riesco a provare nessun dolore, per quanto mi sforzi, per i possessori di meravigliose barche costretti a lasciare in porto una infinitesima quota della loro ricchezza. E neppure mi commuove il fatto che tanti possessori di seconde case, o aspiranti tali, debbano sottostare a qualche regoletta in più, visto che tengono tanto al pezzo di paradiso in terra che si sono comprati. E qui mi fermo per non scadere nell'apologia di Soru che, peraltro, neppure conosco di persona e del quale non condivido tutte le idee.

Una cosa è certa: chi governa e fa politica con l'obiettivo di dare un contributo al bene comune deve avere il coraggio di dire pochi sì e tanti no. Questa è la via che porta a fare un buon lavoro e a farsi, nello stesso tempo, tanti nemici. Ma è anche ciò che segna la differenza tra un uomo di Stato e un politicante da quattro soldi.

* presidente dell'Eurispes


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari