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sabato 29 dicembre 2007

Interventi.

La Maddalena e il referendum sul parco
Il voto manderà un segnale
da una comunità che si sente espropriata

di Francesco Vittiello

Magari qualcuno pensa che non servirà a niente il prossimo referendum a La Maddalena sul parco, nel senso che potrebbe non produrre effetti concreti e immediati. Sappiamo bene che dopo occorrerebbe una legge del Parlamento per modificare l'assetto stabilito dalla legge 10/94 istitutiva del pacco dell'arcipelago e tale ipotesi, senza il necessario supporto politico del Comune e della Regione Sardegna apparirebbe remota.

Ma sarebbe comunque un errore sottovalutare il significato più profondo del malcontento popolare e del responso delle urne, del quale le firme contro questo parco sono un'anticipazione. O, peggio ancora, ridurre tutto, come da sempre fanno tutti i presidenti succedutisi alla guida dell'ente, a questioni di egoismo, di convenienza, di interessi o di contributi, poltrone premio per trombati e vecchi tromboni, qualche posticino per amici più o meno intimi o prebende e missioni per giovani leoni. Questa motivazione non basta, da sola, a spiegare l'alta affluenza registratasi ad ogni raccolta di firme da me organizzata, né tantomeno la valanga di prevedibili “sì” che uscirebbero dalle urne.

Nell'arcipelago c'è un malessere diffuso che cova da tempo sotto le sabbie delle nostre meravigliose spiagge, determinato innanzitutto un crollo di fiducia nelle istituzioni da parte della comunità maddalenina, quella “vera”, naturalmente, ovvero quella che lavora e produce, quella dei molti che non sapranno come pagare i mutui e le bollette, quella che non riesce e non riuscirà ad arrivare alla terza settimana del mese, non quella dei salotti più o meno buoni, né quella dei pseudoambientalisti o quella di piccoli politici di un piccolo paese che si credono statisti.

Ma gli annunciati segnali di protesta per le inefficienze, le lacune, i ritardi di un amministrazione pubblica provinciale, regionale e nazionale sempre più percepite, anzi viste, come meri centri di potere, se non addirittura di sfruttamento delle nostre bellezze e del nostro patrimonio, continuano ancora ad essere sottovalutati o peggio, ignorati.

E quindi il “distacco” dal potere si consuma sempre di più poiché i residenti si sentono espropriati del loro senso civico, della loro identità e della loro libertà. La verità è che da troppo tempo l'arcipelago di la Maddalena ha vissuto di rendita sulle proprie bellezze naturali, sul paesaggio e sull'antica fama turistica ma, soprattutto, sulle presenze militari che, nonostante tutto, hanno assicurato per oltre un secolo un benessere talmente diffuso da suscitare invidia.

Nonostante ciò continuano a mancare o sono insufficienti le strutture, i parcheggi, le strade, i porti, i collegamenti marittimi, gli alberghi - quelli veri, attrezzati - mentre iniziano ad abbondare i quasi inutili bed and breakfast utili più per un economia di sopravvivenza (ricordano tanto gli orti di guerra) nonchè gli impianti sportivi e ricreativi, culturali e congressuali senza i quali la nostra città non ha e non potrà avere alcun futuro.

Da mezzo secolo non si costruiscono più opere pubbliche importanti e funzionali all'interesse della comunità. Quando termina la sempre più breve stagione estiva, anche per le molte colpe del parco che, soprattutto con la gestione pseudobuonista e paternalistica del neopresidente Bonanno, il quale ha fatto di tutto per allontanare i sempre più scarsi turisti di qualità (leggasi con soldi da spendere) La Maddalena si spegne completamente. Ed è crisi! Crisi nera… Prova ne è il fatto che il commercio langue e che appaiono sempre più cartelli con la scritta “cedesi attività” e che diversi alberghi hanno chiuso dopo l'estate per mancanza di clienti.

Sul filo della memoria e della nostalgia per le tanto vituperate amministrazioni della prima repubblica, le firme raccolte per il referendum per chiudere l'inutile carrozzone del parco, volte a ridare la centralità all'amministrazione comunale, contengono anche una richiesta di buon governo, dopo le disastrose amministrazioni comunali maggioritarie, secondo un modello francese o austriaco più che italiano.

Sappiamo che il prevedibile trionfo dei “sì” determinerebbe una crisi politica senza precedenti a tutti i livelli, ma non c'importa! Crediamo fermamente che il parco sia un ente inutile e dannoso e che, aldilà di qualche poltroncina e qualche posto precario e clientelare, non abbia creato nulla di positivo e che quindi debba essere chiuso per riportare il potere al suo legittimo depositario, il popolo, in nome del quale in troppi si riempiono la bocca di belle parole per farlo, prendendo in prestito un antico detto di saggezza popolare isolana, curnutu e mazziatu!

Riteniamo infine che un vero “progetto per La Maddalena” sia la risposta migliore, assieme al referendum, alle esigenze concrete della nostra comunità e nessuno potrà più fermarci nonostante gli sforzi dei tanti sabotatori, opportunisti, presenzialisti, ruffiani politici, nostalgici, predicatori, calunniatori e venditori di fumo che stanno sempre più proliferando in città nell'era Bonanno.

La storia come volontà del popolo non si può fermare!

* presidente del Comitato per il referendum sul Parco


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