venerdì 28 dicembre 2007
di Darwin
C'è del marcio in Danimarca. In Sardegna tutto a posto. Così almeno direbbe un anonimo principe in trasferta nel giudicare l'assordante silenzio del popolo sardo rispetto ai temi ora attuali, fino a ieri inesistenti.
Consorzi industriali, servitù militari, entrate statali dimenticate, sfruttamento delle risorse naturali, monopoli navali, sanità col grembiulino (sporco): a prescindere dal modo in cui la disinformazione della stampa locale ne parla sono temi che - ce ne scusi L'Unione Sarda - ha introdotto il governo Soru.
Rispondete si o no, risposta secca per carità: chi è d'accordo con la severa riforma dei Consorzi industriali sardi? No, non quella della Commissione industria, che divide in due la torta, portando da 16 a 8 i consorzi, sperando che così diventi più buona. Quella proposta dalla Giunta regionale, quella vera, che dice che, a parte pochissime eccezioni, i Consorzi sono inutili sacche di profitto per politici in parcheggio temporaneo.
Come?! tutti d'accordo eccetto pochi astenuti?
Ma santiddio! Se siete tutti d'accordo come mai il problema non è stato posto 10, 15, 20 anni fa? Solo ora se ne parla?
E le servitù militari? Togliamo le saltuarie iniziative dei mastrucati movimenti autoctoni autonomisti, più di folklore che di sostanza: quale governo regionale ha realmente espresso una posizione in merito, chiedendo la restituzione dei territori espropriati?
Non c'è dubbio che mai nella storia sarda passata sono stati messi in discussione così tanti temi in così poco tempo. Tutti temi pesanti, eppure fino ad ora neppure sfiorati, forse per non sollevare spiacevoli olezzi.
Mai come ora che il coperchio è stato tolto, che si vede ciò che bolle in pentola, fioccano le polemiche, le feroci critiche: nessuno sembra escluso, dagli operatori della formazione professionale a quelli della Tirrenia, dai sindacati ai partiti (di maggioranza più che dell'opposizione).
Non parliamo poi dei media, che come oche starnazzanti dal Campidoglio delle redazioni chiamano i sardi alle armi contro l'invasore soruceno.
Sembrerebbe, a giudicare dal silenzio-assenso con cui si subisce la tempestante campagna mediatica contro Soru e il suo governo, che siamo ormai assuefati al saccheggio operato dalla malapolitica nostrana, tanto da non reagire più alle storture create a vantaggio dei soliti noti.
Come se una vera buona politica debba essere quella silenziosa, che passa attraverso il consenso di tutti, soprattutto dei pochi, e non quella del Gesù Cristo che rovescia i banconi dei mercanti del tempio facendo certo grande clamore e provocando anche molte voci contro, poveri mercanti, che in fondo anche loro fanno girare l'economia e sono anche padri di famiglia.
Io credo che la Sardegna abbia con Soru vinto un'inaspettata opportunità di riscatto: finalmente una persona con le idee sufficientemente chiare e la testa sufficientemente dura da fare ciò che tutti intimamente aspettavamo.
E credo anche che gli attacchi continui contro il suo operato siano le prove migliori che sta operando nella giusta direzione, magari con qualche sbavatura. Chi davvero si aspettava, quando ha votato per lui, di mandare al governo un accorto Salomone che, con bilancia di precisione, spaccava con millimetrica esattezza le questioni per soddisfare tutti e non scontentare nessuno? Davvero aspettavamo una colomba o, per dirla alla spagnola, una Palomba che rivoluzionasse la Sardegna con pizzini e coriandoli?
Io credo che chi ha votato Soru abbia invece voluto mandare in Regione un angelo sterminatore che, con furia millenaria e vendicatrice facesse scempio del malcostume sfrontato di destra e di sinistra per poi, stanco del mulinare di spada e dello schizzar di sangue, prendere calce e cazzuola e costruire infine qualcosa di nostro, che duri per i nostri figli.
Se questo è quello che ci aspettavamo da lui, allora non dobbiamo turbarci dei lembi di carne, delle teste che volano, degli strilli e degli anatemi: un po' di pulizia finalmente!
E neanche degli schizzi di calce: non si costruisce senza sporcare un po'.
Vi invito ad un esperimento: entrate nel sito della Regione. Quello attuale, costato poche migliaia di euro, non quello realizzato dal governo di centro-destra, si dice con un milione di euro.
Visitate l'area “delibere” e scorrete liberamente le pagine delle ultime delibere di giunta (bastano cento).
Cliccate poi sugli anni 2003, 2002 e precedenti. Notate qualche differenza? Certo, il numero non fa la qualità, ma se tanto mi da tanto…
Non c'è da stupirsi se emerge un certo malcontento dal personale dell'ente Regione, con tutto questo superlavoro a cui sono costretti! Hanno sollevato tanta pietà da essere inseriti tra le priorità dei sindacati nella piattaforma-emendamento presentato dopo la manifestazione unitaria per lo sviluppo. Come se il futuro della Sardegna fosse legato a filo doppio a quello dei burocrati regionali!
Ma forse è davvero così: quando si muovono i sindacati per salvaguardare i diritti di tante eccelse professionalità, qualche cosa vorrà pur dire.
Ma, mi chiedo, a promuovere la valorizzazione delle professionalità interne della Regione saranno quegli stessi sindacati che hanno appoggiato l'idea di far diventare dirigenti i dipendenti regionali attraverso concorsi, strettamente riservati al personale interno, fatti con quiz basati sul testo di poche leggi regionali rese note prima delle prove? Non li ha mai sfiorati l'idea che così facendo hanno creato una casta chiusa di dipendenti-oligarchi, che tutto favorisce fuorché la creazione di professionalità all'interno della Regione?
Certo non si può fare di tutta l'erba un fascio, per carità. Ma un fascetto si, senza dubbio.
Ci si indigna per alcune recenti gare pasticciate, ma prima di immaginare un Soru occhialuto chino sopra i verbali, si dovrebbe riflettere sul fatto che le gare le fanno i funzionari, i dirigenti, la struttura della Regione.
Se la responsabile del procedimento della gara Sisar ha dimenticato di allegare il capitolato di gara alla determinazione di indizione della gara, la colpa è di Soru? O non forse del fatto che magari a dirigere la procedura di gara ci sarebbe voluta un'altra figura, una diversa professionalità?
E la dirigente Michela Melis, figlia del più noto Mario Melis, ha in fondo dimostrato più coraggio che professionalità nell'annullare una gara, quella della Saatchi, che qualunque funzionario comunale avrebbe capito non era da annullare (perché gli atti esterni alla gara, quali i resoconti delle commissioni politiche, non possono in alcun modo alterare l'esito formale del procedimento, dato dai verbali fino a querela di falso)?
Sarò all'antica ma non trovo scandaloso il ricorso a consulenze esterne per fare bene il lavoro che non si riesce a far fare ai dipendenti interni.
Senza Soru oggi i giornali non avrebbero molto di cui parlare, e forse sarebbero più ricchi.
La verità è che ovunque si tocchino privilegi si alzano lamentele. Tanto più alte quanto più i privilegi sono iniqui.
Ed oggi è un coro di lamenti in Sardegna, peggio di una polifonica. In Danimarca invece tutto tace, ma lì, si sa, non c'è Soru.
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