giovedì 3 gennaio 2008
di Giorgio Melis
Tra Natale e Capodanno, panettone e vischio (si usa ancora per baciarsi a San Silvestro?) e pure prima della Befana, scoppia la tregua nel centrosinistra. Pugnali rinfoderati (fino a quando?), niente caffè alla stricnina ma anzi ben dolcificati nel vertice chez Renato Soru con i segretari e i capigruppo (più l'assessore Secci e il Cucca-tor cortese presidente della commissione bilancio). Assente solo l'Udeur. Marracini se n'è ghiutto e soli li ha lasciati, le bionde chiome al vento di tempesta. A morire di paura per le minacce se non gli danno l'assessorato e garantiscono Sandro Usai, padre di tutti i consorzi industriali sardi e italiani col suo Tigellino, di qui all'eternità: ovvero una seconda perché la prima al potere ce l'ha alle spalle.
Si sorride durante e dopo il vertice. Notizia sensazionale, attenuata dal cipiglio del cavalier Biancu: come un Lancillotto al servizio dell'improbabile Artù-Paolo Fadda, difende allo spasimo i consorzi: manco fossero una Ginevra tra le ciminiere spente. En passant, presidia anche la propria voglia matta di fare il capogruppo unico. Sulla leadership in Consiglio del Pd l'accordo è lontano, le tensioni restano, però nessuno vuole impiccarsi per nessuno dei contendenti. Anno nuovo, vuol dire avvio della corsa alle regionali del 2009: sono in gioco l'elezione e la candidatura di tutti, l'amore addavenì come Baffone, il matrimonio d'interesse è obbligato quanto discorde.
Non c'è stata luna di miele nel Pd mai nato, anche se registrato all'anagrafe. La luna di fiele amareggia tutti senza farli disperare perché il suicidio collettivo è sempre possibile e forse probabile: ma non come preventiva scelta annunciata senza resistenze. Perciò qualche serio tentativo per evitare la ricadute nelle solite risse è in corso, benché di esito incerto. Già, perché un centrosinistra che continui a dilaniarsi e dare un triste spettacolo politico di sé, è bene che cominci a prendere congedo dal governo della Regione e molti dei suoi rappresentanti anche dal Consiglio.
Dunque le feste forse hanno portato consiglio o forse domani, che è un altro giorno, sarà una ripartenza da zuffa. Quando tutti i personaggi sono animati da incrollabili e altruistiche convinzioni ideali e spirito di servizio per la comunità ignorando se stessi, il confronto di alte opinioni può ingenerare difficoltà di sintesi. Staremo a vedere. Ma intanto si è dovuto, piuttosto tardivamente, prendere atto che sulla Finanziaria bisogna accelerare i tempi, provare a vedere di non approvarla anche con distacco essendo la Sardegna già ultima tra tutte le Regioni e in ritardo di oltre un mese per quella dello Stato.
C'è una tale, temeraria autostima nei nostri onorevoli (in quella di centrodestra pure peggio, nei loro anni di malgoverno) da ritenere che la legge essenziale della Regione sia un trascurabile adempimento: da subordinare alle loro beghe, alla difesa degli interessi personali e corporativi, al regolamento dei conti nei e fra i partiti. Nella Statutaria al vaglio della Consulta, si è dimenticato di includere un essenziale articolo di poche parole: la Finanziaria va approvata entro il 31 dicembre, pena lo scioglimento immediato del Consiglio. Perché non si può più accettare che il nostro parlamentino sia tanto generoso da approvare con mesi di ritardo la Finanziaria (questo vale anche per le Giunte, quando sono inadempienti) come fosse un optional, una benevola concessione non il principale atto che giustifica la sua stessa esistenza.
Bella o brutta, piaccia o non piaccia, è sempre meglio del vuoto operativo, della spesa ulteriormente ritardata. Ma come si permettono - ovviamente in primis la maggioranza ma anche l'opposizione che ci sguazza irresponsabilmente - di anteporre le loro liti da cortile, le contrapposizioni personali, la difesa di interessi vergognosi, le lotte per un potere impresentabile al dovere di dare alla Regione lo strumento per operare? Così facendo, si calpestano gli interessi di tutti i sardi: anche quelli che votano per l'opposizione e che sono ugualmente colpiti se non si può spendere nei tempi giusti, oltretutto con una massa finanziaria robusta.
L'obbligo della Finanziaria è un dovere verso tutti i cittadini, oppure la si rigetta e si va alle elezioni. Non questo tirarla per le lunghe, farne una corrida in cui si giocano tutte le partite, specie quelle più sozze. Non è un piacere che si fa a Soru o un dispetto contro di lui: è un imperativo verso la comunità. Oltretutto Soru c'entra come i cavoli a merenda: da molti anni, tranne il 1998, è sempre la stessa insopportabile, sguaiata solfa.
Una qualunque grande società che non approvi il bilancio entro i termini perentori, incorre nei rigori della legge, anche penale se del caso, e rischia il commissariamento e viene processata dai suoi azionisti se quotata. Qui gli azionisti siamo noi sardi: rifiutiamo di essere trattati come i bari di Borsa imbrogliano i piccoli risparmiatori, ovvero il famoso “parco buoi”. Perché mai un Consiglio scalcagnato e strapagato deve poter fare i comodacci propri sulla nostra pelle senza pagare dazio? Per difendere i 16 consorzi industriali, i feudi del potere immarcescibile, per mantenere in carrozza nomenklature esiziali? Oltre negare una manovra di pura igiene politica, la usa come clava per ritardare la Finanziaria. È uno scandalo intollerabile, da denunciare gridando contro questi untorelli da ventimila euro al mese.
