domenica 30 dicembre 2007
di Giulio Angioni
La cosa a cui non riesco a non pensare, perché altro bene bene non riesco a pensare di fronte a questa uccisione orgolese senza senso, è un ricordo di lui, di Peppino Marotto.
A Nuoro, qualche decennio fa, non so più in che occasione pubblica, alla Biblioteca Satta oppure all'ISRE. Marotto ce l'aveva con qualcuno delle sue parti, non importa chi e perché, tanto non me lo ricordo. Denunciava con forza una qualche malefatta. E quest'altro che gli dice di lasciare perdere, che quelli sono gente pericolosa, non ci mettono molto a cercare sangue: «Peppi', semper bucca manna ses!».
E lui, che ancora vecchio non era, in tutta calma dice: «Un favore mi fanno, a morire per qualcosa, se morire si deve!».
Per che cosa è morto ammazzato Peppino Marotto? È probabile che non importi, quello che forse gli inquirenti stabiliranno essere il movente di quei colpi di pistola alla schiena, movente abietto e futile sicuramente, che importa solo all'assassino.
A noi importa altro, lasciandoci il beneficio d'inventario di ciò che ci lascia, Peppino Marotto Bucca Manna, che ha cantato le transumanze dei pastori in marine e campidani, in Carsi e agriturismi, fuggendo «da su mere e da sa mal'annada», che ha detto e fatto, e che alla fine come il poeta di Pedru Mura «l'ana mortu cantande chin sa cantone in bucca».
L'ultima volta che ha cantato, in pubblico, ha cantato per Antonio Gramsci. A quella sua bocca noi continueremo a dare voce. Chssà se il suo assassino ha mai pensato che gli stava facendo un favore.
© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari