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lunedì 31 dicembre 2007

Lettere.

L'addio commosso all'uomo e al poeta
che lavorava per costruire una comunità

Addio Peppino, poeta sardo. Un popolo che assassina i suoi figli, femine, pizzinnos e homine mannu, forse non lo avevi ancora scritto. Ora il tuo spirito viaggia libero dalle cattiverie di chi non sa perdonare, per costruire insieme una comunità viva. Ti avevo conosciuto 37 anni fa, e mai ti ho scordato. A si biri in paris e in paxi, Peppinu.

Giancarlo Nonis


Sono profondamente addolorato per la barbara uccisione di Peppino Marotto, grande figura di democratico che ha influenzato in maniera forte la mia formazione culturale, tanto da tenermi ancorato alla nostra terra, malgrado la sua storia continui a predicare e favorire la diaspora senza ragioni che non siano quelle della disperazione e dell'incomprensione. Non c'è nulla da dire fuorchè inchinarci alla sua memoria e dire che la storia di un uomo che pare eser passato sulla terra leggero non può essere inutile quando ha lasciato tracce nella sua gente.

Gianpaolo Turis


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