Se poi l'altro elemento di discordia è l'elezione del capogruppo unico del Pd, si sciolga il patto: si rinuncia se non si è capaci neanche di un atto elementare, attuato a livello parlamentare tre giorni dopo le primarie. Il vincitore fasullo Cabras non riesce a imporre una sintesi? Non può andare alle calende greche: dia un termine ultimativo (e già tardivo) o si dimetta. È più dignitoso che tenere bordone a una bega di basso livello. Se non si sa o riesce a governare, si passa la mano per non far marcire le istituzioni e la Sardegna.
Cabras si è infine accorto dell'oscenità politica della ardimentosa commissione Giagu. Dopo tre anni a girarsi i pollici e insabbiare la riforma dei consorzi industriali proposta dalla Giunta, ha approvata in tutta fretta una controriforma vergognosa (tutto come prima: tranne la ridicola riduzione da 16 a 8, salvando tutto il resto dello schifo in atto) contro la Giunta e per salvare il notabilato di potere, difeso da Biancu (in conto Fadda), Giagu e Silvio Cherchi e naturalmente Graziano Milia e Mattana dei Ds, oltre Ignazio Artizzu di An, più compari vari di ogni segno presenti nei lucrosi cda alla faccia della moltiplicazione degli incarichi.
Oltre la nefandezza di merito, la scelleratezza delle forme che ancora offende la dignità politica. Giagu tutto festante e Biancu a esaltare una riforma con tre voti a favore del centrosinistra (due contro) ma ben cinque dell'opposizione. Ovvero, la miserabile controriforma del Polo targata centrosinistra, in una sinergia emetica. Una roba per cui Biancu dovrebbe candidarsi a capogruppo o vice di An o Forza Italia, mica del Pd. Glielo ha infine notificato perfino Cabras, che è tutto dire, essendo antico sodale del Casic.
Il cardinale è in difficoltà perché non riesce né a recuperare il dissenso interno (di forza superiore alla sua nelle primarie) né ad ammorbidire i pasdaran alla Fadda, Cherchi e Biancu del proprio schieramento. Deve cercare di salvare capra e cavoli perché se si va così alle elezioni, al macero ci finisce anche lui, che ha altri piani sia pure negati con forza. Pare sia riuscito a far credere che il competitor di Renato Soru alle primarie per la presidenza della Regione sarà il buon Tore Cherchi, garantendogli il sostegno della schieramento che ha portato il cardinale alla segreteria del Psd, più gli alleati esterni.
Vogliamo troppo bene a Cherchi, specie umanamente, per vederlo di nuovo risucchiato in un gioco a perdere. Quando arrivasse il momento dell'eventuale sfida, naturaliter, si dovrebbe evitare uno scontro che ri-lacererebbe la coalizione. Pertanto partirebbe l'accorato appello a Soru e Cherchi di tirarsi da parte e fare luogo a un pacificatore terzo: in grado di raccogliere il consenso del Pd e degli altri partiti della coalizione. Una soluzione politica e istituzionale per salvare l'alleanza dalla sconfitta. Si chiamerebbe e si chiamerà Antonello Cabras. Convinto di poter battere Soru anche se non si facesse indietro, con l'appoggio di altri partiti, non esclusi portatori malati di sangue politicamente infetto.
Il calcolo di Cabras è perfetto ma con un'incognita non da poco. Potrebbe saltare per aria per l'incontrollabilità del voto dei cittadini non allineati ai partiti. Come era accaduto nelle primarie del Pd. Il cardinale ha nominalmente vinto nei numeri pur avendole perse. Ha guadagnato ugualmente la poltronissima grazie al soccorso bianco-nerazzurro del Polo e inciuci documentati (da Oppi a Biggio e varia umanità) che gli hanno aggiunto i voti extra-Pd decisivi per prevalere, d'un soffio, su Soru con numeri truccati.
Si prepara un bis di quella bruttissima sceneggiata, rimossa ma che ancora sanguina per scostumatezza politica? Si vedrà se la spregiudicatezza arriverà anche a questo, come è probabile. Non è che Cabras sia un perverso e assatanato: anzi, intelligente, gradevole, ironico. Per questo pericolosissimo. Sempre prudentemente e cordialmente poggiare le spalle al muro, quando ti passa avanti sorridendo. Lo ha dimostrato scalando quattro partiti quattro. È che per lui non c´è più spazio a Roma a livello governativo, dunque deve conquistarselo in Sardegna. Inimmaginabile l´idea che possa accettare il pensionamento o incarichi inferiori, figurarsi la prospettiva dei giardinetti in alternativa alle regate con la sua bella barca a vela. Col suo passato, non può avere un ruolo subalterno.
C´è solo la Regione che fa al caso suo. Non vorrà lasciarla a Soru, figurarsi ad altri. È il più abile del vecchio giro di sinistra, ha messo nel sacco tutti. Resta il più dotato, giovanile, nautico campione del vecchio, che pretende di tornare con lui - non Cherchi - al comando di tutto. Ma resta pur sempre il massimo esponente del vecchio: non oltre riproponibile.
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