martedì 8 gennaio 2008
Fumata grigia sul tormentone della riforma dei Consorzi industriali. Nel lungo vertice del Pd (presenti Renato Soru, Antonello Cabras, gli assessori Concetta Rau ed Eliseo Secci) si è raggiunto un accordo di compromesso. La riforma si svolgerà in due tempi. Nell'immediato si potrà mettere mano agli enti minori, di valenza comunale. Entro tre mesi, tassativamente, il Consiglio dovrà varare la riforma organica di tutto il settore e dei carrozzoni che sono le vere riserve del potere delle nomenklature di partito (centrosinistra e centrodestra). In caso contrario scatterà automaticamente gli scioglimento e il commissariamento da parte della Giunta regionale: da prevedere in una norma durante la discussione della Finanziaria.
Si è così sbloccata parte del contenzioso che opponeva la maggioranza della Margherita e una quota della Quercia, con Silvio Cherchi in testa alla Giunta e ad altre componenti del Pd. La fumata è grigia perché non passa la proposta della Giunta di andare a scioglimento e commissariamento immediato, come previsto in Finanziaria. Ma è respinta nettamente anche la pretesa del capogruppo degli ex Dl Antonio Biancu e da Giovanni Giagu di mettere in discussione solo la controriforma approvata in extremis dalla commissione industria, che aveva insabbiato tutto negli anni precedenti: col voto favorevole, decisivo e maggioritario, del centrodestra e l'opposizione di Meloni e Bruno del Pd. Il compromesso raggiunto su proposta di Cabras scontenta soprattutto i pasdaran anti-Soru, che non l'hanno presa affatto bene. Biancu, Giagu e Cherchi volevano andare fino in fondo ma sono stati stoppati.
Il clima pare in cambiamento anche se non è affatto migliorato, e non per caso. Parrebbe che Antonello Soro e Salvatore Ladu abbiano richiamato Paolo Fadda (Biancu e Giagu sono con lui) a moderare la sua aggressività verso la Giunta e Soru. Infatti due consiglieri riconducibili agli esponenti nuoresi e nazionali (Cucca e Sabatini) sono apparsi nettamente meno oltranzisti. Mentre resta in piedi, con le difficoltà e le tensioni che comporta per tutti, la questione del capogruppo. Dopo che Siro Marrocu si era detto disponibile a un passo indietro, ora si attende di vedere se una mossa analoga verrà da Biancu. In questo caso si aprirebbe la strada a una figura terza: Francesco Sanna o Silvio Lai. Il primo sarebbe favorito e anche molto indicato se si confermasse che la Margherita cercava e cerca visibilità nel Pd. Un no a Sanna significherebbe che l'obbiettivo era comunque mettere il veto a un consigliere che ha un buon rapporto con Soru.
Intanto oggi riprendono i lavori della commissione bilancio per l'esame della Finanziaria. Si dovrebbe arrivare in settimana all'approvazione della manovra, da discutere in aula nell'ultima decade del mese. Il che rende inevitabile l'esercizio provvisorio: è l'obbiettivo raggiunto dagli oltranzisti del Pd, che per mere ragioni tattiche e di potere hanno impedito che si andasse all'approvazione entro i termini.
Intanto sui Consorzi industriali un duro attacco viene dal capogruppo di Forza Italia, Giorgio La Spisa, che accusa la maggioranza e soprattutto il Pd di affrontare la questione «con un metodo scandaloso: tutto si sta risolvendo in uno scontro di potere, sterile e dannoso per il sistema industriale della Sardegna. Molti degli esponenti politici riuniti al tavolo, nel tentativo di trovare l'ennesima mediazione tra maggioranza e Giunta, dimenticano o cercano di dimenticare le gravissime responsabilità che hanno nella gestione dei Consorzi in questi ultimi anni. Gran parte dei problemi delle industrie sarde derivano anche dalla incapacità dimostrata da alcuni di loro o dai loro rappresentanti nel difficile compito di offrire servizi moderni e infrastrutture efficienti alle imprese».
«Ora il problema non è soltanto quello di trovare la forma giuridica migliore (mantenimento dei consorzi o trasferimento dei beni e delle funzioni alle province e ai comuni), ma è soprattutto quello di individuare una strategia forte per rilanciare le attività produttive in un territorio che sta perdendo ricchezza e occupazione. Occorre, infatti, trovare soluzioni snelle ed efficaci per rendere competitivo il nostro territorio nelle sfide del mercato che gli imprenditori sardi affrontano in situazioni di obiettivo svantaggio».
«Ma questo - conclude La Spisa - sembra lontano dalle vere preoccupazioni di questa sinistra, preoccupata soprattutto, di attivare o di evitare il commissariamento immediato degli organismi di gestione dei consorzi, con tutto ciò che ruota attorno ad essi: patrimoni immensi, aree di enorme valore immobiliare e servizi essenziali per la popolazione come quelli relativi allo smaltimento dei rifiuti e al trattamento delle acque. Il Consiglio regionale, nel varare la riforma dei consorzi deve avere piena coscienza dell'importanza della nuova legge per tutto il sistema produttivo e per le popolazioni interessate».
Ineccepibile per alcuni versi, l'intervento di La Spisa è infondato per altri: il problema dei consorzi è stato oscurato realmente dalle lotte nel Pd ma anche nel centrodestra, schierato in difesa di un sistema di potere nel quale è immerso fino al collo. In ogni caso la sua funzione da molti anni è quasi del tutto estranea all'industrializzazione della Sardegna. Sia perché l'apparato produttivo è quasi estinto da molto tempo, sia perché non era rappresentato - né lo è nelle parti residue - dai consorzi. Non c'è quasi iniziativa da parecchi anni a questa parte nata nel loro ambito. Appunto perché gli operatori ne stanno alla larga giudicandoli per quel che sono. Forzieri e ridotte del potere partitico, gestite clientelarmente e privatisticamente nell'interesse dei controllanti (ad altissimo costo di denaro pubblico dopo averne ingoiato a vuoto quantità - queste sì - industriali) ma non a favore delle industrie: spesso, semmai, decisamente contro.
Senza contare che lo stesso La Spisa, se mal non ricordiamo, era assessore all'industria quando il Consorzio di Arbatax-Tortolì, presieduto da un forzista, avviò e completò l'acquisto dell'aeroporto da Giorgio Mazzella, con un'operazione molto discussa, sponsorizzata anche dall'assessore, che ha ridotto il Consorzio sull'orlo della bancarotta per i miliardi improvvidamente spesi.
Invece un vero e proprio divieto a Soru di occuparsi dei Consorzi industriali è stato lanciato dal consigliere regionale di An Ignazio Artizzu, quasi in veste di portavoce ufficioso del Casic: è componente del cda con Sandro Usai (Udeur), i diessini Graziano Milia, Gesuino Mattana e Antonello Saba, il forzista Ghigo Solinas, Mario Murgia (Udc) ed esponenti di tutti i partiti. Per Artizzu, Soru deve astenersi perché «Tiscali ha venduto a un consorzio di banche, senza autorizzazione del Casic che ha dovuto adire le vie legali, i terreni di Sa Illetta» dove sorge la sede dell'azienda informatica. Dunque Soru stia lontano dal Casic (ha ingoiato più di mille miliardi di lire pubblici, è il centro di potere dove tutti i partiti imbastiscono da vent'anni le peggiori trame, sotto la regia dell'immarcescibile Sandro Usa e del suo Tigellino Oscar Serci) e dagli altri consorzi.
Come certamente noterà La Spisa, Artizzu formula il suo ultimatum (nessun tocchi le nostro lucrose poltrone, tradotto in linguaggio comune) non per ragioni di potere ma di pura e semplicità idealità e per il bene della democrazia e dell'industria. Infatti ha già notificato, assieme agli altri componenti politici con altri incarichi elettivi, la dimissioni dal cda del Casic. Non sono ancora operative: lo diventeranno quando l'ente sarà sciolto: solo allora gli Artizzu e company si scolleranno dalle poltrone in cui siedono con spocchioso disprezzo della decenza e del conflitto di interessi: su cui i vari partiti non hanno una parola da spendere.
(gm)
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