venerdì 4 gennaio 2008
Ci sono quasi riusciti, i sabotatori a tempo pieno: si dovrà ricorrere all'esercizio provvisorio perché sulla Finanziaria hanno scaricato le tensioni legate ai Consorzi industriali intoccabili e alla scelta del capogruppo unico del Pd. Le feste avevano portato consiglio (immaginario) nella maggioranza, facendo giusto moderare i toni. È bastata la notte tra mercoledì e giovedì per far impantanare i lavori in commissione bilancio, confermare l'assenza di soluzioni sulle due questioni che dilacerano le nomenklature.
Si sfiorano i consorzi? E noi sabotiamo la Finanziaria! Questa è la logica miserabile di chi è in Consiglio solo per proteggere gli interessi personali e di potere del gruppo di appartenenza: vada pure in malora quello della comunità. Col furbo ma impotente travicello-Antonello che conta quanto il due di coppe a briscola: Cabras dice o finge e gli altri, da una parte e dall'altra, lo ignorano. Nel pomeriggio a Tramatza presenterà il suo esecutivo. Esecutivo de che? Governare il nulla logorroico? Per un'altra orgia di chiacchiere inutili, a tre mesi dalle primarie, senza essere riuscito a cavare un ragno dal buco?
Sardi ultimi nel Pd come nella Finanziaria, riuscendo ad approvarla - salvo incidenti - con un mese e mezzo di ritardo rispetto a quella dello Stato. Da andare a nascondersi, e invece questi impuniti hanno il coraggio di fare dichiarazioni a go-go a organi di informazione che pure le rilanciano: anziché invitare i cittadini a rilanciare loro frutta e uova marce: come usa altrove ed è accaduto da poco anche a Berlusconi. I movimenti dei consumatori dovrebbero occuparsi anche di questo e non solo dei prezzi: dei danni alla collettività che poche decine di nostri dipendenti da 20 mila euro al mese arrecano a tutti facendo tutto meno che il loro dovere nel Consiglio d'oro.
Insomma, per andare avanti sulla Finanziaria ci vorrà un altro vertice del Pd, fissato per lunedì. Non sulla manovra di bilancio, naturalmente: sui consorzi e sul capogruppo. Contano queste cose, mica quelle importanti con ricadute sull'attività di tutta la Regione. Tengono banco le beghe politiche e di potere. Con l'ineffabile Giovanni Giagu destato dall'ordinario torpore che presenta l'accordo tra lui e pochi altri del Pd e la maggioranza del Polo sulla controriforma sui consorzi, come un effetto delle divisioni in maggioranza. Dopo aver insabbiato per anni, il malaccorto catenacciaro Giagu non si è accorto di essere solo lui, col capogruppo Biancu e alle spalle Paolo Fadda con Silvio Cherchi che hanno da parare il didietro agli amici del Casic e oltre, assieme all'aventiniano Marracini impegnato dal parrucchiere, a essere irreparabilmente separati e dai sardi, dalla decenza, da un minimo di sintonia con l'interesse comune.
D'altronde, il Biancu che chiede l'aumento delle retribuzioni dei regionali (rinnovo del contratto a parte) e insieme difende a oltranza i consorzi, dà la misura della sensibilità sociale corrente. I dipendenti della Regione non nuotano certo nell'oro (a differenza di quelli del Consiglio). Ma comunque sono tutti a tempo indeterminato, garantiti: ovvero - nella condizione attuale del mercato del lavoro - dei privilegiati. Si può ragionare, per un dividendo elettorale, in modo così iniquo verso coloro che hanno poco, vivono la precarietà drammatica e l'insicurezza sociale?
Questi sono i legislatori del piffero che poi bloccano la Finanziaria su altre questioni: dovrebbero essere chiamati a risponderne. Possono perdere tutto il tempo che vogliono, tanto i loro dorati privilegi non subiscono ritardi o contraccolpi. Altro che no alla Statutaria autoritaria: questo è il parlamentarismo straccione e dannoso che trasforma l'assemblea in luogo di partite losche, incapace a tutto e ben deciso a mantenere le pratiche più deteriori, fregandosene dei bisogni della gente.
Con i sindacalisti che stanno zitti e muti, tranne esigere che la Regione si sostituisca allo Stato cancellando tasse, fermando prezzi e tariffe, facendo economia al posto delle imprese immaginarie in lotta per il potere pubblico e parapubblico esattamente come i peggiori politici, dettando condizioni impossibili benché ormai le organizzazione cosiddette dei lavoratori rappresentino solo i pensionati, i dipendenti pubblici garantiti, pochi operai, quasi nessun giovane. Prima di dare lezioni e strologare come partitanti a ruota libera, guardassero un poco alla realtà, specie la loro: lasciando il ruolo di battitore libero della destra al solito alluvionale Mario Medde. Zitto in passato, muto ora che la Finanziaria subisce ulteriore ritardo. Colpa di Soru, certamente, mica dei suoi amici difensori dei Consorzi industriali dello spreco e del malaffare.
(gm)
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