l'altra voce.net


martedì 8 gennaio 2008

Il problema non è quel 3% in meno
La crisi di credibilità di Soru
nasce dall'abbraccio coi partiti “vecchi”

di Marco Ligas *

Quanto è attendibile la rilevazione condotta da Ipr Marketing per Il Sole 24 ore e relativa al consenso di cui godono i governatori delle regioni italiane? Per la Sardegna, l'indagine mette in evidenza come Renato Soru sia passato dal 50,1% al momento della sua elezione al 47% alla fine del 2007. Non sono in grado di valutare le percentuali però ritengo che la credibilità di Soru, nel corso di questi anni, si sia ridotta notevolmente. Molte aspettative che aveva creato sono rimaste deluse, anche fra coloro che maggiormente avevano appoggiato il suo coinvolgimento in politica. Ricordo che attorno a lui si era formato un gruppo di intellettuali che lo hanno sostenuto con determinazione e in modo, a mio parere, esagerato. Insomma molte persone vedevano in lui una possibilità di cambiamento, una fuoriuscita da una situazione di crisi che si era accentuata negli ultimi anni. Di questo gruppo è rimasto ben poco, molti si sono ritirati delusi.

Sin da quando emerse l'ipotesi di una candidatura Soru alle regionali del 2004, espressi le mie riserve. Nel settembre del 2003, su un quotidiano sardo, scrivevo così: «In queste settimane è emerso il nome di Renato Soru; di lui si dice che, essendo un buon imprenditore, potrebbe rappresentare una sintesi tra la politica e il sistema produttivo. Ma è davvero così? Non c'è forse in questa tendenza l'assunzione da parte del centro sinistra di una filosofia che è propria dell'avversario per cui, per vincere una competizione elettorale, occorre puntare sulle componenti sociali che attribuiscono grande importanza ai valori dell'impresa? E non sarebbe invece più opportuno accompagnare i nomi dei candidati, anche i più prestigiosi, con programmi politici che contengano le risposte alle domande di cambiamento che vengono dalla società?».

Ma, al di là delle opinioni espresse prima della sua elezione, io credo che gli errori che Soru ha commesso e che hanno ridimensionato la sua credibilità siano fondamentalmente i seguenti.

1) Ad un certo punto della legislatura, forse per le difficoltà che ha trovato nei rapporti con gli alleati, ha fatto una scelta di omologazione con i gruppi dirigenti dei partiti, quegli stessi che inizialmente voleva contrastare. Non dimentichiamo che aveva dato vita a Progetto Sardegna proprio con l'intento di creare una forza politica diversa. L'aspetto più clamoroso dell'omologazione è rappresentato dalla decisione di candidarsi a segretario del Partito Democratico. In questo modo, essendo già presidente della Giunta, non ha dato un segnale di disponibilità alla divisione dei poteri. Questa tendenza mi pare confermata nella ispirazione della legge statutaria, poi bloccata dall'esito referendario.

2) Un secondo aspetto riguarda la sua scarsa capacità di lavorare collegialmente. Credo che questo limite non sia irrilevante. Soru non dà l'immagine di un dirigente che ricerca la partecipazione dei suoi collaboratori, lui vuole imporre il suo punto di vista, le sue decisioni. Ma la democrazia, soprattutto quando si lavora all'interno delle istituzioni, va rispettata e alimentata, e noi, nel corso di questi anni, non abbiamo visto questi segnali. Certo, se Soru si permette troppe licenze una causa va individuata anche nella subalternità della coalizione che lo sostiene. Lo stesso esecutivo che ha lavorato in questi anni e che continua a lavorare con lui non ha mostrato e non mostra molto coraggio nel contrastare alcune tendenze autoritarie e alcune scelte programmatiche ambigue.

3) Sulla difesa della Sardegna dalla presenza militare, Soru aveva iniziato bene chiedendo lo smantellamento della base di Santo Stefano. Successivamente ha ridimensionato questo impegno accettando l'ampliamento della base di Quirra. Recentemente si è espresso favorevolmente sulla presenza del G8 a La Maddalena, ritenendola un evento storico di grande importanza, addirittura un risarcimento per i danni subiti dai maddalenini nel corso di questi decenni. In realtà le risorse di cui si parla saranno finalizzate alla riconversione turistica dell'intero arcipelago, mentre in tutta l'isola le attività legate all'agricoltura, alla pastorizia e all'industria subiranno un ulteriore ridimensionamento. E le nuove possibilità di lavoro saranno poche e limitate nel tempo. Quando sarà terminata la costruzione degli alberghi ci troveremo con una nuova area della nostra isola sottratta all'uso dei cittadini sardi e consegnata ai signori delle speculazioni edilizie. Non sono scelte che tutelano l'interesse della Sardegna.

Allora è tutta negativa l'esperienza Soru? Non credo che esistano processi tutti negativi o tutti positivi. Ritengo piuttosto che risenta del modo verticistico con cui è nata.

Facendo queste considerazioni, mi preme sottolineare che non sono affatto nostalgico dei gruppi dirigenti degli attuali partiti. Non li ritengo migliori e più credibili di Soru. Sono convinto che una fuoriuscita dalla crisi attuale potrà esserci soltanto attraverso un lavoro che sappia coinvolgere adeguatamente quei settori della società che oggi rimangono ai margini perché la politica così come è organizzata è protesa soprattutto alla difesa dei privilegi che ha consolidato nel tempo.

* direttore del periodico online manifestosardo.org


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari