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lunedì 7 gennaio 2008

Interventi.

La vana attesa di una classe politica
capace di vedere la stanchezza dei cittadini

di Paolo Casu *

Con l'arrivo del nuovo anno, gas, acqua, nettezza urbana, beni di largo consumo, tutto è aumentato vertiginosamente in un vortice inarrestabile che inghiotte tutto e tutti, tranne che sicuramente la dignità di ogni singolo cittadino che oggi, più che mai, a stento arranca giorno dopo giorno per onorare i propri debiti e per garantire una vita sufficientemente dignitosa a se stesso e ai propri figli.

Ma di tutti questi aumenti, che rendono sempre più elevato il costo della vita, quello che per ancora una volta lascia sgomenti e amareggiati, dimostrando la scarsissima capacità ricettiva dei nostri rappresentanti istituzionali, è l'ennesimo aumento del tutto inopportuno e ingiustificato che i Senatori della nostra Repubblica si sono concessi: circa 200 euro mensili da aggiungere alla loro già vergognosamente elevata diaria istituzionale. Da semplice cittadino, ma ancor più da cittadino impegnato in politica, quale consigliere comunale di Cagliari, la cosa mi lascia amareggiato e sconfortato.

La nostra dirigenza politica non soltanto continua a dimostrare di non aver sufficientemente recepito la reale dimensione di quello che sta accadendo nella nostra società, e quindi tra gli essere umani normali, ma per l'ennesima volta continua a volersi distinguere irreparabilmente dalla Società Civile. Ed ecco allora il fardello televisivo di giustificazioni e menzogne che portano i nostri politici a parlare del tutto a vanvera di strani automatismi retributivi, tra loro e alcune altre categorie lavorative, di incontrollate e incontrollabili decisioni superiori che assegnano privilegi senza che fossero stati mai voluti, né tanto meno mai richiesti.

Tali atteggiamenti offendono quindi ancor più i cittadini che mai e poi mai vedranno aumenti retributivi del genere e ancor più quegli stessi cittadini che il lavoro non l'hanno ancora trovato, o l'hanno improvvisamente perso, come troppo spesso avviene. Credo che l' unico termine che si possa usare per esprimere il sentimento che un cittadino prova nell'apprendere oggi simili decisioni sia “vergogna”. E ancor più sono certo che - al di là della parte politica che stranamente su certi argomenti ritrova totale accordo e simbiosi - difficilmente oggi un politico potrà ancora convincere un qualunque elettore sulla necessità di rivotarlo.

Utilizzare il voto, attraverso un sistema elettorale riformato, rappresentativo e democratico, credo che sia l'unica arma temibile in nostro possesso, per dimostrare la nostra lontananza da questi signorini politicanti, arroccati ai loro privilegi, ma soprattutto arroccati a questo modo becero e classista di fare politica che allontana anni luce la Società Civile da quella politica, creando un danno devastante alle Istituzioni Repubblicane.

Per tutti i milioni di cittadini che come me credono nei valori dello Stato Repubblicano, offende vedere che - trascorsi più di diciotto mesi dalle elezioni politiche - non si sia ancora posto rimedio alla legge elettorale che continua a esautorare la nostra Società Civile, non permettendo di scegliere i nostri rappresentanti, così come anche avviene nelle città e nelle Regioni dove i Sindaci e i Governatori non nominano assessori e ministri gli eletti scelti dal popolo, ma premiano i segretari politici con nomine tecnicamente poco credibili e politicamente del tutto espropriative del ruolo di cittadinanza attiva.

Che vicinanza può avere un politico che non si candida, ne tanto meno non gira per le strade chiedendo consenso e motivando questa sua richiesta con un preciso agire politico? Non ci vuole molto a capire che in Italia da troppo tempo è ormai carente la figura del Politico, ma soprattutto dello Statista e del Governante, e di questo ogni giorno ce ne possiamo rendere conto sia nelle Istituzioni minori come in quelle maggiori.

La nostra speranza e tutto il nostro impegno deve essere rivolto verso un ritorno alla saggezza da parte della classe politica dirigente: mediante gli stessi automatismi con cui si vedono aumentare le loro vergognose retribuzioni, dovrebbero diminuirsele rapidamente, e non del dieci o venti per cento, ma almeno del sessanta - settanta per cento, restituendo speranza e riducendo velocemente la rabbia dei cittadini, che di questo stato di cose non ne possono davvero più.

Da parte mia, quale cittadino impegnato in Politica, la rinuncia all'indennità di consigliere comunale unita a una espressa volontà di auto riduzione delle indennità istituzionali del settanta per cento, con una volontà espressa prima delle stesse elezioni, unita all'elezione nominativa e diretta di ogni singolo rappresentante istituzionale, vuole essere quel segnale di svolta che ridarebbe forza e significato alla Politica. Non più vista come casta e pianeta a sè, ma vista come servizio civile e partecipazione disinteressata alla vita pubblica della Nazione.

* consigliere comunale di Cagliari, presidente
del Movimento per la politica senza privilegi - Democrazia e Solidarietà


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