giovedì 3 gennaio 2008
Interventi.
del Collettivo AbbArdente
È stata compiuta una strage oggi in Sardegna, sento tanta gente che ne parla, pregna, sento la bocca piena di terra e la lingua indegna. Sento tanta gente che dice, non me lo dite … Che quest'anno di merda si è portato via fin troppe vite. Una strage in più fa ben poca differenza, non si afferra e non insegna. Una strage in più fa ben poca differenza, per noi ultimi rimasti a terra, noi uomini senza. Una strage in più, ci vuole solo molta pazienza. La prossima, dicono in tanti, sarà pure più grande, una enorme pesca a strascico, fatta al buio, senza nessuna lenza. Una strage in più fa ben poca presenza, siamo fuori a cena, forse al cinema o a veder la tivù. Ma questa strage è una velina troppo breve, Una strage lieve, come gocce di sangue sulla neve. Una strage strana, una strage è sempre figlia di qualcuno. Ma questa è una strage figlia di puttana. Qui sono stati uccisi molti uomini, ma tutti in uno. Suona strano dirlo, sembra quasi non li abbia uccisi nessuno. Sono stati uccisi molti uomini, tutti in uno. È stato assassinato un uomo saggio, che viveva oltre gli affanni, senza sonno, e insieme a lui hanno freddato alle spalle anche un vecchio, un nonno di 82 anni. Qualcuno, quella stessa mattina, ha ucciso anche un poeta, uno dei pochi, che non dimentica la parola detta, e lo ha fatto senza porsi troppa fretta. Questo assassino, sarà stato anche lui bambino, sarà pure tornato dalla sua famiglia. Dopotutto è festa, avrà anche lui un panettone che lo aspetta. Molti i colpi, tutti dritti nella schiena, quella canna di piombo era piena. Un altro colpo esploso per uccidere un sindacalista solo perché sia sempre il primo in qualsiasi lista. Perché sia giusto iniziare con maggior odio, verso chi difende chi non sta mai in vista. Meglio iniziare spargendo quel petrolio nero che può corrompere davvero qualsiasi pista. E un altro colpo colpirà un rivoluzionario perché siamo tutti uomini di paglia, sempre pronti al falò dell'ordinario, sempre pronti a rincorrere qualsiasi taglia. Sempre pronti ad ogni rivoluzione, ci lasci fermi sulla nostra sedia, sempre chini, sempre nella media, statistica triste fatta di schiene storte, ci dichiariamo tutti figli della stessa sorte. Purché qualcuno alla fine ci spenga la luce, di fronte alla notizia che ancora è morte, sembriamo solo un altro asino che raglia … È stato assassinato un uomo, uno che è stato. Un soldato che combatteva la sua guerra. Ma la verità nera, quella più vera, è un fatto … È stato assassinato un uomo che onorava questa nostra Terra. E ogni coscienza forte, più forte tutto intorno abbaglia. E sotto questa luce, in un mattino matto, inorridito, scopro una mano e il dito armato di un bandito. e sotto ogni sua falange, un altro bossolo che piange. Lo sento scricchiolare, attraverso la strada, con la sua pallottola che vola insieme a tutte le ossa che frange. Sento il sapore amaro andare giù in gola, come piombo che si avvita in canna. Un metallo avaro in viaggio lungo il fusto, pronto a colpire la carne, con gusto, giusto dietro il cuore, non più in là di una spanna. E ora siamo in tanti a piangere, tutti cosparsi di lutto, siamo in tanti a dire, come possiamo ancora vivere nei nostri giorni di velluto? Ma siamo arrivati tutti soltanto al punto di partenza. Ci aspetta un'altra sosta, faccia in giù, con disgusto, nel nostro fango più caro, nostra rara essenza. Distillata apposta per spegnere qualsiasi faro, perché si ha bisogno che faccia molto buio, per poter uccidere ogni mattino un uomo giusto. ***************************** Vorremo sapere, scoprire improvvisamente che chi ha ucciso il poeta è semplicemente uno squilibrato. Un pazzo che per una fesseria, rapito dalla follia, ha preso una pistola e l'ha scaricata sul poeta. Questo vorremo sapere. Questo vorremo che fosse. Perché nel caso contrario, nel caso in cui quest'atto sia invece razionale, ci chiediamo… come posssiamo andare avanti? Come possiamo raccontare e narrare ancora di questa Terra? Come possiamo giustificare l'amore infinito per questo nostro immenso sogno di frontiera? Nessun silenzio. Non vogliamo silenzio e silenzi. Neanche noi dobbiamo stare zitti. Nessuno deve tacere. Saremmo tutti complici del misfatto se lo facessimo.
[ questo intervento è apparso su abbardente.ilcannocchiale.it ]
